Da dieci secoli e fino a cinquantanni fa i cittadini erano molto appassionati alla bellezza delle loro città e questa bellezza consisteva poi nel disporre in sequenze i temi collettivi e le strade e le piazze tematizzate, proprio con la medesima accurata coerenza con la quale scegliamo la mattina i nostri vestiti. Così chi giunga oggi a Milano da Monza percorre un viale alberato largo trenta metri, incrocia in piazza Loreto i boulevard della seconda cerchia, larghi quaranta metri, prosegue nel corso Buenos Aires, una ricca strada principale con i suoi negozi e con lo sfondo trionfale della torre Velasca, oltrepassa la porta dovera passato Renzo e ora sottolineata dai caselli daziari, percorre corso Venezia, una strada monumentale senza negozi ma con i magnifici palazzi dei maggiorenti, costeggia il giardino pubblico con il museo e il planetario, coglie la volontà estetica nel Novecento in piazza San Babila, risale la strada principale della città, corso Vittorio Emanuele, fino alla piazza del Duomo, una piazza monumentale circondata da edifici della medesima architettura i cui portici denunciano la volontà di farne una piazza di mercato e dove il monumento al te celebra la nazione, una piazza sulla quale è apertala galleria, la più bella del mondo. E appena, oltre, la sequenza prosegue nella piazza dei mercanti con lantico broletto, in via Dante - voluta monumentale, con le migliori facciate di fine Ottocento, ma anche costeggiata di negozi e resa trionfale dalla prospettiva del castello, oltre il quale poi la sequenza prosegue diritta verso il parco, larco della pace, lampia passeggiata di corso Sempione - larga novanta metri come gli Champs Elysées per finire poi, lontano, nel porticato dorico del Cimitero maggiore. Temi e sequenze che tutti conoscono, gli stessi che riconosciamo risalendo a Parigi dal Louvre allarco di Trionfo ma anche in qualsiasi piccola cittadina, in una dimensione più modesta ma proprio i medesimi. Così vengono costruite in Europa le città e i loro quartieri, lambiente ecologico appropriato per i loro cittadini, sedimentato con sagacia da secoli che soltanto una cieca presunzione può proporsi di «superare». AllUrban Center sono esposti due progetti di un quartiere situato a nord della Bicocca, che di tutto questo non sanno nulla, gruppi di case alte che potrebbero venire collocati dovunque, forse nel lontano Kazakistan. Cinquantanni fa Antonio Cederna, scrivendo di Milano, parlava di «urbanistica senza testa», e forse questa è lunica tradizione qui rispettata. Nel 2015 i visitatori provenienti da altre città, che conoscono per esempio i nuovi quartieri di Madrid o di Lione, o magari arrivano dalla sofisticata Curitiba, si domanderanno se sia valsa la pena di un lungo viaggio per precipitare in questa landa sgrammaticata.
URBANISTICA SGRAMMATICATA
I cittadini di Milano sono appassionati della bellezza delle loro città, che consiste nel disporre i temi collettivi e le strade e le piazze in sequenze coerenti. La città è progettata con cura, con strade larghe e piazze monumentali, come la piazza del Duomo e la piazza San Babila. La sequenza prosegue nella piazza dei mercanti e nel parco della pace. I temi e le sequenze sono simili a quelli di altre città europee, come Parigi. Tuttavia, il quartiere di Bicocca è un esempio di urbanistica disordinata, con gruppi di case alte che potrebbero essere collocati in qualsiasi luogo.
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