Ci sarà ancora una Galleria darte moderna e contemporanea nel futuro di Verona? Il quesito è dobbligo se ai problemi legati allinamovibilità da Palazzo Forti di alcune grandi - anche nelle dimensioni - opere (come le sculture di Sol LeWitt e Gino Bogoni o il gigantesco «Wall Drawing» sempre di Lewitt), destinato alla vendita dal Comune, alle difficoltà logistiche di spostamento dellimponente magazzino (circa 1.500 opere) e di depauperamento della collezione per il ritiro di numerosi e importanti prestiti da parte di collezionisti privati, come Giorgio Fasol, indignati perla mancanza di una politica culturale seria nella nostra città, si aggiungono altre questioni non secondarie. Eccone alcune. DIREZIONE ARTISTICA. Laddio di Giorgio Cortenova, tanto indotto da sembrare quasi una giubilazione, lascia scoperto il ruolo di direttore artistico della Galleria. Se il passato (e il presente) insegna qualcosa, la Gam rischia di rimanere a lungo senza una guida con pieni poteri, come succede alla Biblioteca Civica o al Centro internazionale di fotografia degli Scavi Scaligeri, da anni annorum in attesa di avere una direzione ufficiale. Per intanto la Gam è andata ad aggiungersi ai già mille impegni che ha Gabriele Ren, ottimo funzionario comunale, ma che non può certo avere il dono dellonniscienza. UNA SEDE IN CONDOMINIO. Intanto, una volta conclusa la bella mostra di Roberto Barni, nei primi giorni di novembre dovrebbe iniziare il trasloco da Palazzo Forti a Palazzo della Ragione, inaugurato appena un anno e mezzo fa, dopo un lungo restauro che lo aveva pensato come sede di grandi esposizioni temporanee. Ora bisognerà ricavarci uffici per il personale, magazzini climatizzati per il deposito permanente delle opere e... fare i conti con il condomino. Tra Fondazione Cariverona, che aveva finanziato il restauro, e Comune di Verona, infatti, cè un accordo ufficiale in base al quale la struttura è riservata per sei mesi allanno alle iniziative dellente di via Forti, tanto è vero che sia la mostra dei capolavori italiani delle collezioni del Museo Pushkin, sia quella «Venezia e il secolo della Biennale», rientrano in questo pacchetto. Cosa succederà in futuro? La Gam potrà lavorare solo metà dellanno o dovrà sperare che la Fondazione si dedichi solo ed esclusivamente allarte contemporanea nellottica di unutopica sinergia? IL RISIKO DEI PALAZZI. Resta inoltre da chiarire se, nel risiko dei palazzi storici innescato dalle vendite annunciate (Palazzi Gobetti e Pompei, oltre al Forti, ed ex convento di San Domenico), dalle ristrutturazioni, molto di là da venire, a dire il vero, dellArsenale e del Palazzo del Capitanio, e dalla trasformazione della Gran Guardia in sede espositiva, anche se partita con il flop goldiniano del Louvre, il Palazzo della Ragione diventerà il centro congressi in centro storico, togliendo quindi ulteriori spazi e tempi alla Galleria. Per il momento, tuttavia, sono problemi che non sembrano porsi, perché non esiste, a quanto è dato a sapere, alcuna programmazione ufficiale della Gam per il 2009. UN 2009 SENZA ARTE? Solitamente in novembre si apriva la nuova stagione espositiva della Gam, con la presentazione dellintero programma dellanno successivo. Questanno invece non ci sarà nulla per lautunno-inverno, che sarà interamente occupato dal trasloco. Inoltre anche per il 2009 non ci sono prospettive rosee. Lunico evento di cui a qualche organo di informazione ha parlato lassessore alla Cultura Erminia Perbellini è la mostra dello scultore inglese Marc Quinn, su avanza un diritto di primogenitura Cortenova. «È una mostra che considero mia», dichiara, «infatti stava nella programmazione triennale che ho presentato allassessore nel 2007. E vorrei che questo mi fosse riconosciuto», afferma, «perché esiste un copyright delle idee e farò eventualmente valere i miei diritti in ogni sede». Il fatto è che non è prevista al Palazzo della Ragione, ma in parte in giro per la città e in parte nella Casa di Giulietta, dove non solo ci sono enormi problemi statici di portata dei pavimenti per reggere il peso di alcune sculture e dei visitatori, ma non cè nemmeno un accesso riservato ai portatori di handicap motori. E poi? Oltre a Quinn, lunica altra iniziativa ventilata è quella sul Futurismo, affidata però al Mart Di Rovereto e alla sua direttrice Gabriella Belli, che è pensabile che nellorganizzazione non privilegi certo Verona rispetto alla cittadina trentina dove lavora a tempo pieno. DEPOTENZIAMENTO. Tutto ci sembra preludere a un progressivo depotenziamento delle attività della Galleria darte moderna. E ne è sintomo lo «scippo» (potremmo definirlo così) del deposito quinquennale del Premio Icona assegnato nellambito della fiera dellarte ArtVerona. Anche qui Cortenova è stato sostituito alla presidenza della giuria e proprio dalla Belli, su indicazione della Perbellini. E così, mentre i premi 2006 e 2007, le installazioni «Jumping Carrousel» di Julia Bornefeld e «Aspettare» del cubano Diango Hernandez sono esposte a Palazzo Forti, il premio che sarà assegnato tra un mese finirà per i prossimi cinque anni nella collezione del Mart. E in più la Gam è stata completamente tagliata fuori da ogni iniziativa, compresa la tradizionale cena a Palazzo Forti.
VERONA - Galleria darte moderna Si apre un futuro incerto
La Galleria darte moderna e contemporanea di Verona è in discussione a causa della vendita di alcune opere da Palazzo Forti, che causano difficoltà logistiche e depauperamento della collezione. Il direttore artistico Giorgio Cortenova lascia il ruolo, e Gabriele Ren, un funzionario comunale, assume le sue responsabilità. La Galleria dovrà traslocare a Palazzo della Ragione, ma ci sono problemi con il condomino, la Fondazione Cariverona e il Comune di Verona. La mostra di Roberto Barni è stata conclusa, e non ci sono prospettive per lautunno-inverno. La mostra di Marc Quinn è prevista, ma ci sono problemi con laccesso ai visitatori con disabilità.
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