Di necessità virtù. Per "Recondite armonie", dall11 al 26 ottobre, unopera diversa ogni sera: cera bisogno di allestimenti veloci Il palcoscenico dove geni del teatro come Ronconi e Nekrosius hanno mosso i loro primi passi nella lirica, il teatro dei grandi debutti di registi cinematografici nellopera (da Ermanno Olmi a William Friedkin) e che ha «osato» affidare alla Fura dels Baus la Tetralogia wagneriana, torna alla tradizione delle scene dipinte. Per fare di necessità virtù: con la rassegna «Recondita armonia» dall11 al 26 ottobre, il teatro Comunale proporrà a ritmo di uno spettacolo a sera, opere di repertorio come Tosca, La Bohème e Cavalleria Rusticana insieme ai balletti Vespri (dai Vespri Siciliani di Verdi, coreografia di Luciano Cannito) e Paganini di Vladimir Vassiliev. Obiettivo: avvicinare i neofiti alla lirica, conquistandoli con una tradizione di grande qualità. E, in attesa del nuovo teatro (la posa della prima pietra a ottobre), la scommessa sul turnover di allestimenti può essere vinta dal Maggio - il cui palco non è dotato di tecnologie allavanguardia - solo ripescando lantica e ormai quasi dimenticata usanza di agili e mobilissimi fondali. Lideazione è stata affidata allo scenografo Francesco Zito, già ideatore dei bozzetti del Wozzeck di Berg con la regia di Friedkin, uno degli ultimi, grandi depositari di una tecnica scenografica che rischia di scomparire. Insieme al regista Mario Pontiggia, allievo e collaboratore di Pier Luigi Pizzi, Zito ha inventato tre nuovissimi allestimenti «che proveremo in poco più di un mese, tempo di solito riservato alla preparazione di un solo spettacolo: una lotta contro il tempo» dice il regista: di Tosca se nè innamorato anche Zubin Mehta, che lo ha scelto per il suo ennesimo incontro con il capolavoro pucciniano nel 2010, mentre nel 2011 andrà in tour in Giappone. Lidea delle scene dipinte non ha fermato lestro di Zito e Pontiggia: «Il fondale è il regno dellillusione: lascia spazio allimmaginazione dello spettatore - spiega Zito - che si perde nelle meraviglie della prospettiva, nel disegno che imita e ricostruisce la realtà. In questi allestimenti non abbiamo comunque rinunciato a elementi costruiti: mescolare le due tecniche ci ha permesso di dare unulteriore spinta alla nostra creatività, non senza qualche problema, soprattutto per quanto riguarda le luci. I fondali non vogliono la luce diretta, cosa che è richiesta dalle scene costruite». In Italia, oggi, i fondali sono sinonimo di allestimenti punitivi, «idea falsa e sbagliatissima - spiega il regista argentino - la multimedialità o il minimalismo imperante spesso schiacciano la potenza drammaturgica di unopera, lemozione che è capace di suscitare, la recitazione dei cantanti, lumanità del teatro dopera. E cè anche un altro segnale importante: gli allestimenti di questa rassegna riporteranno alla luce un artigianato teatrale di cui lItalia vanta ancora il primato». Zito si è affidato non solo ai laboratori del Comunale, la cui importanza nel settore delle scene pittoriche fa ormai parte della storia, ma anche al laboratorio Spazio Scenico di Roma e a Silvano Mattei, uno dei più quotati pittori scenografi del mondo, autore del sipario dellOpéra di Parigi al Palais Garnier. «Dietro i fondali che vedremo sul palcoscenico del Comunale - spiega Zito - ci sono circa 800 ore di lavoro certosino». E, per continuare con le cifre monstre, in tutta la rassegna saranno utilizzati 550 costumi dalle più autorevoli sartorie teatrali italiane, come Cerratelli o le collezioni di Piero Tosi: alcuni sono depoca. Tradizione, ma non assenza di libertà. La Bohème di Pontiggia e Zito è ambientata nel 1912, «in una soffita che sa di archeologia industriale, persa tra i cieli di una Parigi che è già una metropoli attraversata dai viadotti del metro che sovrastano la barriera dEnfer nel terzo atto - spiega il regista - lì vivono, amano, muioiono i giovani protagonisti, squattrinati non per destino, ma per scelta, stanchi della borghesia da cui provengono». Su Tosca «pesa una Chiesa ingombrante, mortuaria, tra macabre reliquie e il gigantesco ritratto della Maddalena che cita vari dipinti, in una Roma che si dibatte tra eccesi di puritanesimo e peccati sottobanco» anticipa Zito; «tutti i registi si focalizzano su Scarpia - aggiunge Pontiggia - qui invece lattenzione è tutta su Tosca e Cavaradossi, artisti prima che eroi, travolti dalla politica loro malgrado». Mentre il problema di Cavalleria Rusticana è stato «dare un senso ad una drammaturgia assente - spiega il regista - lidea della solita piazza di paese dove si alternano folklore e tragedia non ci piaceva. Così abbiamo messo in scena una chiesa sezionata: perché il centro dellopera è la dannazione di Santuzza». Lo stesso scorcio siciliano ricompare nel balletto I Vespri. Distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
FIRENZE - Il Comunale riscopre le scene dipinte
Il teatro Comunale di Bologna propone una rassegna di opere di repertorio dal 11 al 26 ottobre, intitolata "Recondita armonia". L'obiettivo è avvicinare i neofiti alla lirica con una tradizione di grande qualità. Le opere proposte includono Tosca, La Bohème e Cavalleria Rusticana, insieme ai balletti Vespri e Paganini. Gli allestimenti sono stati ideati dallo scenografo Francesco Zito e dal regista Mario Pontiggia, che hanno utilizzato la tecnica delle scene dipinte. La rassegna include anche 550 costumi e 800 ore di lavoro per la creazione dei fondali.
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