UNA VILLA ROMANA NELLANTICA PETRA Una testa di vecchio satiro incoronato, una lucerna romana con la raffigurazione del mito di Atteone, due monete repubblicane in bronzo, frammenti di ceramica e cinque colonne romane. Trasudano leggenda i reperti archeologici emersi dalle viscere di Petralia Soprana. Sono il frutto della missione archeologica, condotta nelle campagne madonite per fare luce sulla nascita dellantica Petra. I risultati della campagna di scavi sono stati presentati, nei giorni scorsi, dal professore Gaetano Messineo dellUniversità de LAquila che ha collaborato con la Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo. Una convenzione biennale tra Soprintendenza e università di Palermo e LAquila che prevede anche un progetto di ricognizione per la stesura di una carta archeologica delle Madonie curata da Oscar Belvedere dellIstituto di Topografia. La scoperta di enorme valore storico e archeologico ha permesso di identificare a Petralia Soprana un insediamento arcaico a Piano San Giacomo, nei pressi di contrada Pinta, dove sono emersi materiali del VI secolo avanti Cristo. E nella frazione di Raffo, in contrada Santa Marina proprio sopra gli argini del fiume Salso, una Villa rustica, detta delle Saline, un insediamento di tarda età repubblicana romana risalente al I secolo a. C. Di notevole interesse è la villa romana in località Santa Marina che mette assieme i pezzi di una fattoria in cui convivevano, luno accanto allaltro, la dimora padronale e gli ambienti per la raccolta e la conservazione dei prodotti della terra. Spiega il professor Gaetano Messineo: «Si tratta di due lati ortogonali e di un ampio piazzale delimitato da gradoni con colonne lisce di pietra. Un frammento di capitello indica che le colonne erano di ordine dorico, anche se non scanalate. I numerosi frammenti raccolti, documentano una continuità di vita dellimpianto dalla tarda età repubblicana romana, fino al tardo Impero (VI - VII secolo dopo Cristo). Tra i ritrovamenti, cè una lucerna romana con la raffigurazione del mito di Atteone, il cacciatore trasformato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani per volere di Artemide la dea da lui vista al bagno senza veli, e due monete repubblicane di bronzo, gli assi, con la testa di Giano bifronte su un lato che confermano la datazione II - I secoloa. C. Nel piano di calpestio del cortile porticato - continua Messineo - probabilmente confluivano i prodotti agricoli poi depositati in giare . Alcuni frammenti mostrano lelevato livello di vita degli abitanti della villa, come una maschera teatrale in terracotta e una piastrina in osso lavorato, posta probabilmente a rivestire un mobile, che raffigura una magnifica testa di vecchio satiro incoronato dalla barba». La prossima campagna di scavi tenterà di ricostruire la viabilità antica della zona in particolare lungo il fiume Salso utilizzato, probabilmente,. per raggiungere le antiche saline della borgata di Raffo già conosciute al tempo di Augusto.