«Quello che sta accadendo a Pompei è inaudito: se non si trova una formula per far collaborare Soprintendenza e Commissario non c'è altra soluzione che revocare l'incarico a uno dei due». Non usa mezzi termini, Gianfranco Cerasoli, segretario generale di Uil Beni Culturali, per esprimersi sulle ultime vicende pompeiane che vedono il Soprintendente Pier Giovanni Guzzo dire un secco no al commissariamento degli scavi di Pompei, deciso dal consiglio dei ministri su sollecitazione del ministro Bondi. Di «politica improvvisata del ministero dei Beni Culturali e totale disattenzione della giunta regionale della Campania» parla anche Pietro Cerrito, segretario generale Cisl campana, in una denuncia indirizzata al ministro Sandro Bondi, al presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e all'assessore ai Beni Culturali, Claudio Velardi. «O ci saranno risposte efficaci o potrebbe scattare la mobilitazione dei lavoratori - sottolinea il sindacalista - In un settore rilevante quale quello della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale ed archeologico campano, è fondamentale il ruolo primario del pubblico». La presa di posizione del soprintendente è ancora più significativa perché fatta ieri l'altro durante l'apertura del convegno internazionale in cui si è discusso del progetto finalizzato a far di Pompei un «Centro d'Eccellenza» internazionale aperto a esperimenti e cooperazioni di università e scienziati. «A giudicare da quanto finora si è visto, quello che manca alla struttura del Commissario straordinario è la conoscenza, e la critica delle conoscenza, delle situazioni sulle quali è stato chiamato ad operare, in deroga a tutte le norme - aveva sottolineato Guzzo - Per quanto riguarda gli ostacoli esterni negli ultimi mesi qui a Pompei ne abbiamo avuto un evidente saggio con l'istituzione di un Commissario straordinario, struttura destinata a risolvere, nello spazio di un anno, una denunciata, ma non argomentata, situazione di emergenza che, nella sua realtà è iniziata nel 1748». Immediata, la replica del Commissario, Renato Profili il quale, diplomaticamente, aveva risposto di non sentirsi «il bersaglio di quelle frasi, in quanto un attimo dopo l'intervento di Guzzo, ci siamo parlati e abbiamo convenuto che il piano andava appoggiato in ogni sede». Una posizione che è parsa essere molto simile a una «pace armata». «Questo è un altro aspetto del problema Pompei - riprende il segretario Uil - nelle riunioni ufficiali, soprintendente e commissario sembrano essere in pieno accordo, salvo poi comportarsi diversamente, scontrandosi alla prima occasione. Il ministro avrebbe fatto bene a trovare un commissario in persone esperte e che noi avevamo indicato in Stefano De Caro, direttore generale per l'Archeologia, o Giuseppe Proietti, segretario generale del ministero». Il problema tuttavia, non resta fermo solo al sito archeologico ma si riverbera anche su Napoli, considerato che le due soprintendenze sono state accorpate. «Se restano bloccati i fondi - conclude Cerasoli - mancano le risorse per l'intera struttura, con relativo stop a lavori di manutenzione, di scavo, di restauro, di sorveglianza del territorio. Insomma, una vera e propria iattura per l'archeologia e i beni che insistono sull'area vesuviano - flegrea».