Elenco Titoli Stampa questo articolo MERCOLEDÌ, 17 SETTEMBRE 2008 Pagina VII - Bologna Lintervista Non è lattraversamento del centro, ma la mancanza di un progetto urbano. Cè lassoluta necessità di rimettere mano agli spazi attraversati Bisogna assolutamente evitare che da confuse e brutte diventino ancor peggio dopo larrivo del tram su gomma È stato presentato a spizzichi e bocconi e non è sufficientemente attento al tema della riqualificazione delle due strade "Evitare che con il Civis Marconi e Bassi peggiorino" «Larrivo del Civis è stato inteso fin dallinizio come una grande occasione di riqualificazione urbana, questo aspetto è centrale. Il progetto che ci è stato presentato da Atc, tra laltro a spizzichi e bocconi e senza il tratto di via Marconi, non è sufficientemente attento al tema della riqualificazione. Bisogna evitare che via Rizzoli e via Ugo Bassi, da confuse e brutte che sono, diventino ancora peggio dopo larrivo del tram su gomma». Larchitetto Pietro Maria Alemagna, a capo della Commissione per la qualità architettonica e del paesaggio, meglio conosciuta come Commissione edilizia, è stato chiamato dal Comune, insieme ad altri due «saggi», Piero Orlandi dellIstituto per i beni culturali e lo storico dellarte Eugenio Riccomini, a esprimere un parere sulla qualità dello spazio urbano in relazione al passaggio del tram a guida ottica. Nella relazione consegnata dopo lestate, una lettura che tiene finalmente conto non degli aspetti trasportistici e neanche di quelli di dettaglio presi in esame dalla Soprintendenza, ma che affronta il problema dal punto di vista della qualità del disegno della città. Un problema di tutta la città del futuro, in cerca di nuove regole. Architetto Alemagna, il problema dellattraversamento del centro da parte del Civis viene portato fino a Roma da un gruppo di cui fa parte anche lurbanista Pier Luigi Cervellati. Lei cosa ne pensa? «Il problema oggi non è lattraversamento del centro da parte del Civis, perché allora bisognerebbe decidere che nessun mezzo pubblico pesante passa più sotto le Due Torri, ma la mancanza di un progetto urbano. Cè lassoluta necessità di correggere il progetto Atc per rimettere mano agli spazi attraversati». Da dove parte il problema? «Fin dallinizio si sono rimandati molti aspetti alla fase del progetto esecutivo, ma il vero impegno andava probabilmente preso a monte, daccordo con Atc. Oggi non possiamo evitare di porci questi interrogativi: via Rizzoli, anche per il suo ruolo di "scenario" cittadino, deve rimanere una distesa di motorini e auto in sosta o si può modificare la struttura dellasse viario? Via Marconi non merita di essere considerata centro storico e quindi di veder nascere un nuovo rapporto tra i portici e la strada? Perché le due strade più importanti del centro sono tra le più brutte della città?». Quali sono i rischi che si corrono con larrivo del Civis? «Il rischio è che queste strade già brutte diventino anche peggio, se si procede per semplice sovrapposizione e non si fa invece uno sforzo per riorganizzarle. Questo è un momento cruciale per tentare di recuperare la qualità urbana». La qualità dello spazio urbano secondo lei oggi è ancora una caratteristica di Bologna? «Sì, anzi, io penso che nella nostra città spesso prevalga laspetto dellorganizzazione dello spazio urbano rispetto ai singoli oggetti edilizi. Non mi preoccupa lassenza della firma di grandi architetti, ma credo che dovremmo girare di più con gli occhi puntati a quello che succede a terra, piuttosto che "incantarci" a contemplare i così detti "ecomostri". Più attenzione ai trasporti, appunto, ma anche ai percorsi pedonali, al verde urbano, agli spazi collettivi, insomma alle connessioni tra i punti della città». Quali sono gli strumenti per ritrovare questa vivibilità della città? «Lo strumento che lamministrazione si è data è il nuovo Psc, adesso il regolamento urbanistico edilizio (Rue) deve dare le gambe allambizioso progetto delle «sette città» previste dal nuovo piano. La nostra tradizione migliore è nelle regole, solo quelle possono permettere al Psc di non restare lettera morta, chiusa in un cassetto. I nuovi edifici a Bologna devono essere contraddistinti da percorsi a terra agibili, coordinati con i mezzi di trasporto, con pratiche di costruzione a risparmio energetico e con grande parsimonia nelluso delle materie prime. In questo senso, ad esempio, il grande origami che copre la nuova sede dei servizi comunali, che ha per altro molti altri aspetti positivi, rappresenta un vero «schiaffo» a un modo di costruire attento e sostenibile».