«Milano ha gli spazi adatti per sviluppare progetti legali e condivisi». E uno: Ivan. «I graffiti sono una risorsa e se il Comune li riconosce come tali, io ci sto». E due: Pao. «Un confronto pacato e intelligente serve a tutti». E con Ozino fanno tre: una prova. Ivan, Pao, Ozmo e gli altri. I graffitisti più famosi «sono favorevoli a seguire un percorso di regole», assicura Gisella Borioli, saggia per larte contemporanea inserita da Letizia Moratti nel comitato degli otto per la cultura: «Ho raccolto ladesione degli esponenti più in vista». Il patto: stop ai «pezzi» abusivi, sfregi e bombardamenti, «solo progetti su commissione», pensati per la città. «Ne ho parlato al sindaco, è entusiasta», dice Borioli: «La parola dordine è dimentichiamo il passato, dora in poi gli artisti saranno esempio e testimonial, è finita lepoca trasgressiva». E la svolta. Pax per le tag, si firma la pace. Chi ci sta, disegna e i ribelli si rassegnino: linea dura era e a breve sarà peggio con la nuova ordinanza anti-vandali. «E ora diniziare a distinguere glimbrattatori dagli artisti», attacca Borioli, trovando una sponda in Davide Rampello, altro saggio e presidente della Triennale. I vandali: «Vanno presi e puniti, certo». Ma gli gli artisti no, di loro lavoro devessere ammesso, regolato. Per loro il muro è un altro mezzo di comunicazione, vale una mostra». Street art, sweet art, al Pac, è stata un successo. Lultima personale di Bros, in via Tortona, si vedeva dopo unora di coda. I writer milanesi sono ospiti di eventi italiani e internazionali (le ultime: Roma, Sicilia, Cuba, Libano). Dice Borioli che «con la sola repressione rischiamo di perdere unoccasione, lasciamo scappare questi ragazzi allestero, dimostriamo di essere città incapace di seguire le avanguardie. Anche questa è innovazione, no? Dobbiamo essere più spregiudicati». II mistero di Berlino si chiama Bansky: writer famosissimo, faccia sconosciuta. I graffitisti di Milano non si nascondono più, sono nelle gallerie, hanno partecipato al tavolo in Comune voluto da Vittorio Sgarbi e continuano con la coppia Borioli-Moratti. Lobiettivo, ora, diventa mappare e dipingere linfinità di muri ciechi, fabbriche, ponti e acquedotti che «ingrigiscono la città». Obiettivo: «Promuovere cultura urbana». Pao ha tirato fuori pinguini dai panettoni di cemento e oggi la creatività è il suo lavoro: «Sono per il reciproco riconoscimento. Artisti e istituzioni. Basta con le posizioni elettoralistiche». Ivan, poeta di strada, è socio dellassociazione Art Kitchen: «Gli spazi legali consentono di lavorare in dialogo con i cittadini». Ozmo sè laureato allAccademia: «Se coltiviamo il lato culturale e sociale del fenomeno, è di stimolo per tutti».
MILANO - Basta degrado, accordo writer e Comune
Il Comune di Milano ha deciso di riconoscere i graffiti come una risorsa e di incoraggiare gli artisti a lavorare in modo legale. Gisella Borioli, saggia per l'arte contemporanea, ha raccolto l'opinione degli esponenti più in vista del mondo del graffiti e ha proposto un patto: stop ai pezzi abusivi, sfregi e bombardamenti, e solo progetti su commissione. Il sindaco è entusiasta e ha promesso di dimenticare il passato e di considerare gli artisti come esempi e testimonial. Borioli ha anche attaccato la nuova ordinanza anti-vandali, che potrebbe peggiorare la situazione, e ha chiesto di distinguere gli artisti dagli artisti.
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Bene culturale
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