Sono Darsena e SantAmbrogio il Pincio di Milano. I due autosilo dividono da tempo architetti e storici dellarte, comitati, Soprintendenza e Comune. Autosilos in luoghi che invece «andrebbero tutelati», il porto leonardesco e il piazzale della basilica. Lo sostiene Italia Nostra e lha scritto in una lettera inviata al ministro ai Beni culturali, Sandro Bondi. E un appello che si può riassumere così: come ha fermato le ruspe nel cuore imperiale di Roma, onorevole ministro, blocchi i cantieri che scavano le radici di Milano. Scrive il presidente di Italia Nostra, Giovanni Losavio: «I principi consolidati della tutela e il riconoscimento della speciale natura degli spazi urbani delle nostre città storiche» valgono al Pincio come in Darsena e pure a Sant'Ambrogio. Se Italia Nostra ha «salutato con viva soddisfazione la sua ferma determinazione sul progettato parcheggio sotterraneo nel «cuore del Pincio», ora chiede a Bondi di fare altrettanto a Milano, salvando i suoi «oggetti di autonoma salvaguardia». Lo strumento è la legge: vieta «trasformazioni incompatibili con la natura di beni culturali pubblici e lesive della loro stessa integrità fisica». Cinque piani sotto SantAmbrogio, 470 posti auto. Tre livelli scavati nella Darsena, 700 box. Palazzo Marino ha dato il via libera al primo progetto e sta studiando il secondo. Losavio prevede danni nel primo e nel secondo: «Ledificazione sotterranea irreversibile sopprime i sedimenti storici di fondazione per realizzare una complessa infrastruttura tecnologica a servizio del traffico» e «ricomporre in superficie il bene culturale come tetto del garage multipiano». Tradotto: l abasilica e la conca leonardescaca usati come elementi darredo, ricchezze accessorie ai Suv. Un insulto, per Losavio. E non solo per lui. La Soprintendenza, almeno inizialmente, aveva espresso dubbi sulle autorimesse («Incompatibili con il luogo»). Italia Nostra chiede così al ministro Bondi di «arrestare» i lavori in corso, «perché non si consumi un attentato allintegrità del patrimonio culturale milanese grave quanto quello meritoriamente scongiurato al Pincio romano».