L'idea di un tesoro comune dell'umanità si sostanzia nella considerazione che un monumento, un agglomerato urbano, un ambiente naturale, pur appartenendo territorialmente e amministrativamente alla nazione nella quale si trova, in realtà coinvolge la sensibilità e la cultura di tutti i cittadini del mondo. Questo principio è definito nella Convenzione Unesco del 1972. Pur nel rispetto delle singole sovranità nazionali, il mondo intero è pronto a proteggere beni di inestimabile valore L'organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e Cultura (Unesco), fondata a Londra nel 1945, svolge da diversi decenni un importante ruolo nella tutela e protezione di alcuni beni culturali e ambientali. A livello mondiale esistono molti squilibri inerenti la protezione di importantissimi beni culturali e ambientali e, per evitare che testimonianze storiche eo di particolare singolarità naturalistica possano essere abbandonate all'incuria, che ne causerebbe il degrado, o siano "inquinate" da interventi non opportuni, l'Unesco ha posto in essere la Convenzione internazionale del patrimonio mondiale del 16 novembre 1972 (Parigi). Con questa Convenzione si è varato un accordo secondo il quale i vari Paesi aderenti si impegnano a proteggere sul proprio territorio monumenti e siti riconosciuti di un tale valore, dal punto di vista dell'arte, della storia, della scienza della naturalità diffusa, che la loro tutela interessa l'intera umanità. La Convenzione per la protezione del patrimonio mondiale dell'umanità, culturale e naturale, generalmente denominata Convenzione del patrimonio mondiale, viene approvata dalla Conferenza generale dell'Unesco nel 1972 ed entra in vigore nel 1975. Ciascuno Stato, aderente alla Convenzione, riconosce come propria principale incombenza assicurare l'identificazione, la protezione, la conservazione e la trasmissione alle generazioni future del patrimonio culturale e naturale, "considerando che la degradazione o la sparizione di un bene del patrimonio culturale e naturale costituisce un impoverimento nefasto del patrimonio di tutti i popoli del mondo". La prima formulazione di "patrimonio comune dell'umanità" fu coniata dall'ambasciatore di Malta (Pardo) il quale, in seno alla prima Commissione delle Nazioni Unite (1976), fissò dei criteri per l'utilizzazione esclusivamente pacifica del bene comune, libertà di ricerca scientifica, non appropriabilità dell'area e delle sue risorse, conduzione nell'interesse dell'umanità intera delle attività di esplorazione e di sfruttamento, per tutelare alcuni territori inesplorati, ovvero, nullius, come i fondali degli oceani dichiarati "patrimonio comune dell'umanità". Il principio del "patrimonio comune dell'umanità" è stato adottato inizialmente da varie Convenzioni: dalla Dichiarazione del 17 dicembre 1970 dell'Assemblea delle Nazioni Unite per disciplinare lo spazio extra-atmosferico, i fondi e il sottosuolo degli oceani al di là dei limiti delle giurisdizioni nazionali prevedendo dei meccanismi di tutela diretti ad assicurare una gestione razionale dell'area e delle sue risorse ripartendo i profitti e tenendo conto delle esigenze dei paesi in via di sviluppo. Verso la fine degli anni '60, con la nascita del movimento ambientalista in molte Convenzioni internazionali compare il principio di "patrimonio comune dell'umanità", come esigenza di una mutualità internazionale degli interventi di protezione non solo dei territori nullius, come il fondo degli oceani ma anche di particolari beni culturali e naturali esempi di identità culturale, antropologica, naturale, conservata nei secoli. Con la Convenzione Unesco del 16 novembre 1972 (Parigi) s'impone agli Stati l'obbligo della conservazione e valorizzazione del patrimonio mondiale culturale e naturale, ovvero, di individuare alcuni beni culturali, intere città, siti naturali la cui protezione è un diritto-dovere di tutti i popoli del mondo. L'idea del patrimonio comune dell'umanità si sostanzia nella considerazione che un monumento, un agglomerato urbano, un ambiente naturale, pur appartenendo territorialmente e amministrativamente alla nazione nella quale si trova, in realtà coinvolge la sensibilità, l'immaginazione e la cultura di tutti i cittadini del mondo. Negli anni '60 nella Nubia, regione desertica tra l'Egitto e il Sudan, la costruzione della famosa diga di Assuan aveva formato un bacino artificiale che minacciava di sommergere e far sparire per sempre tutti i monumenti della Nubia, preziosa testimonianza della civiltà egiziana. Per la prima volta, la comunità internazionale si mobilitò prendendo coscienza che la perdita di quei monumenti non riguardava solo l'Egitto ed il Sudan, ma l'intera umanità, perché essi rappresentavano una testimonianza della storia e della civiltà dell'umanità intera. In quell'occasione l'Unesco lanciò un appello raccogliendo risorse umane e finanziamenti, che permisero lo spostamento dei monumenti all'esterno dell'area interessata dal bacino artificiale conservandoli come un bene culturale e ambientale da consegnare alle future generazioni. Con la Convenzione Unesco del 1972, ciascuno Stato aderente alla Convenzione riconosce che alla protezione del patrimonio universale ha il dovere di cooperare l'intera comunità internazionale, pur nel pieno rispetto delle sovranità nazionali e senza pregiudicare le legislazioni nazionali. L'Unesco si impegna su richiesta di uno Stato a contribuire alla identificazione, tutela e valorizzazione del patrimonio mondiale nonché di quello in pericolo. Per protezione internazionale deve intendersi un sistema d'assistenza e cooperazione internazionale che tende ad aiutare gli Stati interessati nell'identificare e tutelare la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale e naturale con l'attuazione di una politica generale di tutela e promozione onde assicurare uno sviluppo sostenibile. La Convenzione Unesco sul patrimonio mondiale prevede l'istituzione di un Comitato intergovernativo per la protezione del patrimonio denominato: Comitato del patrimonio mondiale. Esso è composto di 21 Stati membri, eletti tra quelli partecipanti alla Convenzione riuniti in Assemblea generale nel corso della sessione straordinaria della Conferenza generale Unesco, con un mandato di sei anni e si rinnovano per un terzo alla fine d'ogni Conferenza generale dell'Unesco. I componenti del Comitato sono eletti tenendo presente un'equa distribuzione tra Regioni e culture del mondo. Compito del Comitato è definire ed aggiornare l'Elenco dei beni del patrimonio mondiale (Whl World Heritage List), un elenco di beni culturali e naturali considerati di eccezionale valore e meritevoli di particolari tutele onde conservarli per le generazioni future. Il Comitato ha, altresì, il compito di stilare l'Elenco dei beni del patrimonio mondiale in pericolo, un ulteriore elenco di beni inclusi nella World Heritage List per la cui tutela sono necessari interventi urgenti e di grande entità. Gli Stati dopo aver identificato i beni culturali e naturali suscettibili di far parte della Lista, inviano proposte di inserimento al Comitato che decide con l'assistenza dell'Icomos (Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti), dell'Iccrom (Centro internazionale per il restauro dei monumenti) e dell'Uicn (Unione Internazionale per la conservazione della natura), organizzazioni non governative alle quali la Convenzione ha assegnato una funzione consultiva.