L'ordinamento giuridico italiano tutela il patrimonio culturale da tre secoli La straordinarietà, qualitativa e quantitativa, del patrimonio culturale di cui dispone l'Italia spiega come, già a partire dal XVIII secolo, l'ordinamento giuridico italiano, anche se con interventi emergenziali di natura occasionale e conformemente alla mutevole sensibilità verso il tema, sia intervenuto per definire i principi e le norme finalizzate ad assicurare la tutela, la valorizzazione e la protezione dei beni culturali ed ambientali. Con la nascita della Repubblica, la nuova Costituzione repubblicana ha rilanciato al più alto livello d'ordinamento giuridico il tema della protezione storico-artistica, con il dettato del suo art. 9, che statuisce: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione. Questo enunciato, significativamente collocato tra i "principi fondamentali" della nostra Carta costituzionale, esprime una scelta di grande importanza nel senso della caratterizzazione della Repubblica italiana come "Stato di cultura" che include tra i suoi compiti essenziali l'elevazione culturale della collettività, anche attraverso la tutela del patrimonio storico-artistico e del paesaggio. Il rinnovato entusiasmo recentemente manifestato anche in ambito europeo con l'avvento della Convenzione sul paesaggio di Firenze, unitamente alle esigenze di adeguamento della disciplina conseguenti alla riforma costituzionale italiana del 2001, di modifica del Titolo V della Costituzione, hanno prodotto il D.lgs 22.1.2004 n. 42 (così come successivamente modificato ed integrato dai D.lgs n. 156 e n. 157 del 24.3.2006) - noto come Codice Urbani che ha inteso rivalutare e riorganizzare il complesso delle materia secondo criteri di organicità, sistematicità e completezza puntando sulla valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio culturale italiano. In questa cornice, dopo lo scempio di ponte Milvio e ponte Sisto, proprio in questi giorni ritorna ad essere più che attuale l'esigenza di apprestare nuove disposizioni normative per arginare una delle forti criticità nel settore dei beni culturali e porre il freno contro le mani veloci dei writers che continuano ad imbrattare di scritte tanto i muri delle periferie quanto i monumenti del centro storico di molte città italiane. Contro l'attività di vandalismo e offesa al patrimonio culturale è emerso nel recente dibattito politico istituzionale, l'idea di affiancare alle sanzioni di cui all'articolo 639 del codice penale, di carattere pecuniario, l'obbligo in capo al responsabile del deturpamento o imbrattamento di provvedere a sue spese ad effettuare gli interventi di riparazione necessari, sotto la direzione e la vigilanza delle autorità competenti. Alla soluzione normativa, dotata sicuramente di una grande forza deterrente, occorre, nell'attuale momento storico, affiancare una rivoluzione qualitativa dello stile di vita di ciascuno e parallelamente avviare un profondo cambiamento nel rapporto uomoambientepatrimonio culturale. In questa direzione già da alcuni anni la Fondazione G. B. Vico, con sede a Napoli e Vatolla (Sa), presieduta dal professor Vincenzo Pepe, opera nel settore del recupero dei beni culturali ed ambientali per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano nel rispetto dello sviluppo sostenibile e a tutela dei diritti delle generazioni future. Aver restaurato il castello Vichiano di Vatolla nel Cilento rappresenta solo una delle testimonianze vive dell'instancabile opera della Fondazione, più volte sostenuta anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I beni culturali, afferma il presidente della Fondazione G.B. Vico, professor Vincenzo Pepe (presidente anche del Movimento ecologista europeo Fareambiente) "sono considerati testimonianze aventi valori di civiltà nella misura in cui raggiungono la nobile finalità costituzionale dello sviluppo culturale della comunità e l'arricchimento sociale e culturale della personalità umana". L'aver considerato, infatti, principio fondamentale del nostro ordinamento la tutela del patrimonio storico ed artistico della Nazione, conferisce ai beni culturali non solo un valore culturale, bensì la funzione di arricchimento culturale e sociale della collettività e della persona umana. Proprio la funzione sociale e culturale del patrimonio culturale, l'informazione e la formazione di una nuova sensibilità culturale ed ambientale dovrebbero funzionare da vero deterrente contro le attività dei writers e di quanti si divertono a imbrattare le facciate e i muri dei palazzi storici e dei musei ereditati da un passato ricco di storia e di arte che merita di essere salvaguardato e protetto. E' questo lo spirito che deve animare le Giornate Europee del Patrimonio del prossimo 27 e 28 settembre 2008 alle quali l'Italia partecipa con lo slogan: "Le grandi strade della cultura: viaggio tra i tesori d'Italia" durante le quali monumenti, palazzi e aree culturali, alcuni abitualmente chiusi, si aprono gratuitamente al pubblico, si organizzano eventi e si propone ai cittadini di scoprire e vivere il proprio patrimonio culturale e di diventare parte attiva nella sua salvaguardia e valorizzazione per trasmetterlo alle generazioni future. Conoscere, studiare e valorizzare il proprio patrimonio culturale all'insegna della sostenibilità ambientale e del rispetto dei diritti delle generazioni future, come da anni suggerisce la Fondazione G.B. Vico, è un primo importante segnale che ciascuno deve dare per rendere omaggio ad un paese ricco di storia come l'Italia.