Guai se entro due anni non si trovano 30mila metri quadrati. A ingegneria non e 'è neppure la mensa. Senza la bonifica dell 'area ex gasometri, l'unica alternativa è acquistare da privati altre aree dismesse PROFESSOR Giulio Baiilo, rettore del Politecnico, come valuta un possibile trasferimento alla Bovisa dell'Accademia di Brera? «Lo valuto positivamente. Una possibile localizzazione dell'Accademia, che soffreper i pochissimi spazi a disposizione a Brera, nell'area di fronte a noi alla Bovisa in via Durando, sarebbe molto bella». Non temete di pestarvi i piedi? «No, perché con l'arrivo dell'Accademia si creerebbe lì una zona per la formazione, relativa a arti e disegno industriale. In pratica, la Bovisa diventerebbe un vero e proprio nuovo polo accademico, cosa per la quale noi lavoriamo da anni. E dirò di più.,». Prego. «Un po' di semina di cultura tra gli studenti porta solo vantaggi, a prescindere da ogni altra considerazione. E questo credo che sarebbe il primo effetto positivo dell'arrivo dell'Accademia. Noi del Politecnico ci sentiremmo molto meno isolati». Questo è un tasto delicato. A che punto è la vostra espansione? «Siamo ancora a metà del guado, purtroppo. Nella sede di via Durando, possiamo ritenerci quasi a posto. Abbiamo lì Architettura e Disegno industriale, al campus mancano ancora solo un minimo di servizi sportivi, che speriamo di poter realizzare presto insieme con il Comune, a beneficio dei circa 6mila studenti che lo frequentano. 1 problemi non sono lì, ma dall'altra parte del passante, in via Lambruschini», Dove la bonifica dell'area ex gasometri sta diventando un'utopia. E lei se ne è molto lamentato nell'ultima inaugurazione dell'anno accademico. «Lì si doveva sviluppare il primo Insediamento del polo di ingegneria industriale, e un iniziale nucleo di persone ha cominciato a operare, penso ai meccanici aeronautici ed energetici, penso alla realizzazione della galleria del vento, ai laboratori più belli degli ultimi dieci anni, agli studi sul Ponte di Messina. Un grande lavoro che rischia di arenarsi, perché la mancata bonifica ci impedisce di completare il progetto e di dare agli studenti i servizi, a partire da quelli essenziali. Attenzione, mi riferisco proprio alle cose essenziali, alla biblioteca, alla mensa». Una situazione Incartata. «Il polo universitario che tecnologicamente è il più avanzato, rischia di afflosciarsi. Ci sono 6mila studenti che vengono la mattina e vanno via la sera, ma che a mezzogiorno non sanno neppure dove sedersi per mangiare. Una situazione imbarazzante». Cosa pensate di fare? «Di acquistare da privati aree dismesse lì intorno, perché nonostante il tentativo di riavviare l'operazione di bonifica con il Comune, costi e tempi rischiano di essere insormontabili. E parliamoci chiaro: o entro due anni si trovano 80mila metri quadrati, oppure va tutto a rotoli. E sarebbe davvero un delitto, visto come il quartiere sta partecipando alla presenza dell'Università». Ossia? «Il quartiere si sta muovendo, sono processi lunghi, ma i segnali positivi ci sono tutti. Grazie alla presenza degli studenti, sono nati tanti bar, tante copisterie, c'è più ricchezza, c'è più movimento anche per quanto riguarda gli alloggi. In definitiva è iniziata una cer ta riqualificazione del quartiere». C'è chi sostiene, tuttavia, che i milanesi non siano affatto abituati all'idea di città policentrica, che sentano zone come Bovisa e Bicocca ancora come troppo lontane dalla città. «Non sono d'accordo. O meglio, può darsi che un condizionamento psicologie" Questo tipo resista ancora ma nei fatti non è così. Da piazza Leonardo Da Vinci alla Bovisa con i mezzi pubblici ci si mette mezz'ora, si prende il tram e poi il passante e si arriva senza problemi. Noi non abbiamo mai avuto problemi con gli studenti, che anzi in via Durando stanno meglio che in Leonardo. E discorso analogo vale per i docenti. E poi Milano non può imitare.! campus americani, Milano è attratti va per gì i studenti, perché ha diversi poli universitari sparsi in varie zone. L'importante, come dicevo prima, è che si garantiscano i servizi, e che si migliori l'accoglienza».