L'operazione prevede anche il completo restyling delle sale del museo che potrà cosi allargaci Entro un mese l'ok al trasferimento, si cercano i fondi IL PROGETTO del trasloco dell'Accademia di Brera, per dare più spazio alla Pinacoteca e alla Biblioteca Braidense, va avanti. Al ministero dei Beni culturali l'ordine è quello della riservatezza, ma trapela la notizia che al massimo entro un mese il ministro Giuliano Urbani e la collega Letizia Moratti, alla guida del ministero dell'Istruzione, annunceranno i particolari dell'operazione. Il progetto si chiamerà Grande Brera. E nelle intenzioni di Urbani dovrebbe coincidere con un completo restyling delle sale del museo, che potranno così allargarsi nell'area che attualmente ospita l'Accademia di Belle arti. Ma non solo. Il sogno del ministro dei Beni culturali è quello dì poter realizzare un piccolo Louvre, con un ampliamento della biblioteca, la creazione di un bar caffetteria e altri luoghi espositivi. Ma rimane l'incognita su dove sorgerà la nuova sede dell'Accademia. Soprattutto per questioni economiche, poiché i Beni Culturali finanzieranno solo il progetto Grande Brera, mentre quello della nuova sede dell'Accademia sarà a carico del ministero dell'Istruzione. La vecchia sede "storica", in quello che in origine fu il palazzo della Compagnia dei Gesuiti è, come sottolineano ormai da tempo sia i docenti, sia gli studenti, assolutamente insufficiente. Di qui la difficile convivenza dell'Accademia con la Pinacoteca e altri istituti. Come conferma la sovrintendente ai Beni artistici e storici Maria Teresa Fiorio, che però non si sbilancia sull'ipotesi Bovisa, circolata in questi giorni: «Ne abbiamo parlato anche nelle scorse settimane. Stiamo cercando di risolvere il problema di questa convivenza difficile. L'Accademia si aspetta di diventare un'università di massa. L'attuale Brera le va stretta come a noi. La soluzione di palazzo Citterio non è ottimale, se si riuscisse a trovare uno spazio alternativo, sarebbe meglio». Se il presidente dell'Accademia Stefano Zecchi sostiene «la questione non sono i soldi, ma la volontà politica», il direttore Fer-ando De Filippi preferisce il silenzio.Parla, invece, Flaminio Gualdoni, docente di Storia dell'arte classica: «Insegno a Brera dal 1980. E da ormai ventiquattro anni ho sentito tante volte parlare di progetti mirabolanti, dove i soldi erano l'ultimo problema, ma poi non è successo niente. Mi piacerebbe per una volta vedere un progetto completo. Quanto al trasloco, è necessario, ma sarebbe un errore gravissimo dal punto di vista storico, se almeno il cuore dell'Accademia sparisse dalla sua attuale sede. La Bovisa potrebbe andare bene, ma a patto che ci sia un grande progetto che preveda una sede adeguata.. Non vorrei che l'Accademia corresse il rischio di diventare un super liceo». Sull'ipotesi Bovisa anche l'assessore all'Urbanistica Giovanni Verga è prudente: «II Comune deve ancora verifìcare la compatibilità di questo progetto con gli altri programmi previsti per il quartiere e il sistema delle infrastrutture. L'amministrazione si è sempre impegnata, perché l'Accademia possa trovare spazi di cogestione con le altre università». Ma dall'opposizione di centrosinistra la diossina Marilena Adamo fa notare che il Comune non ha ancora fatto la bonifica dell'area su cui dovrebbero sorgere gli edifici del nuovo Politecnico. «L'accordo di programma del '97 è saltato perché sui costi qualcuno ha sbagliato i conti o la valutazione. Per questo di recente abbiamo presentato una mozione che è stata approvata da tutto il consiglio comunale».