LAssessorato regionale al commercio ha patrocinato la pubblicazione di un libro, in corso di preparazione, che costituisce una sorta di gotha del commercio lombardo, sotto il profilo della tradizione. Il volume illustrerà, infatti, i 52 negozi che la Regione ha fregiato, sino ad oggi, del titolo di «Negozi storici di rilievo regionale». Liniziativa che valorizza lanzianità di singole botteghe, da parte della Regione, data dal 2004. Ogni anno gli uffici dellAssessorato, a capo del quale è peraltro il bresciano Franco Nicoli Cristiani, vagliano le domande pervenute, su iniziativa del singolo interessato, delle associazioni di categoria o dei Comuni, e possono assegnare il riconoscimento, che si articola su tre fasce. Scontato il requisito che i negozi candidati debbano essere attivi nella medesima sede, con eguale tipologia merceologica e di denominazione, da almeno 50 anni, a seconda della qualità e della conservazione degli arredi, il negozio può essere collocato in una delle tre graduatorie di merito. La più importante, quella, appunto, dei negozi di rilievo regionale, prevede che il negozio abbia arredi tali da porre il negozio in una decisa categoria di «bene culturale», capace di costituire anche attrattiva turistica. La seconda fascia, che ovviamente accetta un grado inferiore di qualità, include i negozi definiti «di rilievo locale». Infine, dal 2006, esiste anche una terza fascia, che comprende negozi che, sempre da almeno 50 anni, abbiano svolto senza discontinuità la loro attività, indipendentemente dalla qualità o dalla conservazione degli arredi. Il riconoscimento regionale include anche un sostegno economico al titolari in caso di restauri o ristrutturazioni. Nellaristocrazia dei 52 negozi storici lombardi la provincia di Brescia porta 10 botteghe. Tredici ne vanta la provincia di Milano, 9 Cremona, 8 Pavia, 4 Mantova e Varese e solo 2 Bergamo e 2 Sondrio. Nessun negozio di rilievo regionale è stato sinora individuato nelle province di Lodi, Lecco e Como. Brescia, ricordiamo inoltre, comprende, a tuttoggi, 12 negozi di rilievo locale e 27 negozi con storica attività. Va detto che la Regione non esercita dirette campagne di rilevazione e individuazione dei negozi storici, per cui molte botteghe, che pure avrebbero le caratteristiche per essere accreditate, non risultano negli elenchi, non avendo mai avanzato domanda di riconoscimento. Il panorama bresciano è già stato illustrato, lo scorso anno, da un libro che presentava tutti i 38 negozi allora esistenti nella provincia, a diverso titolo inseriti nelle tre categorie. Allo stato attuale, la collocazione di Brescia, in questo panorama della tradizione commerciale lombarda, è buona, risultando seconda solo a Milano, ma molto resta da fare. Il bene «negozi storici» non è ampliabile, come tutti i beni storici, ma lo si può meglio censire e promuovere. Esistono molti negozi di grande interesse, che ignorano o misconoscono la possibilità del riconoscimento regionale, avendo magari, in qualche caso, invece richiesto riconoscimenti simili, in ambito arivato. Esistono associazioni di botteghe storiche, italiane e straniere, che sono anche dotate di una loro guida a stampa. Oltretutto, sono onerose, poiché prevedono il pagamento di una non piccola quota annuale. Vi sono poi amministrazioni comunali più o meno solerti nel sostenere i propri commercianti tradizionali. Chiari, ad esempio, brilla nellazione di segnalazione, e quindi di negozi inclusi nellalbo doro regionale. Va anche detto che non sempre il riconoscimento è ambito dai negozianti. Talora la visione dellattività è intesa in modo un poco miope, attenta alloggi e alla promozione immediata, anziché ad una visione di più ampio respiro. Daltra parte questo è anche il nocciolo del tema, allorigine delliniziativa regionale. Il piccolo commercio di vicinato è stato costruito sulle botteghe di famiglia, che si passavano di padre in figlio, vicine al quartiere e alla sua gente. Quante storie si sono sentite di negozi di qualche paesino, che hanno vissuto con diretta tensione le vicende psicologiche, sociali ed economiche dei clienti. Il negoziante dellemporio sapeva le necessità e i gusti della sua gente e non di rado si accollava, come ammortizzatore sociale, lassottigliarsi dei redditi e la loro saltuarietà, con i famosi libretti dei crediti, sofferti e consunti, le cui liste si allungavano sempre più. La battaglia con la grande distribuzione si combatte anche su questi aspetti, sfruttando, quando è possibile, il fascino culturale di unanzianità commerciale, fatta, magari, anche di arredi depoca, di curiosità di antiquariato o modernariato. Talora le amministrazioni comunali, o le Camere di commercio, come è avvenuto anche in Brescia, hanno svolto unazione di apprezzamento e di valorizzazione delle vecchie botteghe. Bisogna dire che questo tipo di promozione, che peraltro si limitava alla consegna di un attestato, era più praticato negli anni Trenta o nel dopoguerra. Poi una malintesa smania di novità ha indotto sia i negozianti che le pubbliche amministrazioni, ma anche le associazioni professionali, a buttare allaria il passato, per esibire innovazione e attualismo. Su quel terreno non vi è partita contro le nuove forme di commercio, internet compreso, mentre il patrimonio storico, ricchezza inestimabile dellItalia e delle sue cento città, ma anche dei mille paesi, è un bene che non si può acquistare o riprodurre, nonostante i goffi tentativi delle outlet factory, che imitano borghi di cittadine dun tempo, con finte case e balconcini, tetti in coppi e portici di cartapesta. Negozi come lOld England, loreficeria Leonardi, il ristorante La Sosta, la merceria Rovetta, la Farmacia Caponati di Brescia, la macelleria Guarneri di Rovato, il Bar Antico di Bienno, le Farmacie Pirlo e De Paoli o la cappelleria Mirandi di Salò costituiscono un patrimonio degno dellintera storia bresciana, che dovremmo valorizzare, se non fossimo, e con noi le più colpevoli istituzioni culturali locali, così accademicamente angusti da non riconoscere storia e valori culturali al di fuori di musei e biblioteche. La Regione sta facendo la sua parte. Magari sarebbe interessante che quellazione fosse di stimolo anche ad altri, più vicini a Brescia.
BRESCIA - Quando i negozi diventano musei
LAssessorato regionale al commercio ha pubblicato un libro che elenca i 52 negozi storici di rilievo regionale in Lombardia. I negozi sono stati selezionati in base alla loro attività, alla qualità e alla conservazione degli arredi, e possono essere classificati in tre categorie: rilievo regionale, locale e storico. La Regione fornisce un sostegno economico ai titolari dei negozi che richiedono restauri o ristrutturazioni. La provincia di Brescia ha 10 negozi storici, mentre la provincia di Milano ha 13. La Regione sta facendo la sua parte per valorizzare il patrimonio storico commerciale lombardo, ma ci sono ancora molte botteghe che non hanno richiesto il riconoscimento.
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