OLBIA. «450 dopo Cristo. Bruciano le navi in porto. È la fine della Olbia romana. I Vandali hanno girato le pagine della storia». Una struttura maestosa sull'isola Peddone. Varcare la soglia del museo archeologico significa immergersi in un libro fatto di parole e immagini. Quelle che raccontano un passato lontanissimo. Riemerso recentemente, quasi con prepotenza, dal sottosuolo della città. A Olbia, come spiega sapientemente in un video il responsabile della Soprintendenza per i beni archeologici di Sassari Rubens D'Oriano, si è scavato per 380 metri di lunghezza. Lavori che hanno consentito di riportare alla luce ventiquattro relitti di navi, riconducibili a quattro fasi cronologiche differenti. Il museo riapre, stavolta per tre mesi. L'assessore comunale alla Cultura Giovanni Cassitta è ben orgoglioso di poter offrire a turisti e cittadini olbiesi un patrimonio così ricco. Il più è fatto. Manca giusto qualche ritocco e l'affidamento definitivo della gestione. Per il resto le sale del museo sono pronte a superare la prova "assalto". Le quattro hostess sono a disposizione per fornire ogni delucidazione su epoche storiche, anfore, gioielli, ceramiche, relitti di navi. È esposta la ricostruzione delle navi romane e i resti di quelle originali recuperati durante i lavori per la realizzazione del tunnel, in un'area nevralgica del tessuto urbano. L'impianto di umidificazione mantiene intatto il legno «che altrimenti - spiega Cassitta - rischierebbe di sbriciolarsi». La passeggiata dentro il museo non può che incantare i visitatori. Tutto è studiato alla perfezione, perchè chiunque riesca a ricomporre da sè i tasselli che raccontano la storia della città. Un plastico ricostruisce il porto vecchio, i video illustrano le perimetrazioni della Olbia antica. Bisogna salire al primo piano per entrare nel vivo. Custoditi all'interno delle teche ci sono i reperti. Un'esposizione ricchissima. Si parte dalla prima Olbia: i Fenici. Nelle stanze del museo sono esposte coppe, piatti, anfore vinarie e olearie. Si fa qualche passo e si scopre Olbia colonia di Cartagine: teste d'ariete. La necropoli: collane, amuleti, corredo funebre, lucerne. Si viaggia con la mente, si prova a immaginare la vita antica. Quella di tutti i giorni. È inevitabile. Oltre che suggestivo. Ci sono anche le matrici che venivano utilizzate presumibilmente per la decorazione di pani. Un altro plastico, lo splendore di Olbia romana. E siamo arrivati al 200 d.C.. Si cammina ancora e si sa che di lì a poco si potrà ammirare una delle opere più belle. La testa di Ercole in terracotta venne ritrovata sul fondale dell'isola Bocca. I pannelli descrittivi spiegano molto bene di cosa si tratta. È ciò che resta, assieme a due dita della mano e una zampa della pelle del leone, di una copia realizzata a Olbia verso il 150-100 a.C. da calchi applicati su un ignoto originale bronzeo, forse greco, del 330-280 a.C. circa. L'originale, o un'altra copia, era l'immagine di culto nel santuario, ora sotto la chiesa di San Paolo. A malincuore si lascia quell'ala del museo. Non prima di aver rivolto un ultimo sguardo alla riproduzione della divinità a grandezza naturale. La forma circolare della struttura invita ad andare avanti. L'architetto Giovanni Maciocco, che ha progettato il Museo, ha fatto davvero un grande lavoro. È arrivata l'epoca dei Vandali, la fine di Olbia romana. Siamo nel 450 d.C. Cento anni dopo si dovrà parlare di Phausania (550-1000 d.C.). La storia della città sta per toccare tempi recenti. La civita capitale del Giudicato di Gallura e Terranova (1324-1939). Il resto è storia dei giorni nostri. Il museo ha aperto le sue porte al pubblico ieri mattina. C'era già qualche appassionato a scrutare tra i vetri delle teche. Ad ascoltare e guardare i suggestivi filmati che saziano abbondantemente la fame di notizie di chi, con curiosità, visita il museo. Giovanni Cassitta guarda al futuro. In particolare alla gestione della struttura. A gennaio del 2009 verrà pubblicato il bando di gara. Al momento se ne sta occupando il Comune insieme all'Stl (sistema turistico locale). L'amministrazione, in particolare, ha messo a disposizione, attraverso un'agenzia interinale, le hostess che accompagnano i visitatori lungo tutto il percorso. L'Stl ha invece pensato all'accoglienza dei vacanzieri autunnali, tradizionalmente assetati di cultura. Per loro sono state programmate anche delle brevi escursioni nella città. I progetti del Comune sono ancora più ambiziosi. «Qui dove attualmente c'è la biblioteca (che presto tornerà nella sua sede originale) - spiega l'assessore - nasceranno un ristorante e un bar, con annesso bookshop». Cultura e intrattenimento. Un connubio perfetto. Tra i visitatori ci saranno numerosi giovani. Come già successo gli anni scorsi, la collaborazione con le scuole galluresi, e della Sardegna in generale, sarà molto importante. Ecco perchè creare un punto di svago e socializzazione diventa indispensabile. Senza dimenticare la bellissima sala convegni, un piano più su, dove, nel corso dell'anno, vengono organizzati numerosi incontri. Le attività che l'assessorato comunale di Olbia ha messo in cantiere per i prossimi mesi sono tante. «A ottobre - dice a proposito Cassitta - tornerà ArcheOlbia, una manifestazione che prevede visite guidate a siti e musei cittadini». Itinerari culturali che, fin da quando l'evento è nato, richiamano in città gli appassionati dell'arte. Il museo archeologico nell'isola Peddone resterà aperto per tre mesi (tutti i giorni tranne la domenica ingresso gatuito dalle 10 alle 13 e dalle 18 alle 21). Fino a dicembre quindi. Quando saranno i vacanzieri "invernali" del Natale e del Capodanno a riempire le strade di Olbia.