Quando Foscolo sedeva nel palco accanto a Stendhal Dietro le quinte un patrimonio di cultura non locale Quasi duecento anni e non li dimostra. Il Teatro Sociale di Como porta oggi con orgoglio la sua veneranda età: gli anni pesanti di polveri e trascuratezze non segnalano più crepe e cedimenti, ma il fulgore di un passato prestigioso, ricco di storia, arte, cultura. Tutto il segreto di un recupero che ha lasciato intatto il fascino di una storia antica, è contenuto in un volume, 190 pagine che descrivono un'avventura artistica, architettonica, sociale e spirituale che si muove attorno al monumento inaugurato nel 1813 e che rappresenta uno degli otto teatri di tradizione storica della Lombardia. Non è bastato ai protagonisti della grande opera di recupero restituire alla città di Como un gioiello di incommensurabile valore, ma hanno deciso di ultimare il loro impegno offrendo anche un'accurata testimonianza del lavoro, una sorta di comune vocazione, che li ha condotti a condividere la medesima appassionante percezione di una vicenda che traspira di significati e di bellezza e che non poteva e non doveva morire. «Abbiamo raccontato la nostra impresa, condivisa da moltissimi soggetti data la varietà di competenze richieste» ammette Valeria Villa, autrice del volume e anima dell'intero progetto. «La nota comune che ha consentito di procedere in sintonia, pur secondo ruoli specifici, è la passione con la quale ognuno di noi si è messo in gioco investendo, oltre la preparazione professionale, anche la propria umanità» suggerisce introducendo anche i non addetti ai lavori nel vivo del cantiere che ha regalato emozioni importanti insieme ad un risultato d'eccellenza che oggi ha il sapore di una sfida vinta fino in fondo. Già, perché il Teatro Sociale che di prestigio e di gloria fu intriso fin dal suo nascere quando della sua realizzazione si fece carico niente meno che Alessandro Volta e quando fra i presenti all'inaugurazione figurarono vip del tempo quali Foscolo e Stendhal, negli ultimi tempi presentava segni di decadimento davvero preoccupante. «Un malato grave» è stato definito infatti nella trattazione che attesta «un degrado molto avanzato che riguardava soprattutto la volta affrescata con l'intonaco che si sbriciolava polverizzando i colori», come conferma la stessa Villa segnalando anche «lo stato di deterioramento dei palchi completamente fratturati con ampie zone di sollevamento e di distacco delle finiture». E da un capitolo all'altro, dallo studio alla progettazione degli interventi fino all'esecuzione dei lavori, il monumento "in fin di vita", aggredito da una patologia importante, recupera nuova stabilità insieme a smalti, stucchi e decori. È questa la storia che emerge dal volume che nel titolo Da dietro le quinte preannuncia una sorta di viaggio in un teatro dove le luci della ribalta restano spente e gli spettatori possono puntare la loro attenzione in ogni angolo che solitamente resta in ombra, distante da ogni sguardo e curiosità. E dove è possibile seguire gli stessi percorsi tracciati dai professionisti del restauro, da innumerevoli studiosi, architetti, storici, paleografi, archeologi, geologi, archivisti, fisici, chimici, che, insieme al direttore dei lavori Luca Ambrosini, si sono misurati con la fatica e il rischio di un lavoro complesso e avvincente. E non privo di qualche sorpresa: la volta affrescata che oggi risplende facendo balzare all'occhio le muse che scendono con ghirlande di mirto a incoronare le figure simbolo delle varie arti, dalla poesia alla recitazione alla musica, recupera piena suggestione collegandosi ad un documento ritrovato in un armadio polveroso, esplorato da Raffaella Valsecchi incaricata della ricerca d'archivio, dove erano conservate le lettere d' incarico destinate agli artisti che hanno eseguito l'opera, quali Eleuterio Pagliano, Gaetano Speluzzi che figurano insieme allo scultore Giuseppe Croff. Sui tre artisti Isabella Marelli offre un contributo di approfondimento storico e artistico mentre Pierluigi Ciapparelli, studioso di costruzione di teatri individua nel modello comasco qualche elemento di assoluta novità, quale la dimensione polifunzionale favorita dalla vicina arena, che lo pone fra le realizzazioni d'avanguardia per l'epoca in cui fu concepito. Un'altra curiosità affiora nel documento che attesta, prima del 1813, l'instabilità della volta dell'androne del teatro Sociale che crollò per ben due volte suscitando non poco allarme: anche in questo campo l'impegno di Ezio Birondi, incaricato della sicurezza del cantiere chiuso di recente, testimonia un progresso trasversale all'intero rinnovamento.
COMO - Un libro fotografa i restauri del Teatro Sociale di Como
Il Teatro Sociale di Como, costruito nel 1813, era in stato di degrado e pericoloso. La sua volta affrescata si sbriciolava e i palchi erano fratturati. Un gruppo di persone, guidate da Valeria Villa, si è impegnata per il suo recupero. Il volume "Da dietro le quinte" racconta la storia di questo progetto, che ha coinvolto studiosi, architetti, storici, paleografi, archeologi, geologi, archivisti, fisici, chimici e altri professionisti. Il recupero del teatro è stato un processo complesso e avvincente, che ha richiesto la collaborazione di molti soggetti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo