Se Milano piange, Roma non ride: ma mentre nell'ex capitale morate l'intervento di Mario Botta sul neoclassico teatro La Scala ripropone la "questione Architettura" nel consueto formai della querelle "antico-moderno", nella capitale politica s'affaccia nell'inconsueto schema "moderno versus moderno". Desta polemica infatti l'ampliamento della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, promosso dalla Direziona Generale per l'arte e l'architettura contemporanea e osteggiato invece dall'INArch Lazio e dall'Ordine degli architetti per voce di alcuni prestigiosi esponenti della "scuola romana". Oggetto del contendere infatti è l'avvio del cantiere per la risistemazione del Museo di Valle Giulia, dopo l'espletamento della gara per l'appalto dei lavori a seguito del concorso internazionale bandito nel i 999 e aggiudicato ili 15 aprile del 2000 con la vittoria dello studio svizzero DìenerDiener. Una polemica "retroattiva'" insamma come sostengono gli illustri firmatari di un manifesto dì appoggio alle scelte! del Ministero riaccesasi vio-lentemente dopo anni di pubbliche consultazioni, di esposizioni, tavole rotonde e pubblicazioni, a conferma della «cattiva abitudine italiana di fermare all'ultimo minuto un processo validato, .passaggio per passaggio» nell'assoluta trasparenza delle procedure. Le origini della vicenda sono lontane: risalgono infatti agli Anni 60, quando venne commissionato all'architetto napoletano Luigi Cosenza un primo ampliamento dello storico edificio realizzato da Cesare Bazzoni agli inizi del secolo. Nel 1973 Cosenza aprì il cantiere che, ancora alla sua morte, nel 1984, risultava largamente incompiuto: dopo oltre 15 anni di lavori, della sua generosa utopia di un «museo senta monumento" sopravvivano in pochi lacerti come la-"cosiddetta manica lunga", presto rivelatasi inadeguata alle esigenze espositive e di sicurezza. Soggetta a striscianti cambiamenti che ne hanno alterato l'originaria vocazione di corpo permeato di luce, l'ala Cosenza non rende onore ai meriti storici del suo ideatore, mentre mette in luce le incredibili approssimazioni con cui è stata trattata in Italia la questione del "diritto d'autore". La concitazione dei toni che sembra quasi assumere il valore di una contrapposizione ideologica tra il "minimalismo" nordico di Diener Diener e il "razionalismo" mediterraneo di Luigi Cosenza getta così ombra sulla dolorosa attitudine nazionale al compromesso, senza peraltro spiegare perché il restauro radicale dell'esistente sulla base delle nuove esigenze della museografìa, al posto della cancellazione implicita nel progetto vincitore, risulterebbe più rispettoso della concezione originaria vistosamente compromessa dalla sua differita e infedele realizzazione.