Il soprintendente ai Beni archeologici della Puglia, Giuseppe Andreassi, è chiaro. «L' ampliamento del museo Jatta è una necessità annosa, ma l' offerta di altri locali da parte della famiglia non risolve i problemi complessivi. Sarebbe solo un miglioramento dell' esistente, poco o nulla cambierebbe per l' utenza e per il patrimonio che avrebbe soltanto un po' più di respiro. Pur trattandosi di un museo storico, da difendere in ogni modo, la risposta formale potrà darla solo il Comune, tenendo conto dei suoi bilanci». Quanto al convento di San Domenico, ristrutturato e inutilizzato, cosa si prevede? «Dovrebbe essere integrativo al museo Jatta: potrebbe avere ambienti per le funzioni sussidiarie come convegni, incontri, proiezioni; spazi per ospitare il museo dell' archeologia recente di Ruvo; potrebbe anche servire per mostre a tema riferite ai pezzi del museo Jatta e integrate con reperti di altri musei pugliesi: sarebbe comunque una cassa di risonanza per attirare turismo e interesse sul nome Jatta, sulla città di Ruvo e sulla provincia di Bari. Poi, ci sarebbe una seconda opzione, una proposta dirompente che lancio al presidente della Provincia, Enzo Divella. Sarebbe a dire? «Perché non utilizzare, per gli anni che ci separano dalla realizzazione del Museo archeologico di Bari, il convento di San Domenico? Studiamo un accordo, coinvolgendo un gruppo di esecutori archeologi, e utilizziamo l' esistente fino a quando non sarà pronto il grande museo di Mari o di altri. Io non ci vedo niente di scandaloso: siamo pur sempre nella provincia di Bari e farebbe da volano a una collezione come quella del museo Jatta. Perché quindi non fare una convenzione propositiva, dopo tante suicide, nella quale si stabiliscono onori e oneri, divisione delle spese e dei vantaggi. Sarebbe il segnale di una volontà politica e anche uno scatto di umiltà dopo aver compreso che abbiamo sognato troppo».