FILICUDI - Il Museo archeologico di Lipari lancia l' allarme: sub "tombaroli" saccheggiano le navi romane e greche che costituiscono uno dei giacimenti archeologici più preziosi del Mediterraneo, nel mare di Filicudi. Un colpo - l' ennesimo - alla fama turistica e storica delle isole Eolie, sulle quali già pende la minaccia dell' Unesco di revocare la qualifica di Patrimonio dell' umanità. I fondali di Filicudi nascondono decine di imbarcazioni che risalgono al IV-III secolo a. C., colate a picco sulle secche: migliaia di anfore e suppellettili costituiscono un richiamo irresistibile per i ladri di reperti, i quali, quasi indisturbati, raggiungono i 35-70 metri di profondità e depredano l' area. «Il fenomeno ormai ha le dimensioni di un disastro incontrollabile - è l' appello del professor Sebastiano Tusa, responsabile della Sovrintendenza del Mare di Palermo - Bisogna correre ai ripari». Per raggiungere i fondali i tombaroli del mare utilizzano ogni mezzo: hanno anche fatto ricorso a un batiscafo in grado di forare il fasciame e poi sollevare le anfore. Ostacolare i saccheggi è difficile, il presidio delle forze dell' ordine insufficiente a pattugliare l' enorme tratto di mare nel quale giacciono i relitti. «Per questo - dice Nino Terrano, responsabile di uno dei diving center di Filicudi - chiediamo l' istituzione di un' area protetta, quella all' interno della quale si trovano i relitti, vietata a tutti i natanti. Alla Regione qualcosa si sta muovendo, ma ostacoli e burocrazia frenano le procedure». «è stato chiesto - è la replica negli uffici dell' Assessorato dei Beni culturali di Palermo - l' intervento del ministero competente». Finora nessuna risposta. Ma non aspettano i tombaroli, che rivendono quanto hanno trafugato realizzando ingenti affari: una sola anfora al mercato nero viene venduta tra i 2000-2500 euro. «Un relitto contiene mediamente da mille a millecinquecento anfore. Il calcolo è presto fatto» - dice Attilio Roti, studioso di archeologia marina. Il mare delle Eolie dai tombaroli pretende un prezzo alto. Negli ultimi dieci anni, durante il saccheggio, sono morti sette subacquei ed almeno un' altra decina hanno subito invalidità permanenti. «è l' ora di creare strutture di sorveglianza capillari - chiede il professore Tusa - Abbiamo bisogno che le strutture pubbliche ci vengano incontro in ogni modo; servirebbero dei decreti legge». Filicudi non è la sola emergenza. L' altro casus belli dell' area è il porto turistico che dovrebbe essere realizzato con finanziamenti privati a Lipari, proprio fra i resti di un vecchio porto imperiale dell' età romana. «Il porto - dice il presidente della sezione di Italia Nostra, Valerio Franceschi - non va realizzato. L' area andrebbe invece salvaguardata. Ormai i predatori anche lì si tuffano e recuperano reperti d' ogni genere: anfore, piatti, monili e addirittura pezzi di colonnato che sostenevano vecchi templi dedicati alle divinità del mare».
PALERMO - Allarme a Filicudi, saccheggio nei fondali Col batiscafo depredano le navi romane
Il Museo archeologico di Lipari ha lanciato un allarme per il saccheggio di navi romane e greche nel mare di Filicudi. I fondali del mare nascondono decine di imbarcazioni del IV-III secolo a.C. che sono state depredate da tombaroli del mare. Il fenomeno è considerato un disastro incontrollabile e richiede un intervento immediato. La Sovrintendenza del Mare di Palermo ha chiesto l'istituzione di un'area protetta per ostacolare i saccheggi. La Regione e il ministero competente sono stati chiesti di intervenire, ma non ci sono risposte.
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