Prima del 1800, la città di Ruvo era praticamente sconosciuta agli studiosi. Della sua storia, dei suoi vasi oggi famosi nel mondo, nessuno o quasi sapeva. Quel patrimonio sigillato col nome di Collezione Jatta andò formandosi dal 1820 fino al 1842. Per valorizzarlo fu costruito un intero palazzo, opera dell' architetto Luigi Castellucci, allo scopo di accogliere le due parti della collezione fino ad allora divise tra l' antica casa della famiglia Jatta a Ruvo e la residenza napoletana di Giovanni Jatta. Ideato come una vera e propria casa-museo, Palazzo Jatta oggi accoglie al piano terra l' omonimo Museo nazionale archeologico e al primo piano l' appartamento privato della famiglia, aperto alle visite. Tre generazioni di Jatta hanno custodito e arricchito, negli anni, una collezione archeologica che vanta oltre duemila reperti, dove i vasi in ceramica, datati fra il VII e il IV secolo avanti Cristo, sono il pezzo forte. Sistemati secondo un criterio di "bellezza" seguendo il gusto dell' epoca, quelli più grandi, ritenuti più belli e più importanti, sono collocati su eleganti colonne nelle ultime due sale, mentre gli altri trovano posto nelle vetrine delle prime due stanze. Il museo Jatta a oggi è l' unico in Italia che conserva ancora la disposizione originaria voluta dal suo fondatore nell' Ottocento. Ma reperti tanto preziosi quanto unici - si pensi solo ai bicchieri chiamati rhyta a forma di testa di animale o al vaso di Talos - avrebbero bisogno di una collocazione più adeguata, di spazi più consoni, se si considera che nei moderni musei spesso per un unico vaso è utilizzata un' unica sala. Ecco quindi che gli attuali "inquilini" del Palazzo - Luigi Jatta, la moglie Rosamaria, il figlio Marco - offrono all' amministrazione comunale di Ruvo la disponibilità di altri quattro ambienti a piano terra sia per migliorare la visibilità degli oggetti, sia per ampliare gli uffici in uso alla Soprintendenza archeologica. Cosa volere di più? La questione non è semplice come sembra: il museo è un "ibrido" in quanto di proprietà statale, ma alloggiato in locali appartenenti alla famiglia: in pratica, un museo nazionale in una casa privata. Per poterlo aprire al pubblico e mantenerlo è dovuto subentrare l' ente locale, il Comune, che paga il canone d' affitto alla famiglia. All' offerta fatta dagli Jatta, dovrebbero quindi rispondere la Soprintendenza archeologica e soprattutto il Comune con le sue risorse finanziarie. Non solo. L' amministrazione guidata dall' ingegner Michele Stragapede ha ereditato una bella gatta da pelare: il settecentesco convento dei Domenicani, vicino a Palazzo Jatta, ristrutturato anni fa dalla precedente amministrazione con una spesa esorbitante per divenire importante spazio espositivo con i suoi 2500 metri quadrati, in realtà non è mai stato utilizzato e, ciononostante, è arredato con costose vetrine rigorosamente vuote. «Mettere in piedi un nuovo museo - dice la famiglia Jatta - significa enormi investimenti da parte del Comune e della Soprintendenza. Perché, quindi, non accogliere la nostra proposta di ampliare il museo che già esiste e rafforzare quell' unicum ottocentesco costituito dall' abbinamento con l' appartamento?». Il sindaco Stragapede si stringe nelle spalle. «è una questione da discutere e da capire - spiega - In linea di principio, se il museo Jatta si migliora è meglio per me e per la mia città. Ma non è una decisione che posso prendere da solo. Deve pronunciarsi la Soprintendenza archeologica. Mi deve dire, intanto, cosa vuol fare del convento di San Domenico; se è vero che vuole istituire lì una sezione archeologica ed eventualmente chi dovrebbe gestirla. Oppure mi deve dire se ha necessità di ulteriori spazi al museo Jatta, dove noi paghiamo il fitto dei locali e forniamo il servizio civico, e allora discutiamo degli oneri. Certo, io non posso tenere il convento vuoto e inutilizzato».
la Repubblica
14 Settembre 2008
✓ Entità verificate
BARI - I tesori dello Jatta in spazi angusti, una nuova sede pronta ma vuota
TI
Titti Tummino
la Repubblica
Il Palazzo Jatta a Ruvo è un museo archeologico che ospita la collezione Jatta, formata tra il 1820 e il 1842. La collezione comprende oltre duemila reperti, tra cui vasi in ceramica del VII e IV secolo a.C. Il museo è un "ibrido" di proprietà statale, ma alloggiato in locali privati. La famiglia Jatta offre di ampliare il museo con altri quattro ambienti a piano terra per migliorare la visibilità degli oggetti e ampliare gli uffici. Il Comune di Ruvo e la Soprintendenza archeologica devono decidere se accettare la proposta.
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