La comunità scientifica si interrogò a lungo. Il crollo della cupola della Cattedrale di Noto, probabilmente, fece crollare anche alcune certezze. Era possibile ancora garantire la salvaguardia dell'immenso patrimonio monumentale del borgo barocco e, con lui, dell'opulento contesto architettonico del sud-est? Oggi si può tirare un lungo respiro. Dalla sciagura ad un conferimento universale. Un impensabile passaggio? Non proprio, piuttosto un avvicendamento inevitabile. Già, perché nella World Heritage List dell'Unesco rientra questo lembo d'oro di storia, architettura e urbanistica; tant'è la convalida è del giugno scorso (durante la 26ma sessione di Budapest). La Val di Noto (e una parte del Val Demone), dunque, è patrimonio dell'umanità. La celebrazione ufficiale di consegna del prestigioso attestato di iscrizione (a cura del direttore generale del-PUnesco, Francesco Bandarin) agli otto comuni (Noto, Palazzolo, Catania, Caltagirone, Militello, Ragusa, Modica e Scicli) si terrà sabato 25 gennaio, al «Vittorio Emanuele», con ospiti d'eccezione: Pippo Baudo, Vittorio Sgarbi, Marcello Fagiolo dell'accademia dei Lincei, Ray Bondin e Louis Godart, consigliere culturale del Presidente della Repubblica. Presenti chiaramente gli artefici di questo risveglio, il Sottosegretario Nicola Bono, l'assessore regionale ai Beni Culturali, Fabio Granata, gli stessi sindaci degli otto comuni, la coordinatrice del progetto, Mariella Muti, i tre Sovrintendenti di Siracusa, Catania, Ragusa, e ancora i rappresentanti dell'associazione Civita, il Sottosegretario alla Presidenza, Bonaiuti, il Ministro Stefania Prestigiacomo, il Vescovo di Noto. Si potrebbe dire allora che tutto cominciò con un'onta alla bellezza, lo sfregio di quell'immane edificio religioso, spinse, nel 1996, a poco dall'impressionante cedimento, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ad avanzare la proposta di inserimento del sito «Le città tardo barocche del Val di Noto» nella pregiatissima lista; sito, che, in realtà, dapprima, aveva una diversa dicitura: «"Noto ed il tardo barocco della Sicilia Sud-Orientale». Tutte le città incluse testimoniavano la taumaturgica trasformazione post sisma (del 1693) della Sicilia del Sud-Est in una conca di capolavori artistici, evidentemente di rottura rispetto ai precedenti equilibri. «La procedura standard applicata dall'Unesco - ha spiegato la Muti - prevedeva, dopo un primo esame, con esito favorevole, della documentazione trasmessa, il sopralluogo da parte di un commissario per verificare l'effettiva eccezionalità del sito». Ray Bondin fu incaricato alla mansione, in qualità di membro del Comitato Scientifico dell' Unesco, il quale non solo confermò la nomina, ma, anzi, ne individuò una fondamentale appendice in piazza Duomo, suggerendone l'eventuale inglobarnento. Ipotesi solo momentaneamente rigettata che, comunque, la Sovrintendenza ha tutta l'intenzione di considerare e riproporre, in una seconda istanza. Domani mattina, intanto, l'evento mondiale, sarà presentato in conferenza stampa, alle ore 10, nella biblioteca «Paolo Orsi» di piazza Duomo.