«Dovevamo capire chi ha fatto costruire troppo» Silurato per aver detto che toccava al consiglio comunale e non all'esecutivo stabilire se spostare i volumi da una zona all'altra LUCCA. Disubbidiente (in senso politico). Un po' black block, a suo modo. Trafitto dai numeri: quelli (che non tornano mai) su quanto si è costruito a Lucca. Si sente silurato senza ragione l'ex assessore al turismo Luigi Stefani, in quota a Governare Lucca, la lista che ha inventato la candidatura a sindaco di Mauro Favilla. Una lista che oggi, tra incarichi assegnati e promessi, perde uomini e peso in maggioranza. Silurato sì, pentito no. Perché mettendosi di traverso alla giunta e al sindaco sull'urbanistica - dice - ha inteso difendere il consiglio comunale. Il suo diritto a stabilire che cosa fare del territorio. Dal 29 luglio, quando è iniziata la gestazione della sfiducia, Stefani non ha aperto bocca. Fino ad oggi. Stefani, perché ha aspettato finora per dare la sua versione dei fatti? «Perché volevo vedere fino a dove si sarebbe spinta questa vicenda. Che cosa si sarebbe arrivati a dire. E che cosa conclude? «Che nessuno, né sindaco né giunta, ha detto la verità su quanto è successo nella riunione del 29 luglio». Ci risulta che per il 29 luglio fosse convocata una riunione ordinaria di giunta e che i dati sul cemento non fossero all'ordine del giorno della discussione. È vero? «Sì. Tanto che la giunta iniziò senza il sindaco. Poi mi accorsi di questa relazione, portata fuori sacco». Quale fu la sua reazione? «Feci osservare che l'urbanistica, in particolare i dati sull'edificato, non era un argomento da non mettere all'ordine del giorno. Tanto meno da discutere a fine seduta, soprattutto alla luce di quello che le cifre rivelavano. La relazione del dirigente, ad esempio, parlava di raggiungimento del volume previsto in alcune zone ma i numeri evidenziavano che questi limiti erano stati superati abbondantemente. Questa, comunque, a mio avviso, non era la questione più grave». E quale sarebbe stato il fatto più grave? «La proposta del sindaco di spostare da una zona (Utoe) non satura all'altra satura i volumi, in modo da far tornare i conti del piano strutturale e del regolamento urbanistico». Perché sarebbe questo il fatto più grave? «Perché la programmazione urbanistica è una materia di competenza del consiglio comunale. E, a mio avviso, doveva essere il consiglio comunale a decidere che cosa fare, dal momento che a suo tempo era stata l'assemblea a stabilire quanto e dove far costruire». Ma non ha fatto presente la questione in giunta, scusi? «Certo. Pur precisando che non sono un esperto di urbanistica, ho osservato che la competenza della materia era del consiglio comunale e che la giunta, semmai, doveva indagare sul perché i nostri uffici non avevano vigilato su quanto si stava costruendo a Lucca. Avevo anche chiesto se la giunta intendeva prendere provvedimenti per chiarire questo fatto e per trovare eventuali responsabili». Su questo si è consumata la sua rottura con il sindaco? «Io avevo proposto a Favilla di discutere la relazione dell'urbanistica con i capigruppo di maggioranza il 29 luglio nel pomeriggio, prima di arrivare (la sera) in consiglio comunale. Per Favilla, anche se erano le 17,30, non c'era tempo. Allora gli ho proposto un'alternativa: iniziare la seduta, poi chiedere un'interruzione per spiegare il documento ai gruppi di maggioranza. Ma Favilla ha voluto mettere subito in votazione la relazione. È lì che c'è stata la rottura». Perché? «Perché il sindaco ne ha fatto una questione di fiducia nei suoi confronti». E non è forse così? «No davvero. Noi siamo stati eletti con l'impegno di restituire un ruolo di centralità al consiglio comunale. Non rispettiamo il mandato se la giunta si sostituisce all'assemblea. Non ho condiviso il metodo di affrontare la questione: non si può essere un organo collegiale e poi non agire in modo democratico». Ufficialmente lei è stato il solo a votare contro alla relazione sull'urbanistica. Ma anche qualche assessore di Fi avrebbe avanzato obiezioni. «Un timido accenno di protesta è arrivato da Elio Cappellini e da Letizia Bandoni, ma poi hanno votato tutti a favore. Anche se non ho sentito pronunciare neppure un sì netto. Di certo, io ho votato contro, anche se qualcuno dei miei colleghi mi aveva suggerito di uscire dalla giunta o di astenermi». Invece lei non l'ha fatto ed è scoppiato il caso. «Sì. Il 5 agosto è arrivata la lettera del sindaco con la sfiducia. Evidentemente Favilla non aveva capito che le mie erano osservazioni politiche e non personali. Io non ho voluto votare la relazione solo perché per me senza il parere dei capigruppo il procedimento era monco. Il mio è stato rispetto del consiglio comunale e non il bisogno di andare a prendere ordini da Governare Lucca, come qualcuno ha anche detto. Fra l'altro, mi sembra giusto confrontarmi con il mio gruppo, visto che il sindaco mi ha nominato su indicazione della lista e non scegliendomi in una terna». E la sua reazione a questa lettera? «Mi sono preoccupato che non venisse fuori, per non compromettere ogni possibilità di dialogo. Ho avuto assicurazioni da palazzo Orsetti. Invece è stata pubblicata». Già, il corvo. Come ha reagito? «Ho chiesto al sindaco di avviare un'indagine per scoprire chi avesse diffuso la sua lettera. Gli ho anche detto che se qualcuno dei componenti della giunta non era il "corvo" era di sicuro molto vicino al corvo». Corvo o non corvo, però, a metà agosto, lei e il sindaco sembravate in buoni rapporti anche alle iniziative sul Serchio. «All'inaugurazione degli eventi il sindaco mi ha salutato con questa frase "Tu a settembre ci sarai". L'ha anche ripetuta». Secondo lei che cosa intendeva? «La frase lasciava spazio a molte interpretazioni». Compresa? «Compresa quella che avremmo riparlato a settembre, dopo le ferie. Per questo l'8 settembre, quando sono rientrato mi sono subito presentato da lui. Abbiamo parlato a lungo». E che cosa vi siete detti? «Io gli ho detto che se voleva solo assessori ubbidienti non ero fra quelli. Ho ribadito che non c'era un problema di fiducia nei suoi confronti, ma gli ho anche fatto presente che avrebbe dovuto "dimettere gli altri assessori" e non me, se non voleva ripetere l'errore di Fazzi: nella precedente amministrazione nessuno, né assessore né consigliere, ha avuto il coraggio di dire al sindaco quando sbagliava». Perciò come vi siete lasciati? «Favilla mi ha detto che avremmo dovuto ripensarci e rivederci. Così sono tornato nel mio ufficio e ho iniziato a lavorare. Da assessore. Alle 10,30 però mi è stata notificata la revoca delle deleghe». Una revoca firmata e protocollata già cinque giorni prima. «È per questo che mi chiedo ancora che cosa volesse intendere Mauro Favilla quando mi ha detto che a settembre ci sarei stato ancora. E anche quando mi ha ricevuto l'8 mattina nel suo ufficio».