E' gelo fra Lombardo e Cammarata, e il sindaco blocca rimpasto di Giunta e rinnovo Cda È stata per molto tempo luogo di incontri politici e culturali, centro strategico che raccolse le testimonianze di poeti, scrittori, rappresentanti delle istituzioni. La casa partinicese dove visse a lungo il sociologo Danilo Dolci è in vendita a 45 mila euro, ma il Comune non ha soldi in cassa per acquistarla. E' quanto si legge nel blog Liberamente, lo stesso in cui emergono polemiche e malcontenti di coloro i quali credettero, e tuttora continuano a farlo, negli ideali per cui lottò fino all'ultimo il «Gandhi» siciliano. L'abitazione di via Iannello numero 10, nel quartiere Spine Sante del centro storico, è ormai ridotta ad uno stato fatiscente e pertanto richiederebbe da parte dell'amministrazione comunale un investimento superiore ai 45 mila euro. «In questo momento non possiamo affrontare un acquisto di questa portata ha commentato l'assessore comunale ai Beni culturali, turismo e spettacolo Bartolo Parrino giacché, considerando tutti i lavori di ristrutturazione che l'immobile richiede, non disponiamo di simili cifre che si aggirerebbero intorno ai centomila euro». Parrino ha anche annunciato che è in progetto un parco letterario che onori la memoria del sociologo triestino e che «risulti ha aggiunto culturalmente più qualificante e prestigioso dell'acquisto dell'immobile. Adesso attendiamo ha concluso l'assessore che nei prossimi mesi riapra il bando di finanziamento». Danilo Dolci fu una figura di spicco per Partinico e Trappeto, i due luoghi che videro nascere innumerevoli iniziative non violente, che attirarono l'interesse e l'attenzione di personalità come Norberto Bobbio, Carlo Levi, Ignazio Silone, Aldous Huxley, Jean Piaget, Bertrand Russell ed Erich Fromm. «Quella di via Iannello è stata a lungo la casa e il luogo di elaborazione sociale e culturale di Danilo Dolci spiega Grazia Tornetta, consorte di Pino, uno dei figli di Vincenzina Mangano, la prima moglie di Dolci e nonostante le condizioni fatiscenti conserva ancora la struttura e le caratteristiche originali. Ci piacerebbe che fossero le istituzioni ad acquisirlo e a farne un luogo della memoria, ma dopo la disponibilità manifestata dal sindaco Giuseppe Motisi, adesso ci dicono che il Comune non ha soldi. Ora non sappiamo cosa fare, vendere tutto a un privato sarebbe un peccato. Ogni anno arrivano qui politici e televisioni per le celebrazioni, stanno dieci minuti a dire un sacco di parole e poi spariscono». LINDA MARINO