Un volume di Lucio Russo inaugura la collana di Liguori diretta da Sergio Reyes: "Per passione" Divulgare, secondo lautore, significa far conoscere le meraviglie della fisica o chimica anche a chi non possiede nozioni di matematica Il volume di Lucio Russo inaugura "Per passione": una collana, tra poco in libreria, diretta da Sergio Reyes. Interventi agili, densi, che invogliano il lettore a saperne di più sulle faccende controverse della contemporaneità. Altrove si chiama divulgazione; noi italiani dobbiamo aggiungere laggettivo alta, per distinguerla dalla paccottiglia che, appunto, si contrabbanda come divulgazione. Discorso vecchio, lungo, forse noioso, sul quale il saggio di Russo, scienziato rigoroso e scrittore vigoroso, si sofferma opportunamente. Divulgare, spiega Russo in sintonia con sommi investigatori della natura che furono uomini di penna elegante e convincente, significa, per esempio, non privare un uditorio a digiuno di matematica delle meraviglie di fisica, chimica, biologia. Le formule, che ne fissano i passaggi, restano lesperanto dalla comunità dei ricercatori. Ai profani, occorre piuttosto rimarcare le ricadute filosofiche dei concetti scientifici, limmagine delluniverso che essi, talvolta andando contro il senso comune, disegnano. Una volta, raccogliere e amalgamare nozioni provenienti da svariate discipline era normale talento umanistico, il tratto leonardesco delle persone autenticamente colte. Unaristocrazia, certo, che la parcellizzazione dei saperi ha travolto nel nome dello specialismo: la coltivazione del proprio orticello. Il secolo scorso ha proceduto in tal direzione con passo trionfale, regalando al millennio appena iniziato un medioevo novello, diviso in dotti settoriali e ignoranti generalisti. Coadiuvati, questi ultimi, dalle tecnologie invasive, che aumentano a dismisura le informazioni, senza fornire gli strumenti per selezionarle. I canali tra le due categorie sono bloccati; è scomparso quel ceto intellettuale, in grado di ragionare nel contempo astrattamente e concretamente, che ne presidiava i confini. Dio sa quanto ce ne sarebbe bisogno, nel mondo ogni giorno più piccolo e più in rete: renitente a immaginare, se non virtualmente, il cambiamento. Secondo Russo, componibile è la cultura pronta per le sfide di unepoca, che parrebbe aver smarrito il gusto e il rischio della metamorfosi: tra laltro, lunica odierna declinazione della parola sinistra. La sua vicenda esistenziale e professionale resta un pregevole esempio di metamorfosi. La stipa nelle pagine migliori del saggio, che consiglio per la capacità di spezzare lardua teoria con laneddoto felice, chiarificatore; il realismo con lutopia, personale e civile. Veneziano per nascita, studia a Napoli, dove nel 1969 si laurea in Fisica. Ne diventa docente, a Roma; però si stanca presto: dei colleghi e dellambiente. La matematica pura è una sirena irresistibile, anchessa temporanea: cede il passo persino a qualche tentativo, non proprio felice, di fare fortuna, e soldi, al servizio dellindustria. Lumanista Russo sta procedendo a passo di gambero, alla scoperta delle radici sepolte della scienza moderna: che non nasce già bella e fatta con Galilei. Le avvisaglie si avvertono nella Grecia antica che, avendo inventato lOccidente, ha parzialmente brevettato pure codesta forma di conoscenza. Il frutto di studi decennali sintitola "La rivoluzione dimenticata" (Feltrinelli, 1996): premiato, tradotto; amato dai perlustratori curiosi delle zone meno battute nella storia delle idee, non dai ringhiosi difensori dei gretti interessi settoriali, che lo hanno infatti bollato con un pigro giudizio: «operazione archeologica». È il classico destino di chi sa, e si ostina a parteciparlo, quanto ancora profumi di antico il futuro.