La costruzione di un parco è un processo complesso nel quale le regole di tutela e di gestione sono solo un punto di partenza. Poco più di una cornice burocratica all'interno della quale si inseriscono poi progressivamente risorse, progetti, sensibilità, fantasia e cultura. Processo faticoso, dunque. Anche perché i parchi hanno nemici potenti e non sempre palesi. Soprattutto in Sardegna, dove la fame del cemento, l'invadenza della politica e soprattutto il radicamento di antiche consuetudini rappresentano un ostacolo non facile da superare. Non sfugge a questa regola il Parco nazionale dell'Asinara. Basti pensare che solo quattro anni dopo l'istituzione della riserva naturalistica protetta, ancora quindi in una fase di gestazione, l'allora ministro della Giustizia Roberto Castelli lanciò l'idea di riportare i detenuti all'Asinara. Manco a dirlo, con la benedizione dell'allora ministro dell'Ambiente Altero Matteoli. «Carcere leggero» disse il Guardasigilli. Semplicemente stupefacenti le motivazioni: «Solo così sarà possibile salvare gli asinelli albini e tutelare l'ecosistema dell'isola». Una boutade estiva di Castelli che, tra l'altro, amava trascorrere le ferie estive in Sardegna, nella colonia penale di Is Arenas? Non proprio, visto che in alcuni ambienti politici del centrodestra l'idea di riportare il carcere all'Asinara non è mai tramontata del tutto. Magari coniugandola con l'impulso a un nuovo progetto di turismo. Più recente, invece, la nascita di una corrente di pensiero secondo la quale quella che fu la «Cayenna sarda» dovrebbe alleggerire i vincoli e soprattutto diventare un parco regionale. Qualche mese fa è stata addirittura organizzata una raccolta di firme per sostenere la proposta. E ha lasciato il segno anche il violento attacco del presidente della Regione Renato Soru e dell'assessore all'Ambiente Cicito Morittu contro la gestione del parco della Maddalena che ha coinvolto anche l'Asinara. Un attacco originato dal fatto che la Regione rivendica un peso maggiore nella gestione delle aree protette. Insomma, per il parco dell'«isola sinuosa», la vita non è stata finora facile. Come se non bastasse, c'è poi la difficoltà oggettiva di coniugare le scarse risorse a disposizione con la riqualificazione ambientale e l'offerta di servizi ai visitatori dell'isola. Il punto di partenza è che, al momento della creazione dell'area protetta, si fece una scelta tra due filosofie di intervento e di gestione. La prima era quella di procedere a una vera e propria «ristrutturazione ambientale», ricostruendo i delicati equilibri che erano stati devastati negli anni in cui l'Asinara era una carcere di massima sicurezza. Solo successivamente, sarebbe partita l'organizzazione di strutture di accoglienza e servizi per i visitatori del parco. La seconda filosofia era invece quella di far procedere parallelamente le due cose: aprire le porte dell'isola e contemporaneamente intervenire per un profondo restyling ambientale. Si scelse questo secondo percorso. Importante ricordare, poi, che il tutto è avvenuto in un comprensibile clima di grandi aspettative, cresciute in lunghi anni di battaglie politiche e ambientaliste per liberare l'Asinara dalle "catene" del carcere e restituirlo così alla fruizione pubblica. Ma il ritiro dell'amministrazione penitenziaria dall'isola - che ha ospitato il gotha del terrorismo e della criminalità organizzata - è stato repentino. Non c'è stata, cioé, una transizione pilotata, con una bonifica concordata dell'isola, con l'alleggerimento del peso eccessivo di capre e cinghiali su un ecosistema delicato e vulnerabile, con un primo piano di ristrutturazione degli immobili e con l'avvio di soluzioni a problemi strutturali come il rifornimento idrico. Quest'ultimo problema, per esempio, è oggi uno dei più sentiti e più seri. Da anni, infatti, non ci sono più le navi della marina militare a rifornire d'acqua l'isola, con un "costo politico" da parte del ministero di Grazia e giustizia. Proprio ad aprile, in un incontro tra Comunità del parco ed Ente Parco ha preso corpo l'ipotesi della costruzione di un piccolo dissalatore a Cala d'Oliva. E' risultata infatti troppo onerosa e con seri rischi di impatto ambientale la costruzione di una condotta sottomarina tra Stintino e Fornelli e il successivo raccordo con Cala Reale e Cala d'Oliva. Il nodo di tutto è però il recupero delle risorse finanziarie per concretizzare il progetto. Carlo Forteleoni, ex dirigente dell'Ente Foreste ed ex sindaco di Nuoro, è oggi direttore del Parco nazionale. Ammette che i problemi da risolvere dell'area naturalistica protetta sono tanti e soprattutto di non semplice soluzione. Ma dice anche: «Molta strada è stata fatta. Basta semplicemente fare un raffronto tra la situazione attuale e quella di qualche anno fa. Vorrei dire che qui all'Asinara un piccolo passo in avanti diventa importantissimo. Faccio solo un esempio per farmi capire: dal un anno è stato risolto il problema della continuità territoriale e questo fatto ha cambiato molte cose». E infatti, dal luglio del 2007, il traghetto Camogli garantisce i collegamenti tra Cala Reale e Porto Torres con tre corse quotidiane in regime di continuità territoriale. La rottura dell'isolamento ha accelerato anche la maturazione di alcuni processi. Come, per esempio, l'apertura di un ristorante a Cala Reale e dell'ostello, realizzato nella vecchia foresteria della polizia penitenziaria. Le due strutture, affidate a una cooperativa, stanno muovendo i primi passi. Si scontano, è naturale, le difficoltà di un tirocinio nel quale si incontrano ostacoli seri. In ogni caso, è un grande passo in avanti nell'offerta di servizi ancora insufficiente. Ma il problema più grosso è stato quello della "ristrutturazione ambientale". Il primo passo è stato quello dell'eliminazione delle tante discariche disseminate nell'isola. Il più difficile, invece, è stato quello di alleggerire il delicato ecosistema dell'Asinara da capre e cinghiali. Bastano alcuni numeri per capire la difficoltà dell'operazione: quasi tremila capre e oltre 250 cinghiali sono stati catturati e poi trasferiti sulla terra ferma. Gli effetti di questa difficile operazione sono già evidenti con la ripresa veloce di molte specie vegetali che stavano soffrendo l'eccessivo carico di animali. Sono intanto maturate due esperienze importanti sul fronte della tutela e dello studio ambientale. Il primo è l'inserimento dell'Asinara nella rete dei centri Tartanet, cioé il progetto, inserito nel programma Life Natura della Commissione europea, che si occupa della salvaguardia della tartaruga marina. Il centro dell'Asinara, visitabile dai turisti, è dotato di uno studio veterinario attrezzato con sala operatoria e vasche per la degenza degli animali. La seconda esperienza è l'apertura dell'Osservatorio Faunistico di Tumbarino, in quella struttura che in passato accoglieva i detenuti condannati per reati sessuali. L'osservatorio è attivo tutti i giorni e i ricercatori del Centro Studi Fauna, mettono a disposizione laboratori, aule didattiche e perfino la foresteria a quanti vogliano conoscere la fauna del Parco Nazionale e affiancare così i ricercatori nel loro lavoro. Ma, sempre restando al campo della ricerca, la perla del parco è sicuramente il master di medicina subacquea e iperbarica organizzato dall'istituto superiore Sant'Anna di Pisa, in collaborazione con l'istituto di fisiologia clinica del Cnr. Si tratta di un corso che gode ormai di un prestigio internazionale e nel quale insegnano anche ricercatori sardi, come il responsabile del servizio di Endocrinologia dell'azienda ospedaliero-universitaria di Sassari, Mario Palermo. «La strada da fare è ancora lunga - dice il direttore del Parco Carlo Forteleoni -, questo è evidente, e alcune delle critiche che riceviamo non solo sono legittime, ma hanno anche un fondamento. Per capire meglio e cercare di dare risposte, abbiamo diffuso un questionario tra i visitatori, chiedendo la loro opinione e raccogliendo critiche e suggerimenti. Ma, al di là di tutto, vorrei sottolineare che la costruzione di un parco non è un'impresa semplice. Ciò che poi mi preme dire è che stiamo andando avanti e facendo tutto ciò che è possibile fare e ritengo sia giusto anche valutare da dove siamo partiti. Per concludere, dovrebbe ormai essere prossima anche l'approvazione da parte della Regione del piano del parco, che costituisce il nostro documento di programmazione. Sicuramente un grande passo in avanti». A fine estate è comunque anche il momento di fare qualche bilancio. Cifre ufficiali non ne esistono, ma secondo alcune prima valutazioni, i visitatori del parco sarebbero circa cinquantamila. Non pochi, soprattutto se si pensa che il turismo all'Asinara non è quello degli ombrelloni, ma un turismo di nicchia. Sicuramente più consapevole e intelligente: rispetto per la natura, certo, ma anche desiderio di visitare un luogo ricco di fascino e di storia. La novità di questi giorni è che l'Asinara è entrata nella Conservatoria delle coste, l'agenzia regionale ideata per tutelare i gioielli naturalistici e paesaggistici della Sardegna. Forse ci sarà un'accelerazione nel processo di maturazione del parco. Sicuramente si apre una porta per arrivare a risorse preziose per risolvere i problemi strutturali dell'Asinara, un parco che, dopo una difficile infanzia, sta diventando adulto.