Un palinsesto che si è assestato nella sua attuale configurazione in gran parte tra Cinque e Seicento con una organizzazione di spazi, un sistema di quinte architettoniche, una retorica di figure che vale come precipitato di una intera epoca: specchio e scena del potere nel periodo tra Maniera e Controriforma, del suo dramma e della sua violenza. E in tal senso, era felice lintuizione di Carriglio di enfatizzare questa componente come palcoscenico per un suo Amleto, quasi un Globe dilatato a scala urbana. Nelle settimane scorse - uno dei periodi di maggiore affluenza turistica - su una delle facciate dei Quattro Canti è apparso un enorme cartello immobiliare che segnalava la vendita di Palazzo Rudinì. È stato per fortuna rimosso e spostato in una posizione più discreta, ma quel «si vende», grande al punto da celare la scultura di uno dei sovrani spagnoli collocati nella sezione mediana, è stato il segnale più plateale, persino smaccato, del livello di incuria, di degrado e di abbandono in cui versa lintero centro storico, e che in questa zona di maggiore densità artistica e monumentale risalta in tutta il suo mortificante squallore. Annerite da tempo le pareti e le sculture di piazza Vigliena e della fontana Pretoria, restaurate pochi anni fa, come del resto era facile prevedere visto che nessuna misura è stata adottata per limitare lemissione di gas di scarico dei veicoli; ingombre le carreggiate di via Maqueda e di Corso Vittorio non soltanto degli ingorghi quotidiani, ma persino dei pullman turistici che stazionano indisturbati tra piazza Bologna e piazza Bellini, talvolta anche col motore acceso (potete immaginare qualcosa di simile a Parma, a Firenze, a Genova?); cosparse le strade degli escrementi dei cavalli delle carrozze, senza che nessuno - né proprietari né autorità di controllo - si preoccupi di imbracare gli animali. Uno spettacolo desolante (altro che Shakespeare), che ogni giorno mette in scena la nostra arretratezza culturale e civile. Ma quel degrado, quel ritardo di almeno un trentennio sulla tutela dei centri storici, è anche la cartina di tornasole, una delle tante possibili, del fallimento delle amministrazioni guidate da Diego Cammarata, della mancata pianificazione nel breve come nel medio e nel lungo periodo, dellincapacità di adottare misure minime come di varare provvedimenti di vasto respiro. Negli ultimi anni, infatti, e nonostante le numerose sollecitazioni, è rimasta lettera morta lidea di chiusura al traffico di una parte consistente del centro storico, ormai improcrastinabile sia per la vivibilità cittadina che per la salvaguardia del patrimonio artistico; è restata al palo una proposta decisamente più semplice, quale la destinazione di piazza Bologna a spazio pedonale anziché a parcheggio gestito per di più abusivamente quale è tuttora; e nessuno ha provveduto neppure a spostar altrove il tempo di attesa dei pullman turistici. Del resto, cosa è lecito attendersi in una città dove (lo segnalo per la quarta o quinta volta: qualcuno ha lincarico di rimuovere simili trofei?) la statua di Carlo V rimane malinconicamente pavesata con gli stracci stinti celebrativi della promozione del Palermo e della vittoria ai mondiali di calcio?