«Traffico e troppo cemento, il progetto ex Cartiere non va» «Sono 300mila metri cubi a 500 metri da Porta Nuova» Legambiente e Italia Nostra hanno presentato, secondo le norme previste dalla legge urbanistica, le osservazioni al Piano attuativo delle ex Cartiere Verona. Un piano, atteso entro settembre al voto del Consiglio comunale, che prevede la trasformazione del complesso dismesso e degradato in una zona a destinazione prevalentemente commerciale, con uffici, parcheggi, aree verdi. Nelle note consegnate e firmate dai presidenti provinciali Lorenzo Albi e Giorgio Massignan, le associazioni ambientaliste sottolineano come realizzare, a poco meno di 500 metri di distanza da Porta Nuova, in un'area di circa 150 mila metri quadrati, una «city» con 300.000 metri cubi di nuova cementificazione che ospiterà 70 negozi per 15 mila metri quadrati, 12 bar e ristoranti, palestre, centri per il fitness, multisale cinematografiche per 4.600 metri quadrati e uffici per 30 mila metri quadrati, significhi «stravolgere i già precari equilibri urbanistici e sociali della nostra città». «In quella zona», scrivono Albi e Massignan, «andranno giornalmente a lavorare circa 1.500 persone e molte altre migliaia vi arriveranno con le loro automobili per usufruire dei servizi commerciali e direzionali, e non saranno certo le progettate sette rotonde spartitraffico che potranno risolvere l'enorme aumento dei flussi di traffico che una tale struttura causerà. La stessa ipotetica Medianina, cioè la continuazione della Transpolesana, scaricherà il flusso veicolare nelle attuali tangenziali, che già ora sono al limite della loro portata massima. Verona non ha necessità di un tale attrattore di traffico tra le due arterie, viale Piave e via Basso Acquar, sempre intasate di auto». Le due associazioni si chiedono poi il motivo per cui la sentenza del Consiglio di Stato 50542007 favorevole al Comune, che confermava la regolarità del percorso seguito dall'amministrazione e rigettava il ricorso presentato dalla società Verona Porta Sud sulla legittimità dell'inserimento delle ex Cartiere nella variante di Verona Sud, sia stata «inspiegabilmente disattesa dalla attuale amministrazione comunale, che ha stralciato (delibera del Consiglio comunale 22 2008) l'ambito dal Piano di Verona Sud, scegliendo senza motivazioni convincenti la strada del Piano attuativo». Legambiente e Italia Nostra ricordano che fino dal 2005 la proprietà dell'area aveva l'autorizzazione per demolire gli edifici delle ex Cartiere, esclusa la piccola parte dichiarata archeologia industriale. E nutrono il sospetto che «la psicosi sulla sicurezza della zona e sulla paura abbiano garantito ai proprietari, grazie alla nuova amministrazione, qualche migliaio di metri cubi in più». «In particolare», scrivono, «il Piano attuativo proposto è in contrasto con la fascia di rispetto dei pozzi della centrale idropotabile Agsm di Basso Acquar; inoltre l'area interessata dall'intervento è collocata all'interno della fascia di ricarica degli acquiferi. Le torri previste dal progetto sono ubicate all'interno di un'area boscata di circa 4 ettari, interessata da un vincolo paesaggistico. Le altezze delle stesse contrastano con le norme del Pat, che limita l'altezza delle nuove costruzioni per tutelare la visibilità e percezione unitaria del centro storico. È anche in contrasto con i dettami della Regione che prevedono che i parcheggi debbano essere interrati».
VERONA SUD. Le associazioni ambientaliste Legambiente e Italia Nostra presentano le osservazioni al Piano attuativo
Le associazioni ambientaliste Legambiente e Italia Nostra hanno presentato le loro osservazioni al Piano attuativo delle ex Cartiere Verona, un progetto che prevede la trasformazione del complesso dismesso in una zona a destinazione prevalentemente commerciale. Le associazioni sottolineano come il progetto significhi stravolgere i già precari equilibri urbanistici e sociali della città, causando un aumento significativo del traffico e la costruzione di nuovi edifici. Il progetto è stato presentato al Consiglio comunale entro settembre, ma le associazioni hanno sollevato diverse preoccupazioni, tra cui la mancanza di motivazioni convincenti per la scelta del Piano attuativo e la violazione di norme urbanistiche e ambientali.
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