«Abbiamo salvato il Pincio senza forzature dal punto di vista amministrativo, senza rimetterci una lira e indicando unalternativa migliore, ovvero quella del parcheggio del Galoppatoio». Canta vittoria il sindaco Alemanno illustrando, accanto al ministro Bondi, la memoria di giunta che ieri mattina ha ufficialmente bloccato il parking da 700 posti auto nel ventre del colle. «Non cè danno erariale, non ci sono penali da pagare», scandisce il primo cittadino, forte del parere dellavvocatura comunale esibito come un trofeo: «I ritrovamenti archeologici escludono il 33 della capienza originaria. Ciò impone una decurtazione del parcheggio e ne riduce la valenza economica e trasportistica, a meno che non si pensi di spostarlo di alcuni metri, ma ciò imporrebbe un nuovo progetto, cioè anni di nuovi pareri e autorizzazioni». Da qui la scelta di revocare lappalto, con la promessa che i resti «saranno valorizzati». È radioso, il sindaco, il suo maglio ha demolito unaltra creatura di Veltroni, accusato di «non aver mai preso in considerazione lampliamento del parking sotto Villa Borghese», dove è già stata autorizzata «la creazione di 200 nuovi posti a rotazione», ai quali se ne aggiungeranno «altri 500 destinati ai privati», grazie alla costruzione di «un terzo piano». Conferma lassessore allUrbanistica, Marco Corsini, luomo che materialmente ha steso la memoria di giunta: «Riproporremo lì la rimessa che doveva nascere al Pincio. Proseguiamo dunque sulla strada di liberare il Tridente dalle auto. Oltretutto con costi minori». Promessa ribadita da Alemanno («Non rinunciamo alla pedonalizzazione») insieme a quella di scrivere un piano strategico della mobilità invece del «semplice Patto firmato dalla precedente amministrazione». Nel futuro ci saranno dunque una serie di piccoli parcheggi intorno al centro storico. E un tunnel sotterraneo che da piazza del Popolo arriverà dritto al Galoppatoio, come quello già esistente in piazza di Spagna. Assai polemico il ministro Bondi. Prima dice di «essere a posto con la coscienza», di «non essere luomo del no, ma del sì: i no vanno detti quando bisogna tutelare il patrimonio storico che è di tutti», quindi aggiunge: «Se un progetto come questo fosse stato presentato da una giunta di centrodestra, che cosa avrebbe detto la sinistra italiana? Come minimo che siamo dei barbari». Immediata la reazione politica. Con tutto il Pdl a esultare («Alemanno e Bondi hanno difeso Roma» gioisce il forzista Cicchitto; «Ora Celentano può scrivere una canzone che riscatti la bella ma triste Via Gluck» ironizza Rampelli di An) e il Pd ad accusare il sindaco di fermare lo sviluppo della città: «È una decisione tutta politica» chiosa il capogruppo Umberto Marroni.