La storia delledificio appena restaurato ripercorsa dallarchitetto che ha curato la ricerca archivistica Tutto comincia nel 1621 Il testo che pubblichiamo fa riferimento alla ricerca storico-archivistica svolta dallautore per conto della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo nellambito dei lavori di restauro dellArsenale diretti dallarchitetto Matteo Scognamiglio econdo le tradizionali fonti storiche, la costruzione del nuovo Arsenale, fu intrapresa il 24 gennaio del 1621, con la posa della prima pietra alla presenza del viceré Francesco Ruiz de Castro, conte di Lemos. In realtà, bisogna spostare a circa un mese prima la data di impianto del cantiere, e quindi dellinizio dei lavori (28 dicembre 1620), come attestano le dichiarazioni rilasciate dal capomastro e responsabile dei lavori di costruzione dellArsenale, Antonio Viterbo, fidato collaboratore di Mariano Smiriglio. Di questultimo si è potuto accertare soltanto la paternità del progetto, ma non vi è traccia della sua presenza in tutta la fase di costruzione delledificio, totalmente delegata al Viterbo, che si sviluppa per oltre un decennio (1620-1631). La realizzazione dellArsenale al Molo, rientrava nel vasto programma di potenziamento del cinquecentesco nuovo porto di Palermo e avveniva in sostituzione di un altro arsenale già esistente a ridosso dellantico porto della Cala. Per la nuova opera portuale si pensò di utilizzare lo specchio dacqua a settentrione della città. A delimitazione e a riparo del nuovo bacino fu costruito un lungo braccio di molo, opera eccezionale per i tempi che si guadagnò anche per le ingenti spese il titolo di Molo dargento. Larea in cui furono realizzate gran parte delle opere del nuovo Molo faceva parte dellantico feudo Barca di proprietà del monastero di San Martino delle scale. Si trattava di un vasto territorio che si estendeva dalle falde di Monte Pellegrino sino al piano dellUcciardone e alla contrada dellAcquasanta, ricco di sorgenti dacqua e di cave. Nellottobre del 1620, la Regia Corte decise, al fine di procedere ai lavori di costruzione dellArsenale, di occupare i terreni un tempo concessi alla famiglia Boccone ed avviò i lavori di demolizione dei magazzini e delle case appartenuti ad Angelo Lazzaro. La costruzione dellArsenale fu realizzata in almeno due fasi. La prima, che si può ritenere conclusa nel 1623, era consistita nelledificazione di una sola elevazione corrispondente agli ambienti utilizzati per la realizzazione delle navi (trireme, galere e sciabecchi). Lingente spesa per la costruzione dellArsenale era stata finanziata dalla Regia Corte e dal Senato di Palermo intervenuto, nel 1621, con unofferta di 4000 scudi. Furono utilizzati, come manodopera edile, ben duecento forzati addetti ai remi delle galere regie, posti sotto le direttive di Antonio Viterbo e di alcuni "mastri di terra" che lo coadiuvavano nella difficoltosa impresa edilizia. In aggiunta allelevazione del corpo iniziale fu decisa ledificazione, nel 1629, di un ulteriore piano, pensato inizialmente come abitazione per i generali delle galere. Loccasione venne celebrata con laffissione di una lapide, ancora esistente, posta sulla facciata dellArsenale tra gli stemmi scolpiti nel 1623 da Giacomo Cirasolo su disegno di Smiriglio. Antonio Viterbo continuò a rivestire il ruolo di responsabile unico delle attività di cantiere. Sotto la sua direzione operarono circa una ventina di lavoratori tra cui molti schiavi provenienti dallarea maghrebina. Sin dal suo completamento, questo secondo livello venne utilizzato per gli usi più disparati: carcere, alloggiamento per compagnie di soldati e, sebbene per breve tempo, come sede di spettacoli teatrali. Per lArsenale di Palermo era imprescindibile provvedere alla formazione di un gruppo professionale in grado di gestire lattività cantieristica. Si trattò allora di importare un patrimonio di conoscenze, tecniche ed abilità professionali adeguate alle nuove esigenze della scienza navale. Le maestranze, infatti, furono sempre composte in maggioranza da personale proveniente da Messina e da Napoli. Già dal 1624 lArsenale risulta in pieno esercizio. Sono gli anni di unattività cantieristica decisamente vivace se si considera che in questo periodo si impiantavano contemporaneamente due distinti cantieri di costruzione di navi. La realizzazione della galera "Santa Rosalia", varata nel marzo 1631, è tra le prime ad essere documentata. In confronto agli arsenali delle principali città del Mediterraneo, quello di Palermo presenta delle specificità tipologiche e un accentuato carattere architettonico che lo rende un episodio abbastanza singolare. La realizzazione del primo livello per un uso comunque distinto e separato, gli conferiva una anomala facies da palatium non riscontrabile in altri casi. Le sue dimensioni, pari a circa 5500 metri quadri, erano peraltro piuttosto modeste se confrontate con quelle dei principali arsenali italiani ed europei. LArsenale fu oggetto di continui interventi edilizi dettati sia dallesigenza di consolidamenti strutturali e di una costante manutenzione, sia dalla necessità di adattare ledificio a diversi usi. È nota lutilizzazione a carcere, più precisamente, a "serraglio ordinario dei condannati dalla giustizia alla pena del remo e della catena", ma tale uso spesso si alternava a quello di alloggiamento delle compagnie dei reggimenti che transitavano per Palermo. A queste trasformazioni operarono noti architetti camerali e ingegneri militari come Nicolò Palma, Adamo Romeo, Giuseppe Bardet di Villanuova, Giovan Battista Rorro, Giuseppe Tarantino e Salvatore Attinelli. Dalla fine del Settecento sino alla prima metà dellOttocento il primo piano dellArsenale ritornò ad ospitare stabilmente dei carcerati. La restante parte, dal 1815, era passata sotto la giurisdizione del Comando della Real Marina del Regno delle due Sicilie. A differenza di quanto si ritiene lattività cantieristica, sebbene scarsamente produttiva, è documentata almeno sino al 1849. Dopo lUnità dItalia, lintera area del porto fu oggetto di diversi progetti di rinnovamento finalizzati ad una massiccia espansione della città e alla modernizzazione dellattività portuale. Da tali processi rimase tuttavia estraniato il vecchio Arsenale che, incamerato dal demanio pubblico, venne sopraelevato, alla fine dellOttocento, nella parte retrostante, e trasformato in caserma della Guardia di Finanza. Lepilogo drammatico giunse con i bombardamenti del secondo conflitto mondiale che arrecarono gravi danni, ma non irrimediabili, alla parte retrostante delledificio. Nellimmediato dopoguerra tuttavia si decise di demolire proprio questa parte per fare posto ai depositi dei Cantieri Navali. I numerosi ampliamenti di questi ultimi determinarono una radicale trasformazione della topografia dei luoghi, prima accerchiando e fagocitando ciò che rimaneva delledificio dello Smiriglio e in seguito determinando la chiusura della strada che per secoli, transitando davanti alla monumentale facciata dellArsenale, conduceva alla Borgata dellAcquasanta.
la Repubblica
12 Settembre 2008
PALERMO - ARSENALI: Il cantiere che costruiva galere
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Giuseppe Di Benedetto
la Repubblica
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Bene culturale
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