MILANO - Il consiglio comunale di Torino ha votato ieri il «sì» definitivo al grattacielo di Intesa-Sanpaolo progettato da Renzo Piano e limatò dopo mesi di polemiche perché non superasse i 167 metri della Mole Antonelliana: si è deciso che al massimo, chissà perché, arriverà a 166,66, su unarea di settemila metri quadri vicino a Porta Susa. Tutto bene per Sergio Chiamparino, si direbbe. E invece mai come ieri il sindaco del Pd si è trovato ad affrontare le grane che da un po di tempo gli alleati sono impegnati a procurargli. Cè aria di rimpasto e vacillano le poltrone di Rifondazione comunista, che sta in giunta ma ha votato contro la variante del Prg e manifestato fuori dal Comune: «Non una protesta di massa, in verità, erano meno dei piani del grattacielo», ironizza Chiamparino, che chiede comunque un «chiarimento». Ma questo, in fondo, è il meno. Il problema è soprattutto «il degrado e la degenerazione della lotta politica interna al Pd», scandisce il sindaco. E qui la faccenda è più complicata del grattacielo e riguarda le accuse al sindaco di trescare con i «poteri forti» della città. Tutto per un documento di otto pagine, il programma per lo sviluppo economico di Torino che la segreteria del sindaco, in agosto, ha inviato via mail allavvocato Angelo Benessia, presidente della Compagnia di San Paolo, fondazione con 9,1 miliardi di patrimonio che tra laltro è la principale azionista (8 per cento) di Intesa-Sanpaolo. Rimandato indietro con alcune "correzioni", il testo è stato poi girato dalla segreteria a capigruppo di maggioranza e assessori. Ma nelle proprietà del «file» è rimasta traccia della provenienza dallo studio Benessia. E «qualche solerte capogruppo di maggioranza o assessore ha fatto arrivare il documento ai giornali», riassume il sindaco. Che non ci sta a sentire parlare di scandalo o gaffe: «Rivendico il diritto e anche il dovere di consultarmi con chi voglio, pure con mio cugino di Portacomaro. E a maggior ragione di farlo con un professionista che sta lavorando a progetti importanti per la città. Senza contare che altri consulenti hanno visto il testo». In Comune fanno presente che lavvocato Benessia è advisor della fusione tra Atm e Gtt, le società di trasporto pubblico a Milano e Torino, uno dei punti fondamentali del programma di sviluppo. E che quindi non cè nulla di strano che il sindaco avesse verificato con lui se le parole usate per descrivere le fusioni fossero corrette. «Per evitare problemi a chi sta trattando», chiarisce Chiamparino. Magari anche di questo si parlerà nella «verifica di metà mandato», a fine mese. Quanto al grattacielo, hanno votato sì anche Pdl e Udc. Contrari la Lega e, nella maggioranza, Sinistra democratica e il Prc, che in più esprime il presidente del consiglio comunale e un assessore. Sarà rimpasto? Chiamparino allarga le braccia: «Se è un episodio è un conto. Se è un atteggiamento destinato a protrarsi, non potrà non avere conseguenze».