Il soprintendente Bottini: "Ormai era diventata una faccenda ideologica" La giunta ratifica oggi la memoria che mette la parola fine al parcheggio del Pincio. E per non pagare penali il Comune si appiglierà ai ritrovamenti archeologici che avrebbero comunque dovuto modificare il progetto. Una decisione presa nonostante il parere positivo che i "saggi" del ministro Bondi hanno scritto in quattro pagine. Intanto, preoccupati, i costruttori romani incontrano Alemanno. La decisione è già presa: stamattina la giunta dovrà solo ratificarla, approvando la memoria che mette fine al parcheggio sul Pincio. «Sto lavorando perché venga spostato» ha detto ieri sera il sindaco Alemanno, confermando la sua intenzione. «Ritengo che la scelta presa dalla precedente amministrazione sia sbagliata. Certo, i costruttori romani tifano dallaltra parte. Io però penso di interpretare un sentimento cittadino». Una memoria articolata, nella quale si ricostruisce liter del progetto, si riassumono i due pareri scientifici chiesti dal sindaco e dal ministro Bondi sulla compatibilità dellopera con i ritrovamenti archeologici, si indicano le alternative nellampliamento del parking del Galoppatoio (tanto più che cè già un progetto autorizzato), si spiegano le ragioni giuridiche buone a scongiurare pesanti risarcimenti a carico del Comune. Salvo, ovviamente, il rimborso per i lavori già eseguiti dalla Sac, limpresa appaltante della famiglia Cerasi. E mentre fino a tarda notte gli avvocati capitolini, insieme agli assessori Corsini e Marchi, hanno lavorato alla stesura del provvedimento, il soprintendente Angelo Bottini, autore nel 2005 del parere che ha dato via libera al parcheggio, ha pesantemente criticato la gestione dellaffaire Pincio: «Dopo i ritrovamenti archeologici, il progetto, quello da 700 posti auto, avrebbe dovuto essere modificato. Lo avevamo scritto, ma non lo si è voluto o saputo leggere». Parla di «una faccenda che era ormai diventata solo ideologica», Bottini: «Non si possono mischiare aspetti tecnici e politici». Invece «se si fosse stati pazienti, se si fosse ascoltato il parere che abbiamo dato l8 agosto, si sarebbe letto che era preclusa la possibilità di realizzare un parcheggio da 700 posti». Ed è proprio a questo che la memoria di giunta si appiglierà per cancellare il rischio penali. In base a quel parere e alla fondata possibilità di trovare altri reperti, infatti, la Sac avrebbe dovuto ridurre il parcheggio del 40 (azzerando la sua valenza strategica, ossia svuotare il Tridente dalle auto) oppure cambiarlo: in entrambi in casi sarebbe stato necessario un nuovo iter autorizzatorio, con nuovi esami da parte delle soprintendenze e un notevole allungamento dei tempi. Facendo così venir meno la prevalenza dellinteresse pubblico alla realizzazione dellopera. Che può benissimo essere sostituita con lampliamento del parking di Villa Borghese (affidato però a un altro concessionario, la Saba Italia del gruppo Albertis), collegandolo a piazza del Popolo con una diramazione o un nuovo tunnel oltre quello già esistente in piazza di Spagna. Tra laltro nel capitolato dappalto è prevista una clausola di rescissione per giusta causa in presenza di eccezionali ritrovamenti. La conferma arriva da stesso Bottini: «Avevamo scritto che i rinvenimenti non avrebbero impedito la realizzazione del parcheggio ma lo avrebbero condizionato. Quel che contava e che non si è voluto capire, era quel "ma", scritto chiaramente. Si sono perse di vista le carte e la campagna è diventata solo mediatica. Si discuteva di posizioni che non erano vere ma che comparivano sui giornali». Ecco perché ora il sindaco è libero di non far più nulla: «Le condizioni non sono più quelli iniziali e gli scavi non sono ancora terminati» conclude il soprintendente. Una storia che deve servire da lezione: «Basta con gli appalti senza larcheologia preventiva. Non si può utilizzare larcheologia per fini propri».