Si avvicina la decisione ultima sul parcheggio del Pincio, la cui realizzazione appare quanto mai incerta. L'opera è un'eredità della giunta Veltroni che aveva previsto 700 posti-auto per i residenti nel ventre della collina che poi, nel corso dei lavori, ha rivelato pre-esistenze archeologi-che. Domani pomeriggio, dopo tre rinvii, la giunta capitolina si pronuncerà sul progetto. Un capitolo importante sarà quello economico: perché, in caso di bocciatura, ai tre milioni di penale (il 10 per cento dell'importo totale) da pagare alla ditta vincitrice del concorso, la Sac dei Cerasi, c'è da aggiungere la spesa per il ripristino (ad esempio il rinterro degli antichi resti e il ritorno tra i viali dei busti dei probi viri rimossi per il restauro), oltre al mancato guadagno netto per le casse del Campidoglio di 30 milioni dalla prevista vendita dei 700 posti auto. Unico modo per evitare la penale sarebbe l'eventuale vincolo archeologico-paesaggistico sull'area interessata dal parcheggio. Nella relazione inviata al sindaco i tecnici della Sovrintendenza archeologica di Roma non hanno avanzato l'ipotesi del vincolo ma, descrivendo il ritrovamento di parte di una villa romana, si sono limitati ad osservare che «i resti devono essere tutelati». Frattanto il capogruppo dell'Italia dei Valori, Gilberto Casciani, ha presentato nella conferenza dei capigruppo una mozione per chiedere la convocazione urgente di un Consiglio comunale straordinario, al fine di ottenere chiarimenti sugli sviluppi del progetto. La mozione è stata sottoscritta da Maria Gemma Azuni del Gruppo Misto, Andrea Alzet-ta della Sinistra Arcobaleno e Antonino Torre della Lista Civica per Alemanno. E stamani alle alle 10, a Santa Maria del Popolo, il presidente di Italia Nostra-Roma e coordinatore del Comitato Viva Valadier, Carlo Ripa di Meana, ha organizzato la celebrazione di una Santa Messa e Musica sacra in ricordo Giuseppe Valadier, a 178 anni dalla scomparsa. L'opera più acclamata dell'artista è proprio la sistemazione di piazza del Popolo e del Pincio, tra il 1816 e il 1824, con un progetto che riuscì ad armonizzare l'impianto urbanistico della piazza col naturale degradare della collina del Pincio. Ieri pomeriggio, al ministero dei Beni e Attività culturali, convocato dal ministro Sandro Bon-di, si è riunito, per dare il suo parere, il vertice dei Comitati tecnico-scientifici per i Beni archeologici, i beni architettonici e paesaggistici, la qualità architettonica e urbana e l'arte contemporanea. Occorre tener presente i ritrovamenti archeologici nella zona e i vincoli paesaggistici posti da altre amministrazioni sul complesso monumentale del Pincio: questo il contenuto del parere espresso dai Comitati tecnico-scientifici al termine della riunione. Il capo di Gabinetto del ministero, Salvatore Nastasi, si è quindi recato in Campidoglio, su incarico del ministro Bondi, per consegnare nelle mani del sindaco il rapporto dei Comitati. Il 6 settembre scorso, dopo che già Veltroni era sceso in campo, con un articolo, per difendere il progetto, il sindaco Alemanno ha spiegato sul quotidiano la Repubblica i motivi «di tutela ambientale, artistica e archeologica» per i quali avversa l'opera. Secondo Alemanno, i 700 posti auto potrebbero ricavarsi dall'ampliamento del parcheggio del Galoppatoio a Villa Borghese. Divisa è risultata poi la stessa commissione dei saggi voluta dal sindaco: è contraria al progetto, oltre a Giorgio Muratore, anche Marina Mattei, membro del direttivo dei Musei Capitolini. A favore, sebbene con le dovute cautele, si sono espressi Adriano La Regina, ex soprintendente dei Beni archeologici di Roma, e Francesco Rossi, presidente dell'Ordine degli ingegneri, più sfumato sarebbe il parere del presidente dell'Ordine degli architetti, Amedeo Schiattarella. Sul fronte più propriamente politico il progetto è stato decisamente bocciato da Fabrizio Cic-chitto, presidente dei deputati del Pdl, che in una lettera al Corriere della Sera ha paragonato il caso del Pincio a un «minigiacobinismo urbanistico, architettonico e edilizio» che «può provocare danni certamente minori, rispetto al giacobinismo in grande descritto nel libro di Talmon, ma altrettanto devastanti. La ragione fondamentale della contestazione - ha aggiunto - riguarda l'opera in sé, per l'inaccettabile manipolazione di un habitat paesaggistico unico al mondo e di un assetto architettonico ideato dal Valadier. Perché, invece, i sostenitori dell'operazione Pincio rimuovono l'esistenza del maxiparcheggio del galoppatoio, già fatto nella stessa area e nel quale dovrebbe innestarsi il nuovo parcheggio del Pincio? Perché non si può ulteriormente lavorare su di esso, che per di più è spesso semivuoto? Inoltre il particolare costituito dal Pincio - ha insistito Cicchitto - si colloca in una problematica più generale. Essa è rappresentata anche dal fallimento di tutta una politica urbanistico-architet-tonica per molti aspetti espressa dalla sinistra, e che forse è stata una delle ragioni per la quale essa ha perso le elezioni». A favore per ultima si è pronunciata ieri la Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato): «A Roma le opere infrastnitturali devono essere realizzate - ha affermato il direttore Lorenzo Tagliavanti - Per questo motivo diciamo sì al parcheggio del Pincio che servirà anche a riqualificare la parte più importante della città, ovvero il centro storico, e renderla più fruibile a cittadini e imprese. Il no al parcheggio del Pincio non convince gli artigiani e le imprese della Capitale».
ROMA Pincio: "quei reperti hanno valore archeologico"
La decisione finale sul parcheggio del Pincio è incerta e si avvicina. La giunta capitolina si pronuncerà domani pomeriggio dopo tre rinvii. Il progetto prevede 700 posti-auto per i residenti, ma i ritrovamenti archeologici nella zona e i vincoli paesaggistici posti da altre amministrazioni hanno creato problemi. Un'ipotesi per evitare la penale è l'eventuale vincolo archeologico-paesaggistico sull'area interessata dal parcheggio. Il sindaco Alemanno ha spiegato i motivi di tutela ambientale, artistica e archeologica per i quali avversa l'opera.
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