L'importo del primo assegno da staccare è già quantificabile. Se si bloccano gli scavi del parcheggio del Pincio, la Sac di Emiliano Cerasi passa all'incasso, euro più euro meno, di 11 milioni. A tanto corrisponde la penale pari al 10 dei lavori complessivi di scavo commissionati dall'Atac, l'Agenzia per la mobilità del comune di Roma, se non eseguibili per impedimenti del committente, secondo quanto dispone il codice dei lavori pubblici in caso di blocco. Per i Cerasi, famiglia storica di costruttori romani con al suo attivo una parte dell'elegante quartiere residenziale della Camilluccia, ma anche molti immobili istituzionali, carceri comprese, lo schiaffo immediato sarebbe sonoro, malgrado la penale. Ma con il tanto che si promette a Roma in materia di parcheggi, la Sac troverà certo occasione di far valere il credito comunque acquisito con l'operazione Pincio. Alla vigilia del pronunciamento della giunta del comune di Roma sulla compatibilita artistico-ambientale del discusso progetto, molte idee vengono avanti (o tornano) per dare risposte pratiche al problema mobilità a Roma. Intanto si sa già che i 720 posti auto previsti inizialmente al Pincio (70 pertinenziali destinati alla vendita, 20 da dare in affitto stabile e 10 rotativi) dovranno comunque ridursi a 500 a causa dei ritrovamenti archeologici. Ma 720 posti auto, tanto peggio se ridotti a 500, anche a sentire Sergio Marchi, nuovo assessore alla mobilità antipatizzante del progetto Pincio, sono comunque poca cosa in relazione alle esigenze di Roma. Che il parcheggio del Pincio si faccia dunque come vorrebbero i veltroniani o che si opti per soluzioni alternative, come ha esternato l'attuale sindaco Gianni Alemanno, il sottosuolo di Villa Borghese andrà comunque ulteriormente valorizzato. E non per niente in questi giorni Giovanni Centu-relli, amministratore delegato di Saba Italia, è un uomo molto corteggiato. Saba Italia controlla oggi l'ormai stagionato parking sotterraneo della villa, che fa capo al gruppo Abertis (in Autostrade grande alleato dei Benetton, capitani coraggiosi in Cai, neocompagnia di bandiera del dopo Alitalia). Tra le varie divisioni operative del gruppo Abertis, Saba è una di quelle marciano meglio. Per dirla con terminologia di moda, è una «infrastruttura calda». Nel primo semestre 2008 ha segnato un aumento dell'8,7 degli incassi. E il parcheggio di Villa Borghese, che nel mese di marzo è passato da una tariffa oraria di 1,3 euro a 1,6 euro, ha ben contribuito all'aumento. Della necessità di aumentare ì 1.800 attuali posti auto di Villa Borghese in quota Saba Italia sono consapevoli un po' tutti i vari soggetti della partita. Dall'assessore Marchi, che ne ha parlato apertamente, allo stesso Giacchino Gabbuti, amministratore delegato dell'Atac (rimasto l'unico alfiere del Parking-Pincio da quando il presidente Fulvio Vento si è detto dimissionario), a Fabrizio Panecaldo, già a capo del think tank parcheggi dell'amministrazione Veltroni, un ufficio oggi praticamente vuoto dacché là squadra del sindaco uscente ha sbaraccato. Panecaldo comunque non è rimasto senza lavoro. È diventato gran delegato del presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, per le stesse questioni riguardanti la mobilità. Con la buona fattibilità in project financing che potrebbe accompagnare l'allargamento del parcheggio di Villa Borghese, se ne prefigura addirittura il raddoppio, ma si torna di nuovo a sognare 3 mila spazi di sosta da realizzare sotto il traforo di via Nazionale, un'idea che animò gli urbanisti tra il 2002 e il 2003, ma che poi di fronte allo scoglio del finanziamento venne rimessa nel cassetto. Ora che le «infrastnitture calde» interessano anche le sgr di certi fondi specializzati (Vito Gamberale è entrato da poco in questo business), si potrebbe rilanciare la cosa.