Parking del Pincio, il cantiere si allontana. Ieri il vertice tecnico presieduto dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha, di fatto, rilanciato la palla al sindaco Gianni Alemanno. E Alemanno è sempre stato il capofila del fronte del no. Ma cosa è emerso dalla riunione dei tecnici convocati dal ministro? In realtà nulla di nuovo. Carte alla mano infatti gli esperti dei Comitati tecnico-scientifici non hanno apposto «nessun ulteriore vincolo» alla collina di piazza del Popolo. Tutto come prima, come ai tempi del primo «sì» al progetto. La decisione spetta solo al sindaco. E nella prima serata di ieri il capo di gabinetto del ministero Salvatore Nastasi ha lasciato il Collegio Romano per il Campidoglio, per consegnare nelle mani del primo cittadino la relazione finale. Il contenuto del parere lo mette giù chiaro il sottosegretario Francesco Giro: «I vincoli già c'erano: quello architettonico sulle rampe, quello paesaggistico sui giardini e quello archeologico sulle preesistenze archeologi-che». Giro racconta che è stato espresso «assoluto apprezzamento per il lavoro delle soprintendenze e del direttore regionale: chi pretendeva da loro passi avanti o indietro è stato deluso, perché erano richieste improprie» mentre «chi lanciava allarmi di «sventramenti è stato smentito» perche «il «nuovo parere dei comitati non parla di un rischio simile». Insomma, la chiude Giro, «da noi non è giunto né un sì né un no, perché perché non spetta a noi decidere». Già, spetta ad Alemanno. Che a quanto si dice nei corridoi del Campidoglio, sarebbe propenso ad andare nella direzione che ha sempre predicato. Cioè, fermare tutto. Magari! compensando l'impresa aggiudicatrice in altro modo, magari coinvolgendola in altre opere pubbliche di rilievo. Non che sia l'unica posizione possibile, s'intende: si può sempre ridimensionare l'opera, e drasticamente, e via di nuovo nel tourbillon dei pareri delle Soprintendenze. Oppure tagliare la chicane, e convocare una conferenza dei servizi per conoscere in tempi stretti l'esito del colpo di forbici. Sta di fatto comunque che un eventuale no al parcheggio non sarebbe senza conseguenze." la ditta, in caso di rescissione del contratto, chiederebbe una penale mi-lionaria. Roba che in tempi di magra - Alemanno ha presentato mesi fa un severo piano di razionalizzazio-ne della macchina del Campidoglio, chiedendo per giunta soldi al Governo -non è certo il massimo della vita, con buona pace della continuità amministrativa. Ieri sera il sindaco ha contattato la sua giunta, ha spiegato loro il responso del ministero. Poi si è chiuso in riunione con il capo di gabinetto Nastasi e con gli assessori Umberto Croppi e Marco Corsini. «Non è vero - ha detto uscendo - che il parere del ministero è positivo: è in realtà molto critico. Vi viene evidenziato il parere del sovrintendente del 4 agosto in cui si dice che il 33 dell'alea è vincolato archeologicamente, e quindi c'è la necessità di una modifica del progetto». Meglio valutare altre ipotesi. La preferita del sindaco è «lavorare dal punto di vista giuridico per una soluzione alternativa nel parcheggio del Galoppatoio», ampliandone il numero dei posti auto. E e il ministro Bondi, ha aggiunto, «condivide la nostra linea». Domani è il gran giorno, il giorno della memoria di giunta che metterà la parola fine alla telenovela del parcheggio più discusso di Roma. La tecnica ha detto la sua. Ora tocca solo alla politica.