«Per ora la commissione è congelata». Sine die. Anche perché «il protagonismo del sindaco di Roma rende tutto più difficile». Punto. Firmato, Giuliano Amato. Dunque, per ora bisogna accontentarsi del tavolo tecnico interistituzionale tra Comune, Provincia e Regione che lavorerà sull'assetto istituzionale della città. La commissione che avrebbe dovuto produrre progetti per lo sviluppo della Capitale, invece, è finita nel freezer. E si tratta di qualcosa di più di una pausa di riflessione o di un rinvio tecnico. Giuliano Amato non ritiene che questo sia più il momento per sedersi tutti allo stesso tavolo perché ora la commissione rischierebbe di essere un «bersaglio politico», tradendo la missione per la quale è stata pensata. E questo, soprattutto a causa del clima politico creatosi attorno al sindaco e alla stessa commissione, e al quale, secondo Amato, l'atteggiamento di Alemanno non è estraneo. D'altra parte, da ambienti vicini al sindaco di Roma trapela che non è neppure certo che, se un giorno si dovesse tornare a parlare di questa commissione, a guidarla ci sarebbe ancora Amato. Alemanno sembra puntare tutto sul tavolo tecnico, con la speranza che le acque prima o poi si calmino. Altrimenti, si troverà un nuovo presidente. Per ora, però, la commissione è congelata. L'ex presidente del Consiglio spiega che «in questi giorni si è creato un clima per cui sarebbe diventata un bersaglio politico». Invece, prosegue Amato, «la commissione dovrebbe essere un esempio di lavoro non immediatamente politico ma che aiuta la politica. Se però diventa essa stessa un bersaglio, allora non ha più senso». Insomma, «se riesce ad essere un contributo ne vale la pena, altrimenti no». Tutto ciò Amato lo ha già detto ad Alemanno che, osserva ancora l'ex presidente del Consiglio, «ha contribuito a questo clima». Per quanto misuri le parole, il senso di ciò che pensa Amato è chiaro e va ben oltre il rinvio tecnico del quale si era parlato nei giorni scorsi. D'altra parte, che Amato stesse maturando una decisione di questo tipo era evidente soltanto a leggere le sue parole dopo i distinguo tra fascismo e leggi razziali su cui si era esercitato Alemanno in Terra Santa. Amato, aveva parlato di difficoltà legate ai tempi tecnici di convocazione, una formula utilizzata evidentemente per non rompere del tutto. Ma la rivalutazione del fascismo alla quale i reduci del Msi hanno dato vita tra la Terra Santa e Porta San Paolo deve essere stata troppo anche per una persona notoriamente paziente come Amato. Che, dunque, ha detto basta. Va detto che Amato non è il solo a pensare che le condizioni ora non ci siano. Piero Marrazzo, che ieri con Amato ha parlato a lungo, è d'accordo e spiega: «Misuriamoci sulle regole e se si troverà un accordo, allora potrebbe significare che ci sono le condizioni anche per parlare del resto. Insomma, Amato vada avanti con il lavoro dei giuristi, il resto si vedrà». Si tratta comunque di un colpo durissimo alla immagine che il sindaco di Roma sta cercando di ritagliarsi addosso, quella di bravo amministratore capace di aprire all'opposizione in nome del futuro della capitale e, contemporaneamente, di giocare la sua partita anche sul tavolo politico nazionale per la conquista di un posto al sole nel Pdl. Proprio la guerra scatenatasi tra gli ex colonnelli di An, infatti, è una delle chiavi di lettura di questo marcamento a uomo che sta andando in scena soprattutto tra La Russa, Gasparri e Alemanno, e che ha visto un'accelerazione con l'approdo di Fini alla guida della Camera. A tutto ciò, infatti, si deve l'attacco sferrato da Gasparri ad Alemanno con l'incauto paragone tra Amato e Brusca, e lo stesso vale per il rilancio provato da La Russa su Salò dopo le parole di Alemanno di domenica scorsa. Ma dietro l'uscita di Alemanno dalla Terra Santa c'è anche una preoccupazione tutta rivolta alla capitale. Questa settimana, infatti, erano previste una serie di scadenze di rilievo: l'insediamento della commissione Amato, la decisione sul parcheggio del Pincio e le delibere antidegrado. Non è da escludere che, portando il dibattito sul piano ideologico, Alemanno abbia tentato anche di spostare l'attenzione altrove, prevedendo qualche difficoltà proprio a Roma. Ciò che è puntualmente avvenuto proprio sul Pincio: la riunione di ieri voluta da Sandro Bondi con i tecnici si è infatti conclusa con un nulla osta che è una nuova gatta da pelare per il sindaco che di recente si era espresso in senso opposto. Ciò che Alemanno non aveva previsto è che a creare quelle difficoltà avrebbe contribuito lui stesso. Alla fine, infatti, è stato proprio l'intreccio delle due partite a produrre un corto circuito. Per ironia della sorte, a tanto non era riuscito neppure Gasparri con quel paragone tra Amato e Brusca. Anzi, in quella occasione era stato proprio Alemanno a difendere Amato. Ora, invece, è stato lo stesso Alemanno a innescare la reazione che ha portato Amato a congelare la commissione che aveva già preso il suo nome. A Veltroni e Bettini, in fondo, non è restato altro che dare l'ultima bottarella a un muro che era già minato alle fondamenta.
ROMA Pincio: Amato: Non ci sto a fare il bersaglio
La commissione di sviluppo di Roma, presieduta da Giuliano Amato, è stata congelata a causa del clima politico creatosi attorno al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Amato ritiene che la commissione rischi di diventare un bersaglio politico e che non è il momento per sedersi tutti allo stesso tavolo. Alemanno, invece, sembra puntare sul tavolo tecnico con la speranza che le acque si calmino. La commissione era stata pensata per produrre progetti per lo sviluppo della città, ma ora è stata fermata. Amato ha anche espresso preoccupazioni per il clima politico creatosi attorno al sindaco e ha detto che la commissione dovrebbe essere un esempio di lavoro non immediatamente politico.
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