«Missione: salvate il Pincio, ma soprattutto salvate il soldato M.», alias Luciano Marchetti, direttore regionale per il Lazio dei Beni culturali, il dirigente che ai tempi di Veltroni rilasciò le autorizzazioni per un via libera al parking contestato (fu lui a «chiudere» la conferenza dei servizi) e che a tutt'oggi si dichiara favorevole all'opera (opera che piace, come è noto, anche al sottosegretario Francesco Giro, ma non al ministro Sanar o Bondi). Missione riuscita e salvataggio facile, almeno quello, perché quelle autorizzazioni ai lavori (così come quelle della soprintendenza archeologica) erano sempre state, si è detto, «condizionate»: ai risultati degli scavi, a verifiche, a eventuali cambiamenti in corso che poi ci sono stati eccome (Lucullo Co., reperti per io metri di profondità ecc). «E le novità oggi sembrano tali da compromettere il prosieguo dell'opera, senza penali per il Comune. In presenza di fattori ostativi di questa natura, come quelli emersi, il contratto con l'appaltatore può essere rescisso», si spiegava ieri fuori dall'ufficialità nei corridoi ai piani alti del Mibac. Ma la relazione venuta fuori dalla riunione di ieri ripassa di fatto la palla al Campidoglio e alla stazione appaltante (Atac), per una decisione che però ora avrebbe, in più, un «cuscinetto» comodo cui, volendolo, appoggiare la testa per dir di no. Al di là dei tecnicismi e della burocrazia (ma non è facile districarsi in una matassa tanto fitta, e lo sanno bene in Campidoglio e al ministero) al Mibac ieri è andata così: non una sola riunione innanzitutto, quella ufficiale delle l'j. Qualche ora prima del summit con i comitati tecnici convocato al San Michele, nella sede del ministero si erano infatti già riuniti (e non era la prima volta) i superverti-ci, ovvero i direttori generali, al lavoro da giorni sul tema, almeno da quando Bondi ha ufficialmente dichiarato la sua contrarietà al parking nella lettera al Corriere. Ai direttori il compito, come da prassi, di preparare l'istruttoria, ovvero la base da cui poi è venuto fuori il parere scritto (consultivo e non vincolante) dei comitati. Alla fine in tre pagine subito recapitate al sindaco si è cucito un abito su misura indosso a un eventuale «no» che però nessuno formalmente ancora pronuncia. Diviso in due parti, di cui una prima ricognitiva della situazione vincolistica e dei pareri rilasciati dallo Stato, il testo, parafrasandolo, suggerisce che (quasi) tutto in teoria è possibile: rescissione, riduzione, spostamento dell'opera ecc. Ma per salvaguardare gli importanti reperti «non rimovibili» (33 dell'area più un 10 di «striscia di protezione») il progetto andrebbe così ridotto che cadrebbe un presupposto fondamentale per un'opera pubblica, la convenienza. Un altro progetto? Bisognerebbe far ripartire tutto l'iter (e nel frattempo è subentrato un vincolo regionale). Lo stop? Il contenzioso forse ci sarebbe, ma il Comune potrebbe spuntarla. Insamma, Alemanno, volente 0 nolente, dovrà decidere...