Professor Paolo Portoghesi, che cosa ha detto nel suo Intervento, uno dei più lunghi e appassionati? «Ho ricordato a tutti che il Pincio non è un'area qualunque ma rappresenta per Roma uno degli interventi di sistemazione più complessi e importanti, grazie al Valadier. E Roma e patrimonio dell'umanità...Ve lo immaginate voi il piazzale del Pincio rotto da una griglia metallica, per l'aerazione, larga cento metri quadrati...». Due ore di discussione. Cominciate come? «I comitati hanno analizzato tutta la documentazione e in sostanza questo parcheggio può essere realizzato ma solo a metà. E emerso con evidenza che questo progetto era stato vincolato, nei limiti del possibile, dallo stesso ministero, ma s'intuisce dietro una pressione politica che lo ha fatto arrivare fino a qui». I tecnici sono stati tirati per il bavero dentro questa storia? «Ho letto quel che dice Andrea Carandini. Ha torto a dire così. Il ministero ha chiesto semmai di chiarire l'aspetto formale della vicenda. Non abbiamo faticato a constatare che tutte le autorizzazioni sono state date sì, ma sempre sotto condizione, con una quantità di prescrizioni. Insomma il ministero dei beni culturali non ha mai dato autorizzazioni in bianco, ma ha chiesto di effettuare gli scavi archeologici e poi di vedere...». Risultato? «C'è un documento della soprintendenza archeologica, di questo agosto, che dice: il 30 sono antichità importanti, non ri-muovibili. Questo è il punto. Il ministero ha l'obbligo della tutela dei beni. Lì c'è da tutelare resti importanti. Tenendo conto che poi per tutelare quel 30 bisogna aggiungere un 10 di terreno di rispetto, cosa resta per il parcheggio?». C'è chi diminuisce però la portata di quei ritrovamenti. Archeologi come Carandini affermano che sono modesti. «Se Carandini fosse stato Soprintendente avrebbe detto no. Non sono ritrovamenti importanti? Però gli archeologi dicono che non sono rimuovibili. E quindi ragioniamo: come è possibile realizzare un manufatto al suo 60, con tutte le riserve ancora aperte su un'infinità di aspetti. Prendete i passaggi sulle rampe di Valadier. Non sono approvati. La soluzione è ancora tutta da trovare...». In riunione sono stati sollevati problemi di nuovi vincoli? «Non ce n'è stato bisogno. Un vincolo paesistico era stato posto nel 2006 dalla Regione. È stato fatto però dopo che erano state date le autorizzazioni. Quindi quel vincolo non è vigente perché emesso dopo. Può essere operante solo se si dovesse rifare il progetto». Fin qui il succo del vostro consulto. Dite: bisogna tutelare quel 33 di territorio con beni archeologici, se il Comune vuoi procedere deve farlo con un progetto rivisto. E allora? «Ciò che emerge chiaramente è che questo parcheggio non conviene a questo punto più a nessuno. Non al Comune di Roma che dovrebbe mettere soldi per rivendere poi ai privati. E tantomeno al committente perché a conti fatti dovrebbe vendere un numero di posti più piccolo e quindi avere un minore tornaconto. Ma poi chiediamoci una buonas volta per tutte: perché sotto il Pincio? A pochi metri da lì ci sono possibilità molto più ragionevoli. Basta cercarle. Invece si è puntato sul Pincio». Avete passato la palla al Comune. Ma come la mettiamo con la spada di Damo-eie delle penali che il Comune dovrebbe pagare in casi di rescissione dei contratto? «Secondo me il Comune non deve pagare un bel niente. Quanto è stato trovato è eccezionale. Dunque l'amministrazione viene liberata automaticamente dalle clausole restrittive. Penso che il Comune deve farsi carico solo del costo degli scavi».