CAGLIARI. La filosofia che la ispira è simile a quella del Conservatoire du littoral francese e del National Trust inglese. E cioé, in estrema sintesi, un intelligente equilibrio nella gestione delle coste tra tutela e sfruttamento dolce dell'ambiente. La Conservatoria delle coste è nata ufficialmente il 9 marzo 2005 con una delibera della giunta regionale, dopo un lungo periodo di resistenze politiche e di dichiarate ostilità. Soprattutto da parte dei partiti del centro destra. L'obiettivo dell'agenzia regionale è la gestione dei "gioielli" delle coste sarde. All'inizio, dunque, è stata poco più di una costola amministrativa senza un'anima giuridca autonoma. E che la Conservatoria abbia avuto fin dall'inizio molti nemici lo si è visto subito. Nella primavera di due anni fa, infatti, durante la discussione sul maxicollegato alla legge finanziaria, l'agenzia è stata prima anemizzata in Commissione come disponibilità di risorse, approdando così in Consiglio solo come un'entità con a disposizione appena 500 mila euro per «studi e ricerche sulla valorizzazione delle coste». Non è difficile intuire che dietro molti scetticismi e ostacoli politici si siano sempre mossi ambienti imprenditoriali e finanziari che temono un ulteriore indebolimento di progetti speculativi fondati sul mattone. Timore fondato, visto che, una volta a regime, la Conservatoria delle coste avrebbe avuto il compito di gestire i siti costieri di maggiore pregio ambientale destinati ad entrare nel patrimonio regionale, ma soprattutto anche il potere di acquisire terreni e immobili considerati degni di tutela. Il passo successivo, quello cioé con il quale la Conservatoria delle coste della Sardegna da progetto è diventato legge, è del febbraio dello scorso anno. Con l'articolo 15 della legge finanziaria è stata prevista la trasformazione dell'attuale Servizio in agenzia regionale «dotata di autonomia regolamentare, finanziaria e organizzativa». Alla fine dello scorso anno, finalmente, gli ultimi passi formali per far nascere l'agenzia che ha sede a Olbia. Al suo vertice, un giovane oristanese: Alessio Satta di 36 anni. Nel comitato scientifico, Sandro Demuro, Ignazio Camarda e Sandro Roggio. L'esperienza francese, alla quale la giunta Soru si è ispirata, ha dimostrato che il modello dell'agenzia di tutela delle coste può funzionare. Non solo, ma che il modello può essere perfino condiviso e difeso dalla gente e dalle amministrazioni locali. L'esempio più clamoroso è quello della vicina Corsica, dove il Conservatoire du littoral controlla ormai direttamente il 25 delle coste e, al termine di un programma di interventi in corso, arriverà addirittura a gestire il 40 dei litorali dell'Isola di Bellezza. Alla radice di questo consenso diffuso dei comuni, c'è il coinvolgimento diretto nella gestione del patrimonio. Forniscono infatti personale, ma anche progetti di sviluppo turistico sostenibile. Il Conservatoire du littoral francese è un istituto pubblico sotto la tutela del ministro dell'Ecologia. Creato nel 1975, ha il compito statutario di garantire la «protezione definitiva di spazi naturali e paesaggisticamente rilevanti sulle coste marittime e lacustri», sulle foci dei fiumi e sui rioni periferici delle aree metropolitane rivierasche. Al primo gennaio, il Conservatoire du littoral assicurava in Francia la protezione di 70.100 ettari di terreno, divisi su trecento siti. Il tutto per uno sviluppo costiero di oltre 800 chilometri. Alla fine del 2005 il ministro dell'Ecologia francese ha concesso un aumento del budget annuale dell'istituto, passato così da 30 a 38 milioni di euro. Il 75 di queste risorse è destinata all'acquisizione di aree e alla loro sistemazione. Colpisce l'eseguità del personale del Conservatoire du littoral, ma, di contro colpisce anche la sua spaventosa efficienza. In tutto, tra la sede centrale di Parigi e le delegazioni regionali, si arriva a malappena a un centinaio di funzionari. Ma questa piccola équipe è, come dicono i francesi, «particulièrement performante». Solo alcune cifre per capire meglio: ogni anno questo minuscolo gruppo riesce a portare nel patrimonio del Conservatoire dai 2mila ai 3mila ettari, riuscendo a negoziare e a sottoscrivere un atto di acquisizione al giorno. Esiste poi un sistema di monitoraggio continuo, che viene affidato a 150 "guardie del litorale", assunte tra le comunità locali. Ci sono infine circa 300 impiegati che curano l'amministrazione e i contratti. Il sistema di tutela ambientale del Conservatoire si integra perfettamente con la Loi littoral. Una legge che, negli ultimi anni, alcuni autorevoli esponenti della maggioranza di destra stanno cercando di modificare (senza riuscirci) per allargare le maglie dei divieti. I cardini di questa norma sono: il divieto assoluto e inderogabile di costruire, in una fascia di rispetto di cento metri dalla battigia e la continuità urbanistica. Cioé è possibile costruire sulla costa solo in aree contigue ai centri abitati esistenti. La Conservatoria delle coste è invece guardata con grande attenzione da organismi internazionali come l'Unep (il Programma per l'ambiente delle Nazioni Unite). Tanto che, insieme al piano paesistico, il modello della Conservatoria è stato inserito nel Blue Plan, il dossier del Map (Piano d'azione per il Mediterraneo) dell'Unep. Per il maltese Paul Mifsud, coordinatore del dossier, la Sardegna sta insomma diventando un modello da imitare in tutta l'area mediterranea, considerata ad altissimo rischio ambientale.