«Al Gianicolo nove anni fa si è fatto ben di peggio» «IL PARERE del ministero conferma la fattibilità dell'opera», rivendica il capogruppo del Pd in Consiglio comunale. «È passata la via della ragionevolezza», esulta, sia pure con espressione adeguata al suo ruolo, il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, che da tempo indica al sindaco di Roma il via libera al parcheggio «modificato» come unica strada possibile. Adesso è Alemanno che parla di «continuità amministrativa» e di «opportune modifiche» con il parere ministeriale ancora caldo tra le mani. Il capo di gabinetto di Bondi, Salvatore Nastasi, è corso ieri sera a riunione tecnica conclusa al Campidoglio, per consegnarglielo. «Non è assolutamente vero che sia positivo, è molto critico sull' opera», cerca di recuperare la delusione il sindaco. «Bondi è d'accordo con la nostra linea», ripete cercando appigli. Ma non c'è più dubbio che la decisione che Alemanno ha cercato in ogni modo di rimandare ad altri adesso spetti solo a lui. Se vorrà mantenere la parola domani dovrà uscire dalla giunta già convocata ad hoc con il «no» che ha già annunciato a mezzo stampa. Solo che senza il parere vincolante del ministero la scelta rischia di costargli una penale di almeno 10 milioni di euro. Quindi, si vagliano altre soluzioni. «Il 33 dell'area dove dovrebbe sorgere il parcheggio è vincolato archeologicamente, c'è perciò la necessità di una modifica del progetto», spiega Alemanno. Più che a una modifica starebbe però pensando a una soluzione che azzeri tutto e faccia ripartire da capo l'iter delle soprintendenze. Compresa quella di «sfruttare al meglio il parcheggio esistente a Villa Borghese, al galoppatoio ». Nell'attesa però il fronte del «no» pensa a come riorganizzarsi. «Evidentemente avevamo riposto male le nostre speranze, ma se il ministero non ha modificato i pareri espressi in precedenza dalle soprintendenze, non resta che andare alle carte bollate e rivolgersi alla magistratura per ottenere la tutela», annuncia Giorgio Muratore, quello che tra i saggi interpellati da Alemanno ha cercato di far valere il suo no. «Ma anche lì - dice -mi sono trovato in minoranza»