Restaurate da Nonfarmale confluiranno nella mostra in Pinacoteca La Fondazione del Monte espone in anteprima le tavole "riconosciute" da Roberto Martorelli, uno dei curatori del Progetto Certosa Uniche superstiti di una quarantina, si suppone, di pannelli dipinti che decoravano la Sala del Capitolo del convento della Certosa, le quattro tavole di Amico Aspertini esposte da questoggi alla Fondazione del Monte, in vicolo delle Donzelle, sono unanteprima della mostra che si aprirà tra poco più di due settimane nelle sale della Pinacoteca Nazionale di via Belle Arte. Perfette per introdurre alla figura e allopera di un pittore che non smette di sorprendere gli sstorici dellarte, a iniziare dai curatori Daniela Scaglietti Kelescian e Andrea Emiliani, che lo descrivono come «il più vario e imprevedibile» del suo tempo a Bologna. Le quattro tavole in questione, ad esempio, sono state riconosciute come tali - cioè tempere su tavole di pioppo dipinte dal pittore nellanno precedente la sua morte, che avvenne nel 1552 - da Roberto Martorelli: il quale, così dice lui stesso, non è uno storico dellarte ma solo, allepoca dei fatti, «un co.co.co fortunato, in forza al Progetto Certosa del Comune di Bologna». Nel frattempo, a 37 anni, otto dei quali consumati come precario, e superato con successo un concorso, è stato regolarmente assunto. E se altri prima di lui non hanno aperto gli occhi, è per via della «vecchia abitudine di considerare opera di artigiani tutto ciò che non sia dichiaratamente opera darte». In questo caso un mobile. Le tempere superstiti delle spalierate, cioè delle parti retrostanti le sedute dei frati, modificate con la collocazione della grandi tele di Giovanni Maria Viani e di Ubaldo Gandolfi nella sala del Capitolo, e già disperse alla soppressione napoleonica del convento, erano state assemblate e riadattate per formare uno scrittoio. Lo scrittoio era collocato nella sacrestia della chiesa di San Girolamo alla Certosa, visibile a chiunque vi entrasse. Tre dipinti, ovviamente oscurati da sporcizia e varie patine, costituivano le tre pareti dello scrittoio (San Giacomo Minore, Papa Gregorio VII, Profeta David), con il quarto (Due frammenti di architetture) era stato costruito il cassetto. «Si pensa sempre - osserva ancora Martorelli - che un grande artista realizzi solo grandi opere, mentre Aspertini ha davvero realizzato lavori di ogni genere». Ed è per queste ragioni che lAspertini della Certosa, strepitoso «riassunto della sua intera mania antiquariale» posta al servizio della gloria dellOrdine Certosino, è rimasto invisibile. Nel realizzare lincarico ottenuto dal priore Gregorio Napelli, il pittore aveva dato piena espressione al suo rinnovato interesse per il disegno darchitettura, attingendo e trasfigurando repertori iconografici disparati, dalla Domus Aurea alla visione delle rovine romane alle incisioni di Serlio, riletti alla luce di un gusto neo gotico, dunque eccentrico, irregolare, «bizzarro», come avrà da dire di lì a poco il Vasari. Nelle sale della Fondazione del Monte, che oltre a sostenere la manifestazione «maggiore» a fianco del Comune di Bologna e della Soprintendenza al patrimonio storico artistico, ha finanziato il restauro di queste tempere, affidato a Ottorino Nonfarmale, e anche il restauro dellapparato decorativo della Cappella Boncompagni nella basilica di San Martino, è esposto fino al 23 settembre anche il mobile: la mostra, che ha per titolo «La Fondazione del Monte per Amico Aspertini. Unopera ritrovata a San Girolamo della Certosa» ed è stata presentata ieri dal presidente Marco Cammelli, si può visitare ogni giorno dalle 10 alle 19, e lingresso è libero. Da qui, da via delle Donzelle 2, le quattro tavole confluiranno nel percorso della mostra allestita in Pinacoteca, che si inaugurerà il 26 settembre e dallindomani sarà aperta al pubblico (fino all11 gennaio).
BOLOGNA - Quattro tempere e un genio nascosti dietro uno scrittoio
La Fondazione del Monte espone in anteprima le tavole "riconosciute" da Roberto Martorelli, uno dei curatori del Progetto Certosa, in vicolo delle Donzelle, a Bologna. Le quattro tavole sono state riconosciute come tali da Martorelli, che le descrive come opere di Amico Aspertini, un pittore bolognese che non smette di sorprendere gli storici dell'arte. Le tavole sono state dipinte da Aspertini nell'anno precedente la sua morte, nel 1552, e sono state assemblate e riadattate per formare uno scrittoio nella sacrestia della chiesa di San Girolamo alla Certosa. Il mobile è stato restaurato da Ottorino Nonfarmale e sarà esposto fino al 23 settembre.
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