Il bilancio della stagione segna un boom di presenze nella riserva. La proposta: uno studio per introdurre il numero chiuso La testimonianza "Qui il territorio è cambiato e ogni anno è sempre peggio" Il direttore: "Serve determinare la capacità di sopportazione di ogni caletta" Agosto è finito: riprendono fiato le calette della riserva naturale dello Zingaro. Quelle che si affacciano sul Tirreno lungo la costa che va da San Vito Lo Capo a Castellammare del Golfo, da nord a sud, dalla Tonnarella dellUzzo a Mazzo di Sciacca. E che anche questanno sono state schiacciate dal peso di una torma di turisti 43700 soltanto ad agosto, fino al 20 carichi di zaini, ombrelloni e maschere subacquee. Tutti in fila sugli stessi sentieri dove nel 1948 Vincenzo Mazzarella, giovane militare della Guardia di Finanza, fu mitragliato da un fuorilegge della banda Giuliano. Le più martoriate sono state le prime, cioè le più vicine ai due ingressi: impossibile trovare un buco libero dopo le undici del mattino. Ma lasciavano poche speranze anche Marinella e Berretta, che si trovano a metà del percorso e che mille anni fa servirono a nascondere le navi dei corsari saraceni. Certo non è una novità di questanno lassalto alle baie dello Zingaro, meta gettonatissima di turisti già dal 1981, cioè da quando la riserva la prima a essere stata istituita in Sicilia ha aperto i battenti. Ma questanno i visitatori sono cresciuti di numero. Dal primo giugno a oggi sono entrate più di 92000 persone. Solo a luglio 29500. Un aumento significativo di presenze rispetto agli anni passati. E i dati forniti dalla direzione generale della Riserva registrano anche un incremento delle presenze degli stranieri pari al 9 per cento, oltre che un aumento del 53 per cento delle attività didattico-ambientali svolte dalle scolaresche in primavera. «Ma una cosa è la riserva spiega il direttore Vincenzo Bertolino e unaltra sono le calette. Nel senso che la riserva dello Zingaro non è fatta solo dalle calette. La superficie del territorio è di 1650 ettari e cè, fra le altre, una componente importantissima da salvaguardare: quella etno-antropologica. Luomo dello Zingaro, allevatore di palma nana, produttore di miele, dedito ad attività come quella dellintreccio delle fibre vegetali. Tutte tradizioni che noi stiamo cercando di salvaguardare attraverso la istituzione di corsi e la collaborazione con vari enti culturali e università. Di notevole pregio il patrimonio archeologico: si pensi alla grotta preistorica dellUzzo. Un gioiello del Mediterraneo». Ma destate cè poco da fare: riserva dello Zingaro significa solo calette. Acqua trasparente e pesci a portata di mano. Bertolino insiste. E dice che «sulla carta non si entra come fruitori delle calette ma come visitatori della Riserva nel suo complesso», seguendo percorsi di montagna (alcuni a 900 metri daltezza), visitando borghi, portelle, boschi, grotte e musei. Di fatto i turisti si riversano tutti a mare. «Che giurano gli abitanti delle zone limitrofe alla Riserva non è più quello di una volta». Cè chi racconta che negli anni Cinquanta si andava allo Zingaro in bicicletta dai paesi vicini: da Alcamo, da Balestrate, da Partinico. Si partiva molto presto, si arrivava a Scopello, si lasciavano le biciclette e si correva giù verso il mare. Pulitissimo e pieno di tanti pesci di cui si sono perse le tracce. «Quello che vedete oggi è un altro Zingaro dice Mario, un signore di 68 anni, originario di Alcamo e ogni anno è sempre peggio. Io ho una villetta qui vicino e frequento le calette ormai da cinquantanni. Destate la folla è selvaggia. Centinaia e centinaia di persone ammucchiate in pochi metri. Tutti fanno in acqua i propri bisogni, le insenature sono sempre più sporche. Anche la flora e la fauna marina è cambiata in peggio. Ma che cosa lasceremo a chi verrà dopo noi? Mi chiedo se non sia possibile regolamentare gli ingressi almeno ad agosto». Anche il direttore Bertolino è daccordo: ci vogliono regole chiare. «Proprio per limitare gli ingressi in estate dice - da qualche anno bisogna pagare il biglietto per entrare nella Riserva». Ma la cifra è irrisoria: 3 euro. E allora? «Il nostro impegno è costante in questa direzione. Abbiamo sempre cercato di educare il visitatore predisponendo aree attrezzate e cestini lungo i sentieri. I nostri operatori distribuiscono allingresso il regolamento e consigliano di visitare tutta la riserva e di raggiungere le calette meno affollate. Non ci sono più le angurie in acqua e la pasta al forno per terra come ventanni fa. Ma cè ancora tanto da fare». In che modo? «Bisogna condurre uno studio serio per capire con esattezza la capacità di sopportazione delle singole calette e per trovare una soluzione al problema. Ma per fare questo abbiamo bisogno della collaborazione di altri enti».