I familiari propongono la creazione di un museo sullopera del sociologo PARTINICO - Tanto indigesto alla politica era Danilo Dolci, da tenerlo a bada anche a più di dieci anni dalla sua morte. Il Comune di Partinico ha detto no allacquisizione della casa di via Iannello, nel quartiere Spine Sante, in cui Dolci intraprese alcune delle sue più importanti iniziative di riscatto civile, come gli scioperi della fame, a partire dagli anni Cinquanta. Secondo la giunta comunale guidata dal sindaco Salvo Lo Biundo, legato allassessore regionale ai Beni culturali Antonello Antinoro, per acquisire e recuperare ledificio non ci sono soldi in cassa. Eppure la richiesta degli eredi del sociologo triestino scomparso nel 97 è ben al di sotto dei prezzi di mercato: 60 metri quadrati su tre livelli più terrazza per 45 mila euro, ovvero la stessa cifra che Antinoro ha appena elargito al Comune di Partinico per organizzare la Festa dagosto, kermesse di musica, sagre gastronomiche e processioni sacre. «Nonostante le condizioni fatiscenti, la casa di Danilo Dolci conserva ancora la struttura e le caratteristiche originali - spiega Grazia Tornetta, vedova di uno dei figli di Vincenzina Mangano, la prima moglie di Dolci - Ci piacerebbe che fossero le istituzioni ad acquisirlo e a farne un luogo della memoria, dove raccogliere larchivio, i documenti, le foto di unesperienza civile straordinaria. Ora non sappiamo cosa fare, vendere tutto a un privato sarebbe un delitto». Secondo lo storico Giuseppe Casarrubea, «è in atto una silenziosa strategia per la rimozione della memoria storica del nostro territorio. Esiste da anni un progetto per la realizzazione di un Parco letterario intitolato a Dolci che potrebbe essere finanziato dallUnione europea e prevede il recupero e la rinascita di tutti quei luoghi, dal Borgo di Dio a Mirto, che rappresentano uno straordinario patrimonio culturale e non solo. Ma è un progetto troppo serio perché la politica possa prenderlo in considerazione». E a proposito di memoria maltrattata è finita nella bufera anche la giunta di centrodestra di Trappeto: dopo un lungo tira e molla, con tanto di ricorsi al Tar, il Comune ha concesso alla Telecom il permesso di piazzare una grossa antenna per la ricezione telefonica nel bel mezzo del Borgo di Dio, il centro studi che Danilo Dolci realizzò nel piccolo centro costiero a partire dal 1953. Il sindaco Pino Muscolino assicura che «si tratta solo di un sito provvisorio, ma dovevamo impedire che limpianto fosse installato in pieno centro cittadino. Il regolamento sulla telefonia che abbiamo predisposto ci consente comunque di chiedere lo spostamento dellantenna quando vogliamo». Antenna che intanto però svetta a pochi passi dalla casetta in cui Dolci visse i suoi ultimi anni e dove è conservata una parte dellarchivio del centro studi, quella risparmiata da vandali e incuria.