Qualche settimana fa il sindaco Alemanno se l'era un po' presa con un nostro articolo, nel quale lo invitavamo a fare qualcosa di destra. Naturalmente non intendevamo una riabilitazione morale del fascismo come quella che si è concessa, con perfetta scelta dei tempi e dei luoghi da Gerusalemme. Rivedere il giudizio sul fascismo, sul piano storiografico, è ovviamente sempre possibile e lecito. Distinguere tra fascismo movimento e fascismo regime, tra il fascismo come totalitarismo e il fascismo come dittatura, tra il fascismo prima delle leggi razziali e quello che prostituisce l'Italia al nazismo, tra fascismo e repubblica di Salò: sono tutte operazioni intellettuali cui chiunque abbia rispetto della verità deve saper far ricorso, almeno dopo la lezione di De Felice. Ma noi, più modestamente, lo invitavamo soltanto a fare il sindaco di destra, a mostrare cioè nell'azione concreta di governo l'idea alternativa di Roma per la quale ha vinto le elezioni. Bisogna dire che, dopo le prime decisioni di Alemanno, questa idea alternativa si riassume per ora in una sequela di «no» alle opere che erano state messe in cantiere dalle precedenti amministrazioni. La sua decisione di non procedere con la costruzione del parcheggio del Pincio conferma il nostro giudizio. Alla realizzazione di un'opera sicuramente utile per Roma, per altro già cantierata dalla precedente amministrazione, Alemanno ha preferito la ricerca del consenso di Italia Nostra, Celentano e Marina Ripa di Meana. Con due aggravanti. Ad Alemanno (e Bondi) non par vero di poter scavalcare a sinistra il loro predecessore Walter Veltroni, accusato, addirittura, di essere uno speculatore, e lisciare allo stesso tempo il pelo a una parte della intellighenzia di sinistra, quella che da decenni coltiva radicalismi di ogni genere, dando alla fine prova del più chiuso conservatorismo. Quella che condivide le parole di Sgarbi per cui «i garage sono roba da ricchi». Quella che, rinchiusa negli eremi di campagna e nelle università, non si è mai accorta di quanto le nostre città stiano scivolando all'indietro di ogni classifica internazionale, rinchiuse nel loro provincialismo e nel loro spirito di bottega. Quella a cui non sta bene P Ara Pacis, ma nemmeno Renzo Piano, Foster e i grattacieli della Fiera di Milano, Calatrava e Fuksas. Quella che probabilmente avrebbe considerato anche Michelangelo e Borromini due odiosi megalomani, uno dei quali si è persino permesso di realizzare una piazza sul Campidoglio, uno dei colli più sacri di Roma. Attenzione, perché in questo modo forse si incamera un po' di consenso, ma non si governa. Ci si consegna invece alle piazze rumorose. Molti a Roma cominciano a chiedersi che diavolo ci faccia Alemanno con questa allegra compagnia. E quando si deciderà a fare il sindaco, anziché l'intellettuale pensoso a Cortina e lo storico pasticcione a Gerusalemme. In secondo luogo la decisione sul Pincio deve interrompere un iter amministrativo già avviato, nel corso del quale tutti gli uffici, comprese le Sovrintendenze architettoniche ed ar-cheologiche, hanno dato il loro parere positivo. Con le neces-sarie prescrizioni a tutela delle scoperte archeologiche. Giudizio ribadito, a maggioranza, dalla Commissione nominata dallo stesso sindaco. Ragion per cui Alemanno non fa mistero di volere chiedere a Bondi di premere sulle stesse Sovrintendenze perché... cambino idea. Con il bel risultato che le stesse Sovrintendenze che in questi anni si sono impegnate per trovare i modi per fare convivere opere pubbliche e preesistenze sto-riche, al Pincio, nei tanti altri parcheggi e opere pubbliche previsti in città, per le nuove linee metropolitane, ricevono oggi un segnale devastante. Il loro parere non conta nulla. Ciò che conta è la piazza e la volontà dei politici. È facile prevedere che da qui in avanti il loro atteggiamento sarà improntato alla più rigorosa cautela. Diciamo pure che il risultato saranno tanti no. E verrà il giorno che sarà Alemanno a dover chiedere loro di cambiare idea, ma stavolta per avere un sì. Quando deciderà di fare qualcosa a Roma e per Roma.
ALEMANNO E IL PINCIO. Storico a Gerusalemme, signor no a Roma
Il sindaco di Roma, Alemanno, è stato criticato per aver deciso di non procedere con la costruzione del parcheggio del Pincio, un progetto già avviato dalla precedente amministrazione. La decisione è stata vista come un esempio di come il nuovo governo stia cercando di evitare di fare qualcosa di utile per la città, preferendo invece cercare il consenso di gruppi di estrema destra. Il sindaco ha chiesto a Bondi di premere sulle Sovrintendenze architettoniche e archeologiche per cambiare idea, ma il loro parere non conta più. Il risultato sarà sicuramente un "no" e il sindaco dovrà chiedere di cambiare idea per avere un "sì".
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