«La nomina di un commissario straordinario dimostra che il governo non intende restare passivo di fronte al degrado di una delle aree ar-cheologiche più importanti del mondo. E dimostra la volontà di tutelare il patrimonio storico e culturale, e di volerlo valorizzare per lo sviluppo turistico. Il caso Pompei mi ha fatto capire la necessità di una riforma. Le sovrintendenze hanno un'insostituibile funzione di tutela del patrimonio, ma la valorizzazione turistica non può essere svolta dai sovrintendenti, perché richiede professionalità manageriali del tutto particolari» Sta dicendo che servono manager? «Servono figure professionali con spiccate capacità manageriali. Abbiamo molti giovani che studiano Economia dei beni culturali nelle università. Bisogna perciò distinguere la tutela e la custodia del patrimonio dalla sua valorizzazione economica e turistica che può essere esercitata da enti di gestione autonoma e da figure professionali diverse» E ì sovrintendenti? «Continueranno a sorvegliare, tutelare e custodire musei e aree ar-cheologiche con la loro preparazione culturale e scientifica, ma la direzione organizzativa sarà affidata a mani diverse, capaci di far sfruttare l'enorme patrimonio». Ha già l'approvazione di direttori e sovrintendenti? «E' la riforma cui sto lavorando e che presenterò al più presto. Ma sono già sorte nuove forme di gestione rese possibili dal ministro Urbani e poi arricchite dai ministri Buttiglione e Rutelli, in particolare con fondazioni per la gestione autonoma dei beni culturali. La Reggia di Venaria, l'area archeologica di Aquileia, il Museo egizio di Torino, il sistema museale di Venezia, la Villa Reale di Monza sono tutti esempi di nuove forme di gestione dei beni culturali». non rischia di appesantire la macchina delle decisioni? «E' Punico modo per sfruttare quello che viene definito il nostro petrolio, che però oggi non viene nemmeno estratto». Tornando a Pompei, come è possibile che si sbricioli? Gli esperti inglesi dicono: la sua scoperta è stata la sua fine. «In realtà Pompei non si sta affatto sbriciolando. Anzi, grazie soprattutto alla sovrintendenza, Pompei è diventata un laboratorio di studio delle più grandi università italiane e internazionali, e le attività di scavo e restauro sono proseguite. Sono decine le ville già restaurate che si dovrebbero rendere disponibili al pubblico. Questo è il punto. Pompei ha bisogno di persone in grado di applicare i modelli di gestione e valorizzazione delle aree archeolo-giche o museali». Sempre gli studiosi inglesi dicono: Pompei è di tutti, dovremmo occuparcene e metterci i soldi. E' d'accordo? «Non è un problema di soldi. Questo è un alibi. Il problema è la serietà e il rigore con cui dobbiamo gestire i beni culturali. Ci sono privati e aziende disposte a finanziare progetti seri, come dimostra David W. Packard, che ha donato otto milioni di euro per Ercolano. L'ho invitato in Italia per ringraziarlo con tutti gli onori». A proposito di privati, come giudica i cartelloni pubblicitari in piazza San Marco a Venezia? «Ne ho parlato con Cacciari. Mi ha detto che in mancanza di fondi è stato costretto ad affidarsi a sponsor. In certe condizioni e con particolari cautele non ci vedo nulla di male». I soldi sono pochi, servono sponsor e fantasia. Che idee ha? «In Italia è esistita ed esiste una sottovalutazione del ruolo della cultura nello sviluppo civile ed economico. Sto lavorando a un Piano nazionale dei musei. Voglio realizzare un progetto destinandogli risorse pubbliche e private. Anche gli stranieri dovranno ricoprire il posto di direttore generale per i musei italiani. E sto lavorando con Michela Brambilla alla valorizzazione in particolare agli itinerari dell'Italia cosiddetta minore, le piccole città d'arte, una ricchezza diffusa e nascosta senza paragoni». Per esempio? «La zona di Cortona, Montepulciano, Pienza... E poi vorrei sostenere l'arte contemporanea, per lasciare testimonianze nobili della nostra civiltà». Ma lei ha detto di non capirla, l'arte contemporanea. «Mi riferivo all'arte astratta e concettuale. Sfido chiunque a capirla. Ma sto organizzando un concorso nazionale per pittori, scultori e architetti». Ha acquisito la documentazione sul parcheggio al Pincio. «Nei prossimi giorni l'avrò tutta e prenderò una decisione in stretta collaborazione con il sindaco di Roma, l'amico Gianni Alemanno». Una larga platea considera sacrilegio bucare il Pincio. «Occorre estrema prudenza prima di prendere una decisione che riguarda un luogo così importante sotto l'aspetto archeologico. Ma bisogna considerare gli eventuali benefici dell'opera pubblica». Roma vive un dilemma: essere città moderna, con infra strutture, ed essere il più grande museo a cielo aperto del mondo. Sono aspirazioni conciliabili? «Sono esigenze la cui conciliazione non è facile in una città con una densità culturale senza paragoni. Ma le opere pubbliche, come i parcheggi, possono essere costruite in molti modi e in molti luoghi diversi». Ultima domanda: che giudizio ha della polemica fra Giuseppe Bertolucci e gli eredi Guareschi? «Ci sono grumi di storia che né allora né oggi siamo capaci di sciogliere. Bisognerebbe essere capaci di scavare di più nella nostra storia con occhi più amorevoli».