Polemica sul cartiglio del frontone BARI - Quando è stato costruito il teatro Petruzzelli? Nel 1903, come dicono i sacri testi di storia patria? Oppure nel 2008, anzi nell'«ANNO MMVIII» come avvisa un cartiglio proprio al centro dell'arcoscenico appena ricostruito? La novità della ricostruzione del teatro distrutto dalle fiamme nella notte del 27 ottobre 1991 - confermata dalle immagini che pubblichiamo in questa pagina - suscita le proteste dei fedelissimi del ritorno a passato. Fra i primi, le liste raccolte nel cartello del «Patto popolare», che chiedono ufficialmente all'Amministrazione comunale «se corrisponde al vero la circostanza che sarebbe stata cambiata la data scolpita in numeri romani» sul fregio frontale dell'architrave di proscenio. «Non riesco a credere che Michele Emiliano possa essere protagonista di questo sfregio al Teatro, alla Memoria Storica ed alla famiglia Messeni Nemagna», sottolinea il segretario nazionale del Psdi, Mimmo Magistro. La responsabilità della decisione, però, è avvolta da una coltre di mistero. È sorpreso e anche un po' preoccupato l'architetto Amerigo Restucci che firma il progetto in questa fase finale della ricostruzione. «Non ho partecipato ad alcuna riunione - dice il professore dello Iuav di Venezia - in cui sia stata presa una decisione di questo genere, che mi pare quanto meno discutibile. Siamo appena usciti da una estenuante polemica sul colore, che senso adesso ha cambiare la data sull'arcoscenico?». L'architetto Gianni Vincenti, componente del team di progettisti che segue quotidianamente il cantiere e in particolare il rifacimento dell'apparato decorativo, ammette che la decisione di modificare la decorazione è stata presa in corso d'opera e «d'ac- cordo con la Soprintendenza ai Beni architettonici», precisa. Ma la licenza poetica non era prevista nel progetto di ricostruzione. Né in quello attuale, conferma Restucci, né in quello originario, come spiega l'architetto Gian Luigi Sylos Labini. «Non abbiamo mai affrontato la questione - dice Sylos Labini - perché in quella fase il progetto si limitava alla definizione dei disegni che dovevano servire al rifacimento delle decorazioni, ottenuti sulla base delle immagini fotografiche, unica documentazione disponibile. Il trattamento esecutivo di materiali e colori era tutto da verificare in corso d'opera». Non è comunque scandalizzato, Sylos Labini. «In questi casi - spiega - si aggiunge un cenno all'epoca della ricostruzione per lasciare il segno del tempo: si può fare in una targa a parte, oppure nella stessa etichetta, modificandola». È vero che nel foyer «in cui tutte le indicazioni relative alle date e ai nomi sono state rispettate», ma l'atteggiamento è stato diverso, «perché nel foyer c'è stato restauro, mentre per la sala e il palcoscenico si tratta di una ricostruzione». Interpellato sulla querelle, il direttore regionale per i Beni culturali per la Puglia, Ruggero Martines, assicura di non essere mai stato informato della novità. «Non è materia sulla quale sia richiesta una mia decisione - precisa - perché non è una questione tecnica. La Direzione si limita a supportare i progettisti nelle scelte sulla conservazione del bene culturale». Chi ha deciso, allora, e con chi, per il 2008? «Francamente non capisco chi possa aver proposto di fare una modifica. L'unico che può aver chiesto interventi di questo genere - azzarda Martines - è il sindaco di Bari, per condivisibili ragioni civiche».
BARI - Il Petruzzelli e il giallo della data cambiata
Il teatro Petruzzelli di Bari è stato ricostruito dopo essere stato distrutto dalle fiamme nel 1991. La nuova ricostruzione ha suscitato polemiche per aver cambiato la data scolpita in numeri romani sul fregio frontale dell'architrave di proscenio. I fedelissimi del ritorno a passato hanno chiesto spiegazioni all'Amministrazione comunale. L'architetto Amerigo Restucci ha firmato il progetto di ricostruzione e afferma di non aver partecipato a una decisione di questo genere. L'architetto Gianni Vincenti ha ammesso che la decisione di modificare la decorazione è stata presa in corso d'opera e d'accordo con la Soprintendenza ai Beni architettonici.
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