Favilla: «La sfiducia deve essere un monito per tutti gli assessori» «Pure chi è nelle spa non può prendere ordini fuori dall'ente» LUCCA. Luigi Stefani comincia a riempire gli scatoloni alle 10,20. Un messo del Comune gli ha appena notificato quello che il sindaco, un'ora prima, gli ha confermato a voce: la revoca del mandato. Non è più assessore al turismo. Ormai dal 3 settembre, stando al protocollo del municipio. E tutte le sue deleghe - parchi, gemellaggi, Opera delle Mura - tornano nelle mani di Mauro Favilla. Per qualche mese. Nel frattempo il rimpasto di giunta è escluso. Nessuno prende (per ora) il posto lasciato libero dall'assessore di Governare Lucca, lista civica che ha lanciato la candidatura di Favilla. Questa è la verità che esce da palazzo Orsetti, un comunicato stringato che, in poche righe, conferma ciò che si sapeva da giorni. Con qualche retroscena in meno. Ufficialmente, infatti, la fiducia fra Stefani e Favilla si incrina a fine luglio, quando l'assessore contesta la relazione del sindaco su quanto si è costruito in città. A metà agosto, però, sembrano esserci ancora margini di manovra. Possibilità di un confronto, insomma. Ecco, quindi, che ieri mattina Stefani entra a palazzo Orsetti convinto di essere ancora in carica, ignaro della revoca del mandato protocollata da Favilla mercoledì scorso. A scavare un solco ancora più profondo fra i due politici sembra essere stato un episodio successivo allo scontro in giunta sul cemento: la pubblicazione sui giornali della lettera (riservata) con cui all'inizio di agosto Favilla sfiducia Stefani. Il sindaco è sicuro che non sia stato l'assessore a far filtrare la lettera, ma ammette che «dopo tutta la pubblicità che è stata data alla vicenda era impossibile tornare indietro. Fra l'altro questa revoca, per me ha un significato di monito per tutte le persone che ho nominato in giunta o nelle aziende partecipate dal Comune. Se le persone di mia fiducia vanno a prendere ordini da altre parti, io non sono d'accordo. Chi deve amministrare un'azienda a partecipazione pubblica, soprattutto in situazioni straordinarie - insiste Favilla - non può pensare di decidere di testa propria, magari seguendo i consigli di personaggi esterni all'amministrazione che li tirano per la giacchetta». Il monito, però, resta limitato a Stefani. Favilla conferma di non aver intenzione di toccare altri assessori, tanto meno di Governare Lucca (leggi: Nanni Santini). Anzi, per due mesi non vuole neppure sentire parlare di rimpasto «o meglio di integrazione della giunta, di nuove nomine», insomma. Questo non distende, però, il clima con Governare Lucca che se da una parte ritiene «il sindaco pienamente libero di scegliere chi meglio desidera a far parte della giunta», dall'altra giudica «che la revoca di un assessore, da lui stesso nominato, costituisca un atto grave per la credibilità dell'amministrazione, che dovrebbe essere oggetto di maggiore ponderazione; nel caso specifico, Favilla ha fatto una scelta che si comprende soltanto nel clima di penalizzazione verso la nostra componente, in atto da molto tempo». In concreto Governare Lucca osserva, infatti, che il sindaco, che è anche assessore all'urbanistica, «di fronte ai ritardi ed alla confusione che regna nel settore, a 14 mesi dall'inizio del mandato prima ancora di informare il consiglio comunale e le forze politiche sulla situazione reale dei carichi edilizi, ha proposto, il 29 luglio, ai membri della giunta, di dar mandato, al responsabile del settore, di iniziare il procedimento di variazione del piano strutturale, per riequilibrare la potenzialità edificatoria del territorio, trasferendo le quantità da una all'altra Utoe (zona): una proposta sbagliata, sia nel metodo, dal momento che il programma di Favilla non faceva cenno a modifiche del piano strutturale, ma solo del regolamento urbanistico, sia nel contenuto, perché la quantità da ridistribuire (indicata in delibera) di fatto non esisteva». Il vero problema, però - prosegue la nota di Governare Lucca, è che «quello che era un contrasto superabile con un opportuno rinvio di una decisione discussa, è stato trasformato dal sindaco in una questione di fiducia, ponendo Stefani di fronte al dilemma di votare una decisione che lui sapeva profondamente sbagliata o di essere cacciato dalla giunta. Stefani ha votato secondo coscienza ed è stato cacciato dalla giunta, nonostante che ci fosse tempo e spazio per un chiarimento politico che avevamo richiesto al sindaco, ma senza trovare alcuna disponibilità». Nonostante questo la lista civica (che venerdì rinnoverà gli organi direttivi) conferma di sentirsi «forza di maggioranza, una qualità che ci è stata attribuita dal corpo elettorale. A questo non intendiamo rinunciare, nonostante le evidenti difficoltà presenti».