LA RIVOLUZIONE CULTURALE «Fondazione necessaria Ma le scelte le detta il Comune» L'assessore Lucia Matergi spiega perché nasce la nuova istituzione e traccia potenzialità e confini delle sue competenze Domani, o al massimo giovedì, davanti a un notaio nascerà ufficialmente la Fondazione per la cultura di Grosseto. Una delle grandi società partecipate volute dall'amministrazione Bonifazi per mantenere un controllo pubblico su servizi altrimenti destinati a passare ai privati. Il Tirreno, ieri, ha dato notizia dell'accordo raggiunto sui nomi cui affidare il timone della Fondazione: la professoressa Gianpaola Pachetti alla presidenza, Claudia Musolesi, Maurizio Ruffini (tutti del Pd), un esponente designato dai socialisti e uno dall'opposizione di centrodestra (questi ultimi da definire) nel cda. Fin qui una "cronaca" politica, racconto di equilibri fra partiti, di discussioni e scenari che inevitabilmente si accendono e si aprono quando ci sono poltrone o posizioni di prestigio da distribuire. Un panorama, però, che poco fa onore alla "mission" affidata alla nuova Fondazione: appunto la "cultura", ambito nei quali il primo argomento di dibattito dovrebbero essere i contenuti. Ed è proprio sui contenuti che vuole riportare l'attenzione Lucia Matergi, vicesindaco e assessore alla cultura, dunque l'amministratore più direttamente interessato alla svolta. Assessore Matergi, a cosa serve questa Fondazione? Sarà un doppione del suo assessorato? Ne "mangerà" competenze e poteri? «No, al contrario. Gli indirizzi di politica culturale restano e resteranno tutti in capo all'amministrazione comunale. I cui progetti, oggi, da un punto di vista operativo a volte hanno le gambe un po' corte». E in che modo la Fondazione potrà allungargliele? «La Fondazione dovrà servire per completare il progetto culturale dell'assessorato, anche laddove i meccanismi dell'amministrazione pubblica non riescono ad arrivare». Per esempio? «Per esempio reclutando personale in pianta stabile. Il Comune è vincolato da norme molto restrittive, in materia di assunzioni e contratti. E proprio la cultura è uno dei settori che per questi vincoli soffre di più. Mi spiego: avere una scuola di musica comunale non è ritenuto indispensabile; dunque in organico il Comune non può avere un insegnante di solfeggio o di violino, neppure con contratti a termine. Epperò a Grosseto da anni si dimostra l'esigenza, di centinaia di giovani e delle rispettive famiglie, di un servizio pubblico per l'educazione alla musica. Questa è una politica culturale che intendiamo proseguire. E la Fondazione, che assumerà anche attraverso bandi di concorso, potrà garantire questa continuità». Questo vale per l'istituto musicale. Ma la Fondazione si occuperà anche di altro... «La scuola di musica è l'emergenza contingente. Poi, per esempio, c'è il Museo di Storia naturale, che verrà inaugurato a novembre. C'è un patrimonio, dietro questa struttura, alla quale però ancora non possiamo dare una dirigenza stabile: il dottor Sforzi, eccellente specialista e motore di questa impresa, a tutt'oggi lavora in virtù di un incarico a tempo per l'allestimento del Museo. Che si fa? Inaugurate le sale, si lasciano al loro destino? E identico discorso vale per il Cedav, il Centro documentazione arti visive che lavora per la predisposizione della pinacoteca, il censimento e la valorizzazione del patrimonio d'arte del Comune, l'allestimento delle grandi mostre annuali legate alla collezione Luzzetti... Compiti che non si possono affidare ogni volta a figure qualsiasi, sempre diverse». E i soldi, la Fondazione, dove li prenderà? «Oltre a quelli che già il Comune spende per tutte queste iniziative, si cercherà di mettere a regime i contributi che oggi arrivano in ordine sparso dalle altre società partecipate, e di attrarre finanziamenti privati, a cominciare dalle fondazioni bancarie». Cosa pensa del presidente designato, Gianpaola Pachetti? «La stimo molto. Grande preparazione scientifica e grande passione, passione anche politica e soprattutto femminile. In più porta con sé un segnale di buon auspicio: il connubio tra cultura umanistica e cultura scientifica». Già, perché la professoressa Pachetti è agronoma. Come mai la "cultura" affidata a un'agronoma? «Ma che c'entra? Amministrare una scuola di musica non significa certo dover sapere suonare il violino. Qui era fonamentale condividere un progetto: quello di cultura intesa come servizio, messa in rete di energie, stimolo per i giovani, abbattimento degli orticelli personali... Il cda della Fondazione non dovrà dirigere la scuola, il museo o il Cedav, bensì far funzionare chi dirige quelle strutture». Dunque la Fondazione non detterà gli indirizzi della cultura a Grosseto? «Assolutamente no. Museo Archeologico, biblioteca Chelliana, stagioni teatrali, tutto questo resta in capo all'amministrazione comunale. Ma tutto questo ha un grande bisogno di valorizzazione, coordinamento, strutturazione e stabilità. Ed è qui che il contributo della Fondazione sarà decisivo».