L'INTERVISTA L'Expo è un progetto nazionale che porterà l'immagine dell'Italia nel mondo, in particolare nei Paesi delle economie emergenti. La sua assegnazione ci ha già permesso di riconquistare grande prestigio internazionale». Da molto prima della vittoria di Milano la presidente di Assolombarda Diana Bracco ha fatto il tifo per l'arrivo dell'Esposizione universale. E oggi, diventata anche presidente del Progetto Speciale di Confindustria "Ricerca e Innovazione" e "Expo 2015", insiste: «L'Esposizione è un moltiplicatore di opportunità di cooperazione e di partnership, per creare business, per far conoscere il Made in Italy». Presidente Bracco, cosa si aspettano le imprese dall'Expo e quanto sono disposte a rischiare per il 2015? «Questo è un grande progetto bandiera, il cui orizzonte temporale va ben oltre il 2015, con una funzione di acceleratore dei piani infrastrutturali, urbanistici, economici, culturali e sociali. E un'opportunità straordinaria per recuperare competitività e attrarre investimenti, il cui traino produrrà una crescita del valore aggiunto per tutto il Paese. Il ruolo delle imprese sarà fondamentale. Ci impegneremo come sistema Confindustria e come singole imprese perché sia un grande evento di diffusione di conoscenza, di formazione di capitale umano, di valorizzazione di best practice. E, naturalmente, un grande volano di crescita e fattore di rilancio competitivo». Come sfruttare l'occasione? «Dobbiamo puntare a valorizzare le capacità dell'Italia in settori ad altissimo tasso di crescita, quali lo sviluppo ecosostenibile, la sicurezza nell'alimentazione, la scienza della vita, le energie rinnovabili, il turismo culturale, le nuove professionalità. L'Expo per tradizione mobilita flussi turistici importanti. A questo proposito, lo sforzo organizzativo richiederà di favorire la distribuzione dei flussi di ingresso e di uscita dal Paese su più poli d'attrazione di cui Milano e la Lombardia siano parte ma non l'unica destinazione; dovranno essere costruiti in ogni parte d'Italia pacchetti interregionali per coinvolgere i 29 milioni di visitatori attesi con proposte turistiche e culturali di qualità. Dobbiamo creare una mentalità e una modalità di sistema in questo campo. Il nostro obiettivo è quello di far vivere l'Expo sull'intero territorio nazionale, mettendo in pista risorse economiche, talenti, conoscenze, capacità organizzative e tanti progetti». Sette anni al 2015 sono niente. Da dove si comincia? «La prima cosa da fare è avviare con decisione quelle infrastrutture urbanistiche, per la mobilità e il trasporto che chiediamo da molto tempo. Opere come il Corridoio V dell'Alta Capacità Ferroviaria, il Gottardo, il Brennero, il terzo valico di Genova, la Pedemontana, la Bre. Be. Mi, la Tangenziale Est esterna, le nuove linee di metropolitana di Milano e il rilancio di Malpensa hanno un carattere di assoluta priorità. Si tratta di una imprescindibile premessa per il successo dell'Expo. Così come ineludibile è il fattore tempo. Perciò servono, con urgenza, un timing rigoroso, finanziamenti certi, una corsia preferenziale nei regimi concessori». (g.p.)