Caro direttore, dopo la lettera del sindaco Alemanno a Repubblica, appare chiaro che il dietro-front sul parcheggio del Pincio sta per compiersi. E non perché il progetto appaia non fattibile agli occhi delle autorità di tutela dei Beni culturali, le quali lo avevano autorizzato con prescrizioni, modifiche e aggiustamenti, anche per tenere conto dei ritrovamenti archeologici e della loro possibile musealizzazione. Ma perché è diventata una bandiera, unimpuntatura politica della nuova amministrazione comunale e del nuovo ministro per i Beni e le attività culturali. I danni che questa scelta potrebbe provocare sono tanti. E non penso tanto ai costi della chiusura di un procedimento amministrativo la cui regolarità e trasparenza nessuno ha messo in discussione. Un progetto, si badi, interamente pubblico e non, come afferma il ministro Bondi, affidato a concessionari privati per motivi di profitto. Penso a danni più profondi a carico della cultura politica della città e del paese. Il primo danno deriva dal fatto che né Bondi né Alemanno dicono che fine farà il progetto di pedonalizzazione del Tridente, e cioè dellarea compresa fra Piazza del Popolo, Piazza di Spagna e Piazza Augusto Imperatore. Che fine farà, quindi, un progetto destinato alla salvaguardia e alla tutela di uno dei più importanti complessi storico-monumentali del mondo. Perché, ricordiamolo, alle considerazioni paesaggistiche e archeologiche mosse contro il progetto di parcheggio interrato fa da contrappeso lobiettivo della tutela del cuore rinascimentale e barocco del centro di Roma, utilizzato ancora oggi in larga parte come parcheggio e per la circolazione veicolare di chi ne ha diritto. Chi non è residente nel centro storico non può entravi in automobile. Chi vi risiede, invece, ha questo privilegio, insieme ad una marea di auto blu e di auto di servizio. Riusciranno Bondi e Alemanno a vietare il parcheggio delle auto dei residenti nel centro senza offrire loro unalternativa? Si vedrà, e si scoprirà, speriamo non troppo tardi, che il parcheggio del Pincio è un buon punto di equilibrio nel conflitto reale che esiste fra vivibilità del centro per chi vi risiede e salvaguardia del decoro e della bellezza. Il secondo danno che la vicenda del Pincio rischia di procurare è di dare un colpo mortale alla nuova cultura della tutela che si è venuta, con difficoltà, affermando in Italia negli ultimi anni. Un approccio basato non più soltanto sul diniego, ma sulla leale e competente collaborazione fra i corpi tecnici delle sovrintendenze ai beni culturali e le pubbliche amministrazioni responsabili della costruzione di infrastrutture. È necessario infatti superare le vecchie contrapposizioni fra i Lavori pubblici e i Beni culturali e costruire con pazienza, caso per caso, le possibili soluzioni affinché la tutela dei beni culturali non diventi incompatibile con altri interessi generali altrettanto meritevoli, come lo sviluppo economico e la sostenibilità urbana. Un sindaco che invoca il "principio di precauzione" per un parcheggio incentiva chiunque dovrà autorizzare la sua amministrazione per qualsivoglia intervento ad assumere le posizioni più estreme possibili. Insomma, un ritorno alla cultura del "no", invocato con buona dose di ingenuità da chi rischia di doverne subire le più gravi conseguenze: che fine faranno le nuove linee della metropolitana? O lindispensabile prolungamento delle piste di Fiumicino? Oppure ancora il riutilizzo del patrimonio di archeologia industriale e degli immobili pubblici da dismettere? Attenzione: il ritorno alla cultura del "no" da parte dei corpi tecnici dei beni culturali, sciaguratamente incentivati dal loro ministro, avrà conseguenze in tutta Italia, e non soltanto a Roma. Si rischia di tornare a banali contrapposizioni fra "conservatori" e "cementificatori", e di rallentare così laccidentato percorso del nostro paese verso standard infrastrutturali europei e verso una maggiore sostenibilità ambientale delle sue città, obiettivo questultimo raggiungibile solo con massicci investimenti nelle tecnologie della mobilità collettiva e disincentivando luso, sia attivo che passivo, dellautomobile.