Quasi la metà di questi risulta concentrata nelle misure finalizzate al comparto del turismo e dei beni culturali, ai programmi di recupero e sviluppo urbano e alle iniziative per lo smaltimento dei rifiuti, che presentano il minor stato di avanzamento dei pagamenti». L'agenda della riunione congiunta tra la giunta comunale e quella regionale, in programma mercoledì, prevede una verifica delle opportunità che possano essere sviluppate insieme. Sarebbe interessante proporre a quella riunione congiunta, delle due giunte di governo, il seguente quesito: per quale motivo, alla fine del 2007, non si era riusciti a spendere fondi per quasi un miliardo di euro, duemila miliardi di lire, nel campo del turismo, dei beni culturali e dello smaltimento dei rifiuti? Non è detto che spendere quei fondi avrebbe generato comunque un miglioramento della situazione. Bisogna anche spendere in maniera efficace ed efficiente per avere risultati. Ma è evidente che la stagnazione del cambiamento non dipende solo da vincoli finanziari, non esiste un razionamento delle risorse ed esiste, piuttosto, l'esigenza di rendicontare come e se, nel corso del 2008, quel miliardo ed ottocentomila euro, di cui parla la banca centrale, sia stato speso. Insomma, non ci possiamo limitare a questioni, sicuramente molto rilevanti e preoccupanti, di copertura finanziaria. Il sindaco cita Bagnoli e la metropolitana come grandi progetti, ai quali affiancare le cento schede preparate dopo che Romano Prodi, a Caserta, annunciò l'arrivo di ulteriori dotazioni per il ciclo europeo 2007-2013. Viene spontaneo ricordare che, nella sua lista, manca, clamorosamente, l'altro corno del dilemma trentennale aperto in città: la riorganizzazione di Napoli Est. Anche se, subito dopo, si deve dire, purtroppo, che Napoli Est, Bagnoli e Metropolitana sono obiettivi che erano stati enunciati e formulati quando sindaco era Antonio Bassolino, parecchi anni or sono. C'è, insomma, un effetto di reputazione, più pericoloso del razionamento finanziario, che ostacola l'avvio di una stagione convincente di crescita. Perché la reputazione vale più dei programmi, e dei soldi per realizzarli, quando si ha una lunga storia alle spalle. Sono molti anni che di Napoli si parla, e sul futuro di Napoli si decide, con strumenti discutibili. Il Piano regolatore generale in vigore è asfitticamente municipale e non tiene conto della dimensione metropolitana dei problemi della città. Ma, anche ammesso che «de gustibus non est disputandum», almeno le affermazioni, ancorché discutibili secondo chi scrive, che erano proposte nel Prg si sarebbero potute tradurre in fatti. Ad esempio, per «Bagnoli Futura» - società di trasformazione urbana controllata dal Comune di Napoli con polso fin troppo ferreo per una società di capitali - una banca internazionale, advisor remunerato della società, determinò anni or sono in 2000 miliardi di lire il fabbisogno necessario per le opere indicate dal Prg. Proprio la medesima dimensione dei fondi europei non utilizzati che, dopo un ragionevole sforzo di progettazione, avrebbero potuto essere richiesti alla Regione. E anche ottenuti, probabilmente, in tutto o in parte. Non essendo stato possibile, ad oggi, utilizzarli come ci dicono i rendiconti. Le paure del sindaco Iervolino, infine, sulla bozza Calderoni sono singolari. La bozza offre la possibilità di accedere ad un futuro metropolitano, per l'amministrazione della città nella sua dimensione estesa, e ripiega verso un contesto meno aggressivo e radicale rispetto alle «grida padane» contro il Sud e Roma Ladrona. Che non sono comunque affermazioni infondate. Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, lo riconosce con soddisfazione sulla Repubblica di ieri e propone di andare a vedere le ipotesi di Calderoli con spirito aggressivo ma anche positivo. Proprio per Napoli, dove quelle ipotesi sarebbero davvero coerenti con quello che si deve fare - trovare una dimensione metropolitana per utilizzare meglio risorse che ci sono e che non siamo in grado di mettere a frutto - il nostro sindaco consiglia di «stare attenti»? È la storia passata, la reputazione degli attori che hanno avuto nelle mani lo scettro del comando, che non gioca a nostro favore: l'amministrazione di Napoli non dispone oggi di una grande reputazione spendibile. Sarebbe questo, allora, il punto chiave da proporre alla riunione delle due giunte: si può recuperare reputazione e si può davvero promettere, e mantenere l'impegno, di un nuovo inizio? Risposte in questa direzione valgono molto di più delle cento schede preparate per Romano Prodi, che la cronaca successiva ha reso rapidamente obsolete, come strumenti di governo.