Al museo Bagatti Valsecchi, in via Santo Spirito, meta di appassionati ma ai margini dei circuiti turistici di massa, sono rassegnati alla cronica carenza di fondi. Un po meno al Poldi Pezzoli. Dove si attende con ansia che lo stanziamento annunciato dallamministrazione diventi delibera: 108 mila euro. Ventimila in più rispetto al passato, certo, ma senza i quali sono a rischio gli stipendi di settembre. Il Planetario, al museo di Storia naturale, sopravvive tra un restauro che nessuno decide e i pochi euro da trovare per le lezioni destinate ai giovanissimi visitatori. Unincertezza che gli operatori confermano e gli uffici comunali smentiscono come possono. Proprio oggi il sindaco presenterà le nuove convenzioni con 18 teatri cittadini, per i quali il capitolo di spesa è cresciuto di 450 mila euro (dal milione e 200 mila euro di partenza). E lincertezza, forse, più che dai conti è alimentata da quella poltrona di assessore vuota da quattro mesi. Fatto che da solo, secondo lo scrittore Andrea Kerbaker, basta a «penalizzare Milano». Il consigliere del Pd, Pierfrancesco Majorino, rilancia: «Cultura trascurata, settore in sofferenza. È stato istituito un tavolo di otto saggi. Ma hanno tutti una loro attività, non possono certo diventare gestori della cultura». E sul congelamento di quella poltrona nel dopo-Sgarbi, Milano non smette di discutere. In prima linea gli ex titolari dellassessorato. «Lassessore a Milano ha una funzione specifica di regia tra le istituzioni culturali che sono già dei motori - commenta Stefano Zecchi, professore di Estetica alla Statale -. Un sindaco a Milano ha già tanto da fare. Un assessore è necessario. Tenendo conto della mole di impegni che hanno entrambi, non surrogabìlì luno rispetto allaltro». Più diplomatica, ma sempre in linea con la filosofia del full time job (lavoro a tempo pieno) dì Kerbaker, è la risposta di Salvatore Carrubba: «Questo sindaco attribuisce alla cultura un valore centrale. Mi sembrerebbe razionale che ci fosse un assessore. Non può che essere un lavoro a tempo pieno. In tutte le grandi questa figura cè». Il filosofo e opinionista Paolo Del Debbio ribadisce: «A Milano la cultura è fatta di molte istituzioni che vanno seguite giorno dopo giorno». Dalla sua, però, il sindaco trova un sostenitore come Philippe Daverio. «La cultura non è organizzare mostre. Nella fase pre-Expo la cultura ha il compito di preparare la città alla grande scadenza». Più che un assessore alla Cultura servirebbe, dice Daverio, un «coordinamento della cultura darea, che vada fino alla Villa Reale di Monza e a quella del parco delle Groane». Pensiero che Sergio Escobar, direttore del Piccolo, condivide: «Più che un assessore alla cultura serve un assessore alla città. La cultura è il settore più povero ma più politico di tutti. È il motore dello sviluppo. Non ha senso che il sindaco si occupi di gestione della città e lassessore alla Cultura sia la coscienza critica». Questo è avvenuto nellera Sgarbi. «Ma, siamo sinceri, si chiamava ipocrisia».